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2008 Novembre | No Tav Genova

Archive for Novembre, 2008

Cemento di Cosa Nostra? Strutture a rischio in tutta Italia

Venerdì, Novembre 28th, 2008

Adesso è qualcosa di più di un sospetto: la mafia odora d’asfalto. Sotto le autostrade, costruite con dosaggi di cemento inferiori a quelle previste dalle regole di sicurezza architettonica, e dietro alcuni palazzi edificati con mescole e strutture fuori norma, dal nord al dud d’Italia, potrebbero esserci i tentacoli di Cosa Nostra. A studiarne i movimenti, in un quadro definito «estremamente allarmante», è stata la Direzione distrettuale animafia di Caltanissetta, che giovedì ha ordinato l’immediato sequestro dei lotti 9 e 14 del tratto autostradale A31 di Valdastico, in provincia di Vicenza. Il provvedimento, notificato dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Caltanissetta, rientra nell’inchiesta su presunte attività illecite e infiltrazioni mafiose in seno all’Italcementi spa e nella controllata Calcestruzzi spa, entrambe di Bergamo, che hanno fornito, e forniscono, il cemento per realizzare importanti opere pubbliche a livello nazionale, come alcune linee della Tav e alcuni tratti autostradali…..leggi tutto su l’Unità

Grandi opere: le alternative ci sono!

Martedì, Novembre 25th, 2008

Dall’Intervista a Marco Cedolin su Luogocomune

…..Il TAV non risolve alcun tipo di problema, poiché non risponde alle esigenze della stragrande maggioranza dei viaggiatori e delle aziende che intendano spedire le merci tramite ferrovia. L’alternativa al TAV consiste nel potenziare il sistema ferroviario esistente, dotandolo dei sistemi di sicurezza dei quali è in larga parte privo, raddoppiando i binari laddove si viaggia ancora a binario unico, offrendo un servizio decente ai pendolari che rappresentano l’80% dei viaggiatori, rinnovando il materiale rotabile che versa in condizioni disastrose, investendo nel personale che è quantitativamente insufficiente (in questo modo si creerebbe anche quell’occupazione che il TAV non è in grado di offrire) riorganizzando gli scali merci al fine di rendere efficiente e competitivo il trasporto delle merci su ferro. Tutte operazioni concrete che determinerebbero uno scarso impatto ambientale ed investimenti contenuti se raffrontati a quelli dispensati per la costruzione del TAV. Ma chi gestisce il potere preferisce una grande opera che movimenti nelle proprie tasche altrettanto grandi capitali, poco importa se l’ambiente ne uscirà devastato, i pendolari continueranno a vivere la loro via crucis quotidiana, le merci continueranno a transitare sui TIR e le ferrovie licenzieranno 10.000 lavoratori nei prossimi 3 anni…..

Senza treni e pure senza orario: è emergenza pendolari

Domenica, Novembre 23rd, 2008

Comunicato stampa
19/11/2008

Legambiente: “Zero risorse in finanziaria per i servizi essenziali e per i nuovi treni Stato e Regioni investono sulla strade a danno delle ferrovie”

