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2009 Maggio | No Tav Genova

Archive for Maggio, 2009

MEGACONVEGNO A GENOVA PER IL TERZO VALICO

Domenica, Maggio 31st, 2009

UN PROGETTO FALLIMENTARE CON COSTI LIEVITATI DEL 700%

- Si chiamava un tempo TAV Milano-Genova, poi TAV Genova - Milano con gobba a ponente, poi TAC Milano-Genova, poi Terzo Valico, un anno fa la Pechino-Genova-Rotterdam-New York (in cui noi - indigeni liguri iriensi - inserimmo anche Rigoroso e Tortona). Ora, in occasione della Conferenza strategica di Genova di qualche giorno fa, è diventata “Mare Nostrum - mare Septentrionale” oppure “Corridoio 24 Genova-Rotterdam” e anche “Ponte fra due mari”.

Pare proprio che non siano privi di immaginazione i componenti della banda del buco, esattamente in misura pari alla mancanza di lucidità nelle analisi e di volontà a operare nell’interesse della collettività e non delle proprie tasche.

- Vediamo di far luce sui pesanti silenzi di un convegno voluto, in piena campagna elettorale per le elezioni europee, dal vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani.

La realizzazione del Terzo Valico dei Giovi - i cui costi dal luglio 1992 sono lievitati del 700%, che presenta un costo di realizzazione (5.200 miliardi di euro per 54 km di linea) dieci volte superiore a quello delle linee ad AV francesi o spagnole, e che avrebbe una gestione in perdita che obbligherebbe lo Stato a coprire l’85% dei costi di esercizio - non è un buon biglietto da visita per l’Italia in Europa, né un buon investimento per il nostro Paese in un periodo di crisi così acuta.

- Questo progetto non ha beneficiato dei finanziamenti europei decisi nel 2007 per le reti di trasporto transeuropee (TEN-T), che vengono concentrati in primo luogo sulle tratte transfrontaliere. Certo altri Stati si sono dichiarati favorevoli al trasporto merci da Genova a Rotterdam via treno, ma il Terzo Valico Genova-Tortona è invenzione nostra e non ha ricevuto dall’Europa neppure un centesimo. È buona cosa passare dalla gomma ai binari, ma a questo fine bastano e avanzano i cinque valichi già esistenti e decisamente sottoutilizzati

- Anche il WWF ricorda che “quest’opera, pensata originariamente per il fallimentare collegamento ad AV Milano-Genova ed ora inserita nel Progetto 24 per collegare Genova a Torton (54 km di linea), costa circa 5.200 milioni di euro: il 700% in più di quanto era stimato nel 1992 per la realizzazione dell’intera linea ad AV Milano-Genova, che presentava uno sviluppo di 127 km e un costo stimato al 1992 attorno ai 3.100 miliardi di lire. Il costo a km della nuova linea è, quindi, di 94 milioni di euro circa, dieci volte superiori a quelli applicati in Francia sulla linea ad AV Parigi-Lione (10,2 mln/km) e in Spagna sulla linea ad AV Madrid-Siviglia (9,8 mln/km)”.

- Il tutto per realizzare una linea “in perdita”. Infatti nel maggio 2004 è stato redatto un Piano finanziario di fattibilità da parte di RFI SpA che dimostra come “il canone per il pagamento degli interessi e la restituzione del capitale (.) sarà coperto solo per il 15% dei ricavi di mercato, cioè dalla vendita delle tracce dei treni per gli operatori ferroviari; per il restante 85% dovranno intervenire di anno in anno, le casse del Tesoro”. Quindi non solo tutti noi dovremo sborsare una cifra enorme per un’opera inutile e dannosa, ma anche i nostri figli pagheranno anno dopo anno i forti disavanzi e ciò per foraggiare imprese e banche che non ci mettono nulla di proprio se non l’insaziabile appetito di profitti enormi e senza rischio.

- Il Terzo Valico dei Giovi nelle intenzioni dei progettisti sarebbe stato giustificato se il Porto di Genova avesse generato un traffico di 5 milioni di teus (container da 20 piedi), mentre oggi 2009, dopo 17 anni dalla presentazione del primo progetto, il Porto di Genova movimenterà probabilmente poco più di 1.500.000 teus.

