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Gli espropri della T.A.V. | No Tav Genova

Gli espropri della T.A.V.

DAVIDE63FAL ha inviato il seguente testo, assai utile per capire il dramma di coloro che si trovano coinvolti in prima persona contro i potentati delle Grandi Opere

Sono passati sei anni da quando la TAV ha espropriato della mia casa, anche noi nel 1992 quando si iniziò a parlare della Tav nel nodo di Bologna ci siamo organizzati in un comitato, eravamo solo 200 persone, ossia quelle veramente interessate al rischio di abbattimento delle case. Io purtroppo la casa ce l’ho rimessa come altri della mia via. A BORGO PANIGALE. Quest’anno sono entrato in possesso della casa che ha sostituito quella demolita, ma quante sofferenze e quanti accidenti. Ho ipotecato venticinque anni della mia vita per rifarmi di ciò che mio padre mi aveva lasciato. Anch’io nel 1998 ho provato con altri pochi del mio quartiere a dire no alla Tav. Volevo essere trattato come un cittadino che perde una cosa di sua proprietà, con una giusta logica ed un equo trattamento. Ho dovuto lasciarla a tutti i costi alla cifra che loro hanno stabilito, pena l’essere messo in mezzo ad una strada con la forza pubblica, con l’applicazione della legge sull’esproprio, cioè un terzo della somma stabilita e un tempo di tre mesi per cercarmi una casa dove mettermi in affitto.
Il nostro comitato di Bologna si è sgretolato di riunione in riunione 200, 150, 100, poi i 50 che hanno perso la casa nel Quartiere di Borgo Panigale a Bologna, unica zona della città dove la nuova linea passa in superfice . Prima che il Sindaco di Bologna VITALI firmasse il protocollo d’intesa con le ferrovie per il nodo di Bologna, in tante riunioni avevamo avuto rassicurazioni che nessuno sarebbe comunque entrato in casa nostra con la forza, ci sarebbe stato spazio utile per le trattative, avremmo avuto assistenza dal Comune e un’area del quartiere riservata alla ricostruzione e tante altre rassicurazioni.
Ci dicevano che la linea passava a monte della vecchia sede, poi a valle, poi di nuovo a monte. Fatto sta che nel 1997, dopo un mese che mi ero sposato, un sabato all’ora di pranzo mi sono trovato dei giornalisti di tre quotidiani ed il capo quartiere che mi comunicavano che casa mia sarebbe stata abbattuta dalla linea del treno veloce. Bel modo di venire a conoscenza che la mia vita sarebbe cambiata. Almeno me lo avesse comunicato il Comune! No, invece l’ho saputo dai giornalisti. Questi si sono ben guardati dal riferire la mia reazione e le mie parole: pareva quasi che io fossi felice di sacrificarmi per un’opera così bella!
Che rabbia vedere la foto sul giornale della propria casa, una delle poche che erano state ristrutturate non più di quindici anni prima.
Anticipati da una lettera raccomandata con data e ora e obbligo di presenza nell’abitazione, scortati dalla polizia municipale, ho dovuto fare entrare in casa tecnici della Italferr nel 1998, a luglio, un legale, un architetto e due ingegneri. Secondo la comunicazione avrebbero solo rilevato le misure dei locali per valutare l’entità di un eventuale esproprio. Tempi tecnici di almeno quattro o cinque anni, i primi che avevano firmato non avevano ricevuto neanche una lira in quanto erano già finiti i soldi degli espropri nella zona di Bologna.
Il 12 luglio del 1999 ho dovuto rassegnarmi ad essere l’ultimo della tratta di Bologna che non aveva ancora firmato la propria condanna, dal giorno successivo se non avessi firmato sarei stato assoggettato all’esproprio in base alla legge di Napoli, cioè un terzo dell’offerta e dal 12 ottobre sarei stato comunque in mezzo alla strada con sgombero dell’abitazione con forza dell’ordine. Sono padre di famiglia con due anziani in casa, con un figlio allora di 14 mesi ed uno che doveva nascere. Dopo tre mesi ho comunque dovuto piegare la testa e dire anche grazie.