Lo Stato investe le briciole, le Regioni fanno altrettanto. Risultato: il servizio ferroviario pendolare è allo sbando. Alle carrozze vecchie e sovraffollate, ai ritardi e ai disagi che spesso caratterizzano il viaggio in treno dei pendolari si aggiunge ora il rischio concreto di veder tagliare diverse linee. Manca perfino il nuovo orario, quello che dovrebbe entrare in vigore il 14 dicembre e che per la prima volta Trenitalia non ha stampato perché tuttora non in grado di stabilire quali e quanti mezzi ci saranno a disposizione. Come è possibile che a fronte di un sostanzioso aumento della domanda pendolare, i servizi diminuiscano? Come si spiegano i quotidiani disagi di chi si muove in treno verso le principali città italiane?
Le ragioni le troviamo in un Rapporto di Legambiente presentato oggi a Roma nell’ambito della campagna Pendolaria. L’iniziativa ha visto, tra gli altri, la partecipazione dell’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, del Ministro dell’Ambiente del Governo ombra del PD Ermete Realacci, del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, degli assessori ai trasporti delle Regionali Campania Cascetta, Emilia Romagna Peri, Piemonte Borioli, e di decine di comitati pendolari da tutta Italia.
Sono 14 milioni le persone che, secondo il Censis, si spostano ogni giorno per motivi di lavoro o studio verso le principali città - un processo esploso negli ultimi due decenni e in rapida e costante crescita - eppure gli investimenti per il servizio ferroviario pendolare da parte dello Stato sono fermi da anni. Nella Finanziaria in corso di approvazione alla Camera mancano all’appello almeno 400milioni di Euro per garantire i servizi essenziali e scongiurare il taglio di linee frequentate da migliaia di persone ogni giorno. E’ stata perfino abolita la detrazione per gli abbonamenti al servizio pubblico introdotta dalla Finanziaria 2008. Stessa situazione sul fronte Regioni: l’ammontare degli stanziamenti per il servizio (ossia il contributo a Trenitalia o agli altri concessionari per avere più treni in circolazione) e per l’acquisto di nuove carrozze non arriva in nessun caso allo 0,4% del bilancio regionale. E’ un amara constatazione, il trasferimento dei poteri in materia alle Regioni, sta fallendo per mancanza di attenzioni e risorse. Inoltre sia lo Stato che le Regioni continuano a investire a vantaggio del trasporto su gomma: a differenza della spesa per il servizio ferroviario quella per le infrastrutture non è stata ferma in questi anni. Decine di miliardi di Euro sono stati stanziati per opere della Legge Obiettivo, e a leggere i dati di quanto e cosa è stato finanziato dal 2002 al 2008, sembra emergere una precisa strategia della mobilità: far crescere il traffico su gomma in Italia nei prossimi anni perché i finanziamenti da parte dei Governi che si sono succeduti in questi anni hanno premiato per oltre il 70% gli investimenti in strade e autostrade. E la discussione in atto proprio in questi giorni sulle priorità infrastrutturali vede ai primi posti il Ponte sullo Stretto - con 6 miliardi di euro di spesa previsti, cioè proprio quanto costerebbe il progetto annunciato e mai realizzato dei nuovi 1000 treni per i pendolari - le autostrade, l’Alta velocità ferroviaria. A mancare in quell’elenco sono proprio gli investimenti per le aree urbane e per il servizio ferroviario pendolare che evidentemente non sono considerati una priorità di intervento nazionale. Eppure, in un periodo difficile come questo, la possibilità di spostarsi utilizzando i mezzi pubblici potrebbe essere di aiuto per tante persone, con una diminuzione di spesa di circa 150 euro al mese (200 euro è la spesa stimata per chi si muove in auto, 40-50 per chi usa il servizio collettivo) che consentirebbe di vivere con un po’ più di tranquillità oltre che di migliorare sensibilmente la propria qualità della vita.
“La nostra mobilitazione vuole dare voce a un’alleanza di cittadini, associazioni, comitati che si battono per un interesse generale – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza –. In un periodo in cui sembrano venire al pettine i nodi di una crisi economica, energetica e climatica globale, un forte rilancio del trasporto ferroviario pendolare rappresenta una scelta lungimirante, che incrocia nuove domande, offre una risposta concreta ai bisogni dei cittadini e insieme guarda al futuro delle città italiane. Perché offre la possibilità a centinaia di migliaia di persone che oggi sono obbligate a muoversi in macchina di scegliere il treno, migliorando così la qualità della vita e diminuendo congestione e inquinamento urbano. Anche la riduzione delle emissioni di CO2, la realizzazione degli obiettivi del Protocollo di Kyoto e del nuovo Pacchetto Energia e Clima dell’UE al 2020 passano inevitabilmente dalla mobilità urbana come pure – conclude Cogliati Dezza - l’ambizione di avere condizioni di mobilità degne di un Paese moderno”.