Riprendendo un nostro vecchio ragionamento lapalissiano e basandoci su una affermazione di Luigi Merlo in occasione del convegno genovese (”Non più del 10% delle merci esce da Genova tramite binari”) ricaviamo quanto segue. Solo il 60% delle merci prende la via verso nord (quindi 900.000 teus) e di questi solo il 10% via treno (quindi in definitiva solo 90.000 container!!!)

- Il WWF Italia ricorda che “le linee attualmente in servizio dal Porto di Genova (due linee storiche dei Giovi e la Voltri-Ovada) hanno una grande capacità residua e potrebbero consentire di trasportare, senza quasi senza nessun intervento, 3.523.000 teus. Se si potenziassero le linee al servizio del porto di Genova (a cominciare dal raddoppio della Voltri-Ovada) si potrebbe arrivare facilmente a circa 4 milioni e 700 mila teus. Nel complesso la rete ferroviaria ligure, utilizzando appieno la Savona-Torino e completando il potenziamento della Pontremolese (La Spezia-Parma), potrebbe consentire l’instradamento verso il Nord e Centro Europa di 9 milioni di teus”.

Senza Terzo Valico c’è quindi una disponibilità superiore di cento volte alle necessità attuali e di dieci volte in più rispetto all’ipotetico miracolo di muovere tutto ciò che arriva a Genova caricandolo su treni merci.

Sono dati lampanti e quindi, per quanto riguarda l’Italia, la parte appenninica del corridoio 24 è già pronta, senza necessità di buttare soldi per i convegni passerella di Genova e senza che quel poveretto (nel senso che non deve proprio essere consapevole di quanto sia buffa questa sua pervicacia) di Luigi Grillo mettesse la sua faccia bonacciona a suggello del 38° annuncio dell’imminente avvio dei lavori per il Terzo Valico.

- Per quanto ci riguarda vorremmo ricordare al signor Franco Monteverde, presidente della Maona, che ci considera evaporati, le nostre precise proposte (risalenti al 1995).

* La priorità spetta al servizio pendolari e quindi anziché avvilupparsi in progetti evanescenti si pensi a quanto sta avvenendo nel settore passeggeri con un servizio sempre più scadente per il 96% degli utenti e, ad esempio in Liguria, con l’ulteriore soppressione di una decina di convogli giornalieri a partire dal 14 giugno.

* Per il trasporto merci che vorremmo potenziare al massimo (al convegno di Genova non una parola per disincentivare il trasporto su gomma e potenziare nel concreto il materiale ferroviario)

* Il Governo italiano farebbe bene ad investire innanzitutto sulla linea Pontremolese (Parma-La Spezia), che è la vera linea di collegamento sul versante tirrenico tra il Sud e il Nord-Nord Est d’Italia e verso il Brennero, eventuale supporto al valico dei Giovi

* Completare finalmente il raddoppio della Genova-Ventimiglia

* Intervenire sul nodo di Genova

* Raddoppiare la Voltri-Ovada-Alessandria (individuata a suo tempo dall’Europa come free way per le merci)

* Costruire la bretella di collegamento tra il “camerone” di Borzoli e le due linee storiche dei Giovi già esistenti, per i collegamenti verso Milano

* Quadruplicare la tratta Tortona-Voghera.

A margine di questo commento vi propongo alcune riflessioni

- Il sottosegretario Roberto Castelli da una parte ha ricordato un aspetto che viene sempre bellamente glissato: “La Corte dei Conti non approva alcuna opera CIPE se non esiste la totale copertura finanziaria e quindi non c’è alcuna approvazione visto che il Governo avrebbe stanziato 900 milioni di euro a fronte di una spesa di 5.200″. Nello stesso tempo ha detto alcune assurdità del tipo “Faremo una legge ad hoc per superare le resistenze della Corte dei Conti”, oppure “Spalmeremo i finanziamenti nel corso degli anni a venire, importante è iniziare”. Sappiamo tutti cosa comporta questo procedere con lavori a pezzi : disastri ambientali, maggiorazioni enormi dei costi, manna dal cielo per le imprese, ponti a metà e opere che si perdono nei prati.