Il 17 novembre del 1999 casa mia ed altre sono state rase al suolo; l’unica mia soddisfazione è stata che la casa ha resistito anche alla macchina: non ne voleva sapere di crollare del tutto, ne hanno dovuto mettere una più potente.
La cosa incredibile fu che, dopo tante promesse venne fuori che per avere l’indennizzo del danno e i soldi per la ricostruzione delle nostre case nel nostro quartiere, dovevamo essere un gruppo di almeno otto famiglie, come era previsto dal PROTOCOLLLO D’INTESA CON LE FERROVIE E IL COMUNE DI BOLOGNA. Per avere un lotto di terra dove ricollocarci nell’ambito del quartiere dovevamo essere in otto famiglie interessate..
Grazie ad un legale con le palle spigolose, anche se si trattava di una donna, siamo riusciti ad avere ragione contro il Comune che in quel periodo si rimangiava tutte le promesse precedenti (non a caso dopo il VITALI è venuto il GUAZZALOCA) e ad avere almeno una zona di ricollocazione. Solo per questo sono passati due anni, quasi altri due per le licenze per ricostruire le case abbattute .
Abbiamo patito per sei anni fuori casa e quello che abbiamo dovuto subire per rifarci quello che era già di nostra proprietà lo sappiamo solo noi. Ho dovuto ipotecare 25 anni della mia vita con una banca per farmi un mutuo per ricostruire quello che era già un mio diritto, visto che con i soldi presi dalla TAV alla fine abbiamo acquistato il terreno, pagato il notaio ,fatto la progettazione, pagato gli oneri di concessione, con pochissimo sconto, pagate le urbanizzazioni primarie. Alle fondamenta del piano dei garage i soldi erano già finiti… e senza contare circa sei anni di affitto che ho dovuto pagare per non essere in mezzo ad una strada.
Credeteci o no, da allora sono cresciuto ben 33 chili di peso, e a quarantadue anni mi trovo col diabete e devo prendere una pastiglia ogni volta che mangio.
Questa è la storia di uno che ha subito sulla pelle la Tav. Quanto ai lavori sono iniziati SOLO a metà del 2002, sono stati sospesi per circa un anno , sembra che forse vadano a finirli nel .. ..non si sa. Si sa solo che certe vie sono chiuse al traffico, come recitano alcuni cartelli, dal giugno 2002, pare ormai una eternità. Il quartiere è diventato una cosa invivibile grazie alle code che si formano in continuazione a causa dei cantieri e la chiusura contemporanea di svariate vie e punti di collegamento nevralgici per la normale viabilità, ma qui, di questi PECORONI nessuno protesta!
È proprio vero: all’italiano basta dare calcio, e f..a che non capisce più niente. Il rimpianto che molti adesso hanno è quello della unione che c’era all’inizio, unica arma per difenderci dalla prepotenza e dalla strategia delle ferrovie nel disgregarci. Ora ognuno si occupa degli affari suoi e quindi quelli fanno ciò che vogliono e quando ti capita di subire prepotenze non c’è più nessuno che ti dia una mano.
Alla firma dal notaio con la Tav c’era il delegato regionale che per un’ora non ha fatto che sbattermi la sua felicità in faccia: ero l’ultima pedina che mancava per completare l’acquisizione del nodo di Bologna.
Fate vedere al mondo intero che non si può sempre calpestare il diritto alla vita del pubblico cittadino il quale serve allo Stato ed ai politici solo nel momento del voto e del pagamento delle tasse, poi chi si è visto si è visto!
Come si dice da noi arrangiet. Viva il popolo con le palle e che tiene duro !!!
Fate girare tra gli amici, caso mai alla fine la volessero far fuori si tratterebbe di abbattere 1200 alloggi se mi ricordo bene…