L’Italia si sa, sconta anche le conseguenze del suo ormai leggendario ritardo infrastrutturale rispetto agli altri paesi europei. “ Ma attenzione – ha sottolineato Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente – perchè i ritardi rispetto agli altri Paesi europei non sono omogeneamente distribuiti. Le situazioni più gravi riguardano proprio le aree urbane e in particolare le metropolitane - dove, con soli 161,9 km (pari quasi alla rete della sola città di Berlino) siamo all’ultimo posto in valore assoluto – e le ferrovie suburbane, che contano in totale solo 582,4 km di estensione, pari a circa un terzo della rete esistente in Spagna e Regno Unito e ad un quarto di quella tedesca. Ecco allora come si spiegano le condizioni di disagio e di svantaggio rispetto ai colleghi europei dei pendolari italiani. E’ qui che si deve investire prioritariamente per recuperare i ritardi”.
Nessuno è esente dalle responsabilità per la situazione di crisi del trasporto ferroviario pendolare in Italia. Né Trenitalia che continua a guardare con un occhio di riguardo le tratte nazionali commercialmente più vantaggiose, né i Governi nazionali e regionali per come hanno investito, pochissimo, in questi anni sul trasporto ferroviario e invece finanziato strade e autostrade. Basti dire che la spesa regionale per le infrastrutture ha visto premiare nel periodo 2002-2008 per circa l’84% gli investimenti a favore delle strade, mentre alle ferrovie e alle metropolitane sono stati destinati rispettivamente il 10,57% e il 5,53% del totale. Tra le Regioni è la Toscana che spende di più per i pendolari rispetto al proprio bilancio (0,38%) ed è anche quella che con più continuità in questi anni ha investito per migliorare il servizio ferroviario pendolare con risultati positivi in termini di aumento della domanda, per cui si è passati da 165mila passeggeri trasportati nel 2000 a 225mila nel 2008. Se in generale si può dire che le risorse stanziate dalle Regioni siano ridicolmente basse o addirittura pari a zero, le situazioni più gravi appaiono quelle del Veneto, del Piemonte e del Lazio in cui vi è una rilevante domanda pendolare a fronte di investimenti pari allo 0,02 o 0,03 del bilancio. Tra gli esempi di spesa nei bilanci regionali utili a evidenziare la marginalità dell’investimento per il trasporto ferroviario poi, basti citare il caso della Sicilia, che ha stanziato quest’anno per migliorare il servizio, appena 8milioni di Euro, esattamente quanto ha elargito per la realizzazione di nuovi centri commerciali, e del Veneto, dove la spesa per le “iniziative di informazione, istruzione e culturali a favore dei veneti nel mondo” supera quella per i veneti nel Veneto che si spostano in treno.
E’ necessario – conclude il dossier di Legambiente – che il tema del trasporto pendolare entri nell’agenda delle politiche nazionali e segua alcune priorità di intervento per recuperare i ritardi. C’è bisogno di maggiori risorse: bisogna uscire dalla logica dell’emergenza per cui ogni anno si insegue la Legge Finanziaria per garantire il servizio e raggiungere un accordo pluriennale che permetta di programmare gli investimenti attraverso l’istituzione di un fondo nazionale per il trasporto locale, finanziato con i proventi di parte della tassazione sui carburanti; servono 1000 nuovi treni per i pendolari per rinnovare il parco rotabile e dare risposta a una domanda in costante aumento; bisogna spostare nei nodi urbani la voce maggioritaria della spesa per infrastrutture destinando il 50% della spesa nazionale per le opere pubbliche alla realizzazione di nuove linee di metropolitane, del servizio ferroviario pendolare, di tram; è necessario poi aprire un confronto con i cittadini che ogni giorno si muovono in treno quali interlocutori fondamentali di questa strategia di potenziamento del servizio, anche attraverso l’adozione di una carta dei diritti dei pendolari che fissi obiettivi di servizio, diritti dei cittadini utenti, condizioni minime di informazione, qualità, rimborso per disfunzioni e disagi.