- Si persiste a ribadire che il Terzo Valico funzionerà per il trasporto passeggeri e quello delle merci, quando da anni si sa benissimo che ciò è impossibile.

- Unica voce critica quella dell’amministratore delle ferrovie Mauro Moretti, il quale ha ricordato che occorre prima fare opere interne nel porto, ove non esiste un sistema di binari degno di questo nome; disincentivare il trasporto su gomma (suscitando le ire di Uggé della Federazione autotrasporti italiana) per trasferire una parte delle merci sui vagoni ferroviari; modificare la gestione non buona del porto di Genova poiché il rischio è che la nuova linea funzioni soprattutto per trasportare in Italia merci da Rotterdam e non il contrario. Ha concluso dicendosi d’accordo con il corridoio 24, ma nello stesso tempo ha raggelato l’uditorio del Ducale non spendendo manco una parola a favore dell’opera “Terzo Valico”.

- Negli ultimi tempi Berlusconi si è dimenticato del ponte di Messina e ha tirato in ballo per ben tre volte il Terzo Valico al quale assicura tutti i finanziamenti necessari. Luigi Grillo promette che l’emergenza terremoto non toglierà nulla a quando destinato al Cociv-Impregilo per l’esecuzione dell’opera.

- A proposito di Cociv ricordiamo a Castelli che non esiste affatto una ditta che ha vinto un appalto, ma solo un general contractor che si era auto aggiudicato il compito di progettare, finanziare il 60% dell’opera, eseguire e infine controllare se stesso e tutto questo con una decisione governativa del 31 dicembre 1992, esattamente il giorno prima della esecutività della legge sulla partecipazione di qualsiasi ditta europea agli appalti per grandi opere. Castelli, tra l’altro afferma che queste opere sono “fredde” ossia devono essere pagate interamente dallo Stato perché i privati non le considerano appetibili. Ma veramente non era affatto questo il giochetto iniziale, assai ben riuscito in precedenza con le autostrade (pagate dallo Stato e finite tutte in mano ai privati).

- Sempre il signor Monteverde, presidente Maona, in un suo sproloquio in cui invita a brindare alla imminente apertura dei cantieri, accenna alla possibilità di scaricare le rocce delle gallerie in val Lemme e in particolare nella vecchia cava Cementir (probabilmente aveva già brindato per conto suo e con abbondanza).

Infine, a concludere, una considerazione mia personale.

Mi trovavo qualche giorno fa in una camera d’ospedale a Monza con altri tre operati: uno proveniente da Marsala, un pugliese e uno di Lecco. In questi casi si fa amicizia e si chiacchiera su mille argomenti. È saltato fuori il racconto del viaggio in treno da Marsala a Monza, un’odissea! Il pugliese, ex ferroviere, tira fuori il treno ad alta velocità sul quale non c’è particolare entusiasmo ma un po’ di ammirato stupore per le prestazioni in velocità. Ne abbiamo parlato per una decina di minuti e ho offerto alcuni spunti, del tipo

come va il trasporto merci, serve a tutti o ha una utenza per solo il 4% dei passeggeri, il disastro del servizio pendolari, non è vero che la TAV libera binari e sveltisce il resto del traffico; i costi enormi; i debiti che si aggiungono ai danni della crisi e che quindi paghiamo tutti noi; che per fare gli interessi di grosse imprese che foraggiano alcuni partiti e personaggi si sta distruggendo il sistema pubblico nel settore scuola e sanità e che quindi chissà se i nostri figli avranno a disposizione strutture gratuite di altissimo livello come la chirurgia oculistica di Monza, ecc. ecc.

Ebbene ho notato che con una informazione per nulla difficile, per di più priva di considerazioni etiche o ambientaliste, erano tutti consapevoli che l’Alta Velocità non è certo il toccasana del rilancio della nostra economia. Per farla breve, ecco perché sui giornali mai appare la posizione di chi è contrario o ha controproposte, mai ti invitano a dire la tua per avere più opinioni su cui riflettere. Le nostre motivazioni sono chiare e incisive e allora cosa si fa per addormentare le coscienze e spegnere i cervelli con la schiuma della indifferenza?