L’Ufficio stampa

Viaggio nelle Ferrovie dello Stato - Puntata di Exit su La7

Venerdì, Novembre 21st, 2008

Le Ferrovie dello stato sono da qualche tempo al centro del dibattito mediatico. L’arrivo dell’alta velocità sulla Roma-Milano ma non solo; lentezza, sporcizia e ritardi sono le principali lamentele dei passeggeri.
Exit ha voluto compiere, attraverso un talk in studio e le video inchieste, un viaggio a tutto tondo nel mondo delle Ferrovie dello Stato.
In studio, ospiti di Ilaria D’Amico: Ing. Mauro Moretti, Amministratore Delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, On. Antonio Di Pietro, già Ministro delle Infrastrutture del Governo Prodi, On. Pietro Lunardi, del PDL, già Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del Governo Berlusconi, Giovanni Enrico Vesco, Assessore alle politiche dei Trasporti della Regione Liguria: inoltre in collegamento da Milano: Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, Prof. Marco Ponti, Economista dei Trasporti e Ordinario di Economia Applicata al Politecnico di Milano.

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Tav: Disastro idrogeologico in Val Susa

Mercoledì, Novembre 19th, 2008

No Tav. Appello per la manifestazione del 6 dicembre a Susa

Mercoledì, Novembre 19th, 2008

Il Movimento No Tav della Val di Susa ha diffuso questo appello per la manifestazione del prossimo 6 dicembre a Susa.
“Di nuovo in strada per non F.A.R.E. il Tav. Corte No Tav a Susa il 6 dicembre 2008. Ritrovo ore 14,30 Stazione FS.
Da mesi ormai le dichiarazioni di ministri e politici a favore della nuova linea Torino-Lione sono all’ordine del giorno: da chi minaccia di invadere la Valle con l’esercito, a chi vuole inviarci a breve le ruspe “dialogando”.
Il prossimo 6 dicembre manifesteremo a Susa per ribadire la nostra contrarietà a qualunque ipotesi di nuova infrastruttura ferroviaria nei nostri territori e allo sperpero del denaro pubblico (il nostro denaro) in qualunque opera inutile. Manifesteremo contro la mafia dei grandi appalti e delle opere pubbliche. Continueremo ad opporci a tutti i progetti devastanti per l’ambiente e la salute che sottraggono risorse preziose alla collettività a favore dei soliti noti. I recenti eclatanti tagli alla scuola pubblica sono solo il primo passo: per sostenere i costi elevatissimi di queste opere saranno necessari tagli altrettanto drastici alla sanità, alle pensioni, ad ogni servizio di pubblica utilità.
La Valle di Susa non è un corridoio di transito e non vogliamo che lo diventi in un futuro!
Non riteniamo ineluttabile l’aumento del traffico merci nei prossimi anni e, di conseguenza, non riteniamo giustificata l’ipotesi di costruzione di una nuova infrastruttura ferroviaria in un futuro molto prossimo (come proposto nel F.A.R.E). Pretendiamo, invece, il congelamento del traffico merci totale (ferroviario e autostradale) agli attuali venti milioni di tonnellate annui e ci opporremo alla realizzazione del raddoppio del tunnel autostradale del Frejus, anche se proposto in modo truffaldino come progetto di “galleria di sicurezza”.
Manifestiamo perché deve essere chiaro a tutti, a partire dagli enti locali fino alla Comunità europea, che dal 2005 non è cambiato nulla e che contrasteremo come allora con la pratica della non violenza ogni tentativo di sondaggio o inizio lavori. A chi come Berlusconi pensa di poter aprire i cantieri con l’uso della forza, ricordiamo che quando ci hanno provato nel 2005 sono usciti sconfitti dalla nostra valle e tutti sappiano che qui troveranno sempre la stessa determinazione. Vogliamo ricordarlo anche a chi come Prodi simula il dialogo per ingannare gli amministratori e dividerli dal movimento, con false promesse tese non a riqualificare il territorio ma a distruggerlo definitivamente: da qui non passerete, né ora né mai, perché il futuro è una cosa seria e non ci arrenderemo né a chi usa il bastone né a chi ci offre la carota.
A un certo punto di questa lotta coniammo lo slogan “Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!” e da lì ripartiamo, nella convinzione di riuscirci, nella certezza che tutti insieme possiamo farlo.
Partecipare al Corteo NO TAV il 6 dicembre a Susa è un atto concreto per difendere il tuo futuro.
NON ASPETTARE LA PROSSIMA MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO PER SCENDERE IN STRADA !!
MOVIMENTO NO TAV

Fonte: Carta

Liguria-Piemonte area sottosviluppata?

Martedì, Novembre 18th, 2008

Avrete forse sentito annunciare da Scaiola, Palenzona e Borioli in quel di Pozzolo, accanto ad alcuni sacchi di caffè, che “i cantieri per il Terzo Valico saranno operativi a breve”. Si sa che il caffè è un eccitante, ma non sapevo che offuscasse la mente. Non ci ripetiamo sulla assurdità di quest’opera e sulle alternative da noi proposte, ma ci limitiamo a far presente che non è affatto vero che il Terzo Valico è interamente finanziato per la cifra di 5 miliardi di euro. Tali certezze sono miseramente annegate nel mare della Bolla TAV-bond di cui si è persa ogni traccia. È pure finita nel dimenticatoio anche l’ipotesi dell’extra-gettito portuale. Del resto avevamo ridicolizzato già allora queste ipotesi presentate da dilettanti nelle questioni economiche. Ora ci tocca sentire Scaiola che ritiene indifferibile il Terzo Valico per consentire trasporti veloci (ma trasporto di che cosa visto il forte calo di merci nel porto di Genova - e poi cosa c’entra la velocità con un sistema organico di trasporti su ferro !?). Poi si inneggia alla Slala, questo organismo succhiasoldi che è incapace di affrontare un minimo di realistica ed effettiva innovazione nel settore dei trasporti, ignorando l’esistente e vaneggiando di buchi e bruchi ovunque. Le Ferrovie non hanno alcuna intenzione di rimetterci e non scuciranno un euro visto che (lo hanno dichiarato loro) i proventi futuri dell’eventuale Terzo Valico non riusciranno a coprire neppure il 15% dei costi e che quindi è assurdo finanziarlo. Vediamo le ultime barzellette che ci raccontano con faccia seria e compunta. La BEI (Banca europea per gli investimenti) tirerà fuori 14 miliardi di euro. Balle !. La Bei ha risposto all’Italia, che la tirava per la giacca, di presentare un elenco di infrastrutture da realizzare e ha ricevuto un lungo elenco che comprende anche la Torino- Lione, il Mose di Venezia, la Salerno -Reggio Calabria e altre, fra cui il Terzo Valico. Non ha dato alcuna risposta per ora e soprattutto nella documentazione della Bei non appare alcuna cifra e quindi i 14 miliardi sono una pura invenzione. L’altra storiella riguarda i soldi che arriveranno dalla FAS. Di che si tratta ? Fas sta per Fondi per le aree sottosviluppate. Sono gli stanziamenti per le zone sottosviluppate del Mezzogiorno, già deliberati e dai quali si pretenderebbe di stornare un terzo del totale per il Terzo Valico. A parte che occorre verificare se sono stanziamenti virtuali o reali, cosa diranno le regioni del sud alle quali verrebbero imposti tagli feroci ad opere pubbliche quali, tra l’altro, l’ammodernamento delle linee ferroviarie della Sicilia?