Basta non dare alcun spazio ad argomentazioni che disturbano gli avvoltoi dell’economia e suscitano dubbi, emozioni e prese di posizione da parte della comunità sempre più considerata come informe massa da anestetizzare e manipolare a piacimento.

CHIEDO SCUSA PER LA LUNGHEZZA DEL PEZZO, ma sinceramente un mondo in mano a Berlusconi, Castelli, Luigi Grillo e company mi indigna.

Antonello Brunetti
Comitati Scrivia

L’Assemblea di Arquata

Mercoledì, Maggio 20th, 2009

Giovedì 14 maggio nella sala Soms di Arquata si è tenuto un convegno degli ambientalisti sui temi del Terzo Valico. Il gruppo arquatese ha organizzato uno spettacolo costituito da immagini, di canti, di scenette e soprattutto di brani letti. Ricordo in particolare quanto fatto da Gianni Repetto, Andrea Santoro, Stefania Pezzan e altri. Spezzoni di documenti sul disastro del Mugello, su quanto avvenuto in val di Susa, sugli aspetti inquietanti della vicenda Terzo Valico. Poco prima della conclusione sono stati inseriti due interventi di Stefano Lenzi del WWF nazionale e di Antonello Brunetti dell’AFA. In questa occasione sono stati forniti gli ultimi dati sulle vicende economiche, sulle procedure CIPE e Corte dei Conti, sui costi pazzeschi, sui bluff dei vari Grillo, Rotondi, Scaiola e company, sul traffico portuale che si è ridotto fortemente nel giro di 18 mesi e che soprattutto nel settore trasporto merci via treno (dati recentissimi di “Sole 24 ore”) è crollato del 50% (- 14% su automezzi) per cui dai previsti 5 milioni di teu da trasportare a Rotterdam via treno siamo alla miseranda quota di circa 100.000 container via treno in direzione nord.
A conclusione di questa breve informativa vorrei offrirvi uno dei brani letti, un bellissimo pezzo di Maurizio Pallante sulla DECRESCITA

La decrescita
C’è un mito che, nell’ultimo secolo, ha fondato l’immaginario sociale e che, ancora oggi, costituisce il sottofondo comune delle ideologie politiche moderne, sia di destra che di sinistra: è il mito della crescita. Questa credenza, cui è connessa l’idea di uno sviluppo illimitato, ha portato con sé le parole d’ordine della massimizzazione della produzione, dei consumi e dei profitti fino a consegnarci all’attuale religione del mercato globale. Posti di fronte alla percezione dei limiti sociali ed ecologici dello sviluppo, del degrado indotto dalla mercificazione della vita, della crescente conflittualità internazionale attorno alle risorse naturali crediamo che, per imboccare sentieri davvero alternativi, sia necessario rimettere in discussione il mito fondativo della nostra società, la crescita. Se per decenni abbiamo combattuto con tutte le nostre forze contro la povertà, oggi ci rendiamo finalmente conto di dover invece mettere in discussione la nostra ricchezza, il nostro modello di benessere. Riscopriamo così un tema antico, e al tempo stesso di grande attualità, il tema dei limiti, o più propriamente, della “giusta misura”.

- La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata;
- rispetto del passato;
- consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione;
- indifferenza alle mode e all’effimero;
- attingere al sapere della tradizione;
- non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale;
- non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso;
- distinguere la qualità dalla quantità;
- desiderare la gioia e non il divertimento;
- valorizzare la dimensione spirituale e affettiva;
- collaborare invece di competere;
- sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione;
- rifiutare la logica dei tempi ristretti al massimo e della velocità, al fine di consentire a ciascuno di noi di fermarsi ed esaminare la propria coscienza su ciò che si sta facendo e su ciò che sarebbe meglio fare per il bene nostro e della collettività;
- avere dei modelli di vita come l’Elzéard Bouffier il protagonista del libro di Giono “L’uomo che piantava alberi”.

La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ricollochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.

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