Comitati Scrivia

Matteoli rilancia il terzo valico e ‘disegna’ i porti

Martedì, Novembre 18th, 2008

«Presenterò in consiglio dei ministri un provvedimento di riforma della portualità, tenendo conto di ciò che non ha funzionato nella legge ‘84». La conferma alle indiscrezioni che da settimane si rincorrono negli ambienti dello shipping, arriva direttamente dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli durante l’ audizione in Commissione Trasporti della Camera, in cui rispondendo a una domanda del parlamentare Pdl Sandro Biasotti, annuncia l’ imminente apertura dei cantieri del terzo valico ferroviario….leggi tutto

La Tav e il concetto di democrazia del premier

Martedì, Novembre 18th, 2008

Vittorio Agnoletto*,   06 novembre 2008

Berlusconi continua a mostrare i muscoli nei confronti di chi, democraticamente, esprime il proprio dissenso rispetto a scelte, per altro scellerate, dell’esecutivo. Vuole mandare l’esercito làddove esiste da anni un grande movimento che ha sempre agito in modo assolutamente nonviolento e determinato per difendere il proprio territorio: la val Susa
Ha iniziato mandando l’esercito a Napoli, a sedare le proteste dei cittadini durante l’emergenza rifiuti mai risolta. Ha proseguito con i militari nelle grandi città, per poi continuare con i carabinieri nelle scuole, a denunciare giovani che stanno dando vita a un movimento serio e pacifico per garantirsi il diritto allo studio e a un futuro decoroso per l’istruzione pubblica.
Ora vuole mandare l’esercito làddove esiste da anni un altro grande movimento che ha sempre agito in modo assolutamente nonviolento e determinato per difendere il proprio territorio: la val Susa. Berlusconi continua a mostrare i muscoli nei confronti di chi, democraticamente, esprime il proprio dissenso rispetto a scelte, per altro scellerate, dell’esecutivo. Sembra proprio che il premier voglia trasformare la nostra Costituzione in carta straccia e fare dell’Italia uno Stato di Polizia, dove qualunque tipo di parere non allineato al governo verrà represso con la forza.
Le minacce lanciate l’altroieri a Milano dal Presidente del Consiglio contro i cittadini della val Susa troveranno sicuramente una forte, democratica e pacifica risposta nella manifestazione che i valsusini stanno organizzando per il 6 dicembre.
Lo stesso giorno, esattamente tre anni fa, Berlusconi provò a piegare la valle con l’esercito e allora fu sconfitto dall’opposizione della popolazione. La Val di Susa è un grande esempio di democrazia «dal basso»: sono state raccolte in valle oltre 30.000 firme contro l’Alta Velocità e migliaia di cittadini (tra i quali anche chi scrive), aderendo alla campagna «Compra un posto in prima fila», hanno acquistato un terreno nei luoghi che il governo vorrebbe espropriare per costruire il tunnel lungo oltre 50 chilometri.
È inoltre assolutamente inaccettabile che in piena crisi economica il governo voglia buttare 20 miliardi di euro (soldi pubblici, ndr) per costruire la Tav. Perché - è bene ricordarlo - ad oggi non esiste ancora un progetto definitivo per il tracciato da presentare alla Commissione europea e si chiedono soldi, liquidi all’Europa per procedere sulle fasi di studio e indagine.
Nello stesso giorno in cui Berlusconi si è nuovamente pronunciato a favore di un eventuale uso della forza in Val di Susa, si è infatti tenuta al Parlamento europeo la riunione periodica della Commissione Trasporti sullo stato dell’arte dei diversi progetti prioritari Ten-T.
Per quanto riguarda il disegno della linea futura, abbiamo avuto una nuova conferma che «il tracciato ottimizzato - sviluppato sulle basi del lavoro dell’Osservatorio - dovrà essere ora sviluppato nelle successive fasi di studio e indagini con il concorso finanziario dell’Unione Europea». Sul fronte dei finanziamenti, i ministri Altero Matteoli e il francese Jean-Luis Borloo hanno appena inviato una lettera al Commissario Tajani per tentare di sostanziare i contenuti per cui il contributo europeo è stato concesso e deliberato. Il motivo? Fare cassa, e al più presto, visto che tale somma non verrà erogata in un’unica soluzione, bensì per tappe di avanzamento dei singoli lavori e studi.

*eurodeputato Prc/Sinistra Europea

Fonte Aprileonline