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LE PROPOSTE DEGLI AMBIENTALISTI
1. - Premesse
1.1 Sulla Valutazione di Impatto Ambientale
Prima di sviluppare qualsiasi studio di impatto ambientale
relativamente ad un'opera occorre conoscerne il grado di
necessità e di
urgenza. È determinante conoscere quale impatto
può essere accettabile
relativamente al beneficio che da tale opera ne deriverebbe.
Se un'opera infatti produce un pesante impatto e non ne viene
dimostrata l'urgenza o la necessità, il bilancio
costi-benefici a
carico della comunità risulta pendere dalla parte dei costi:
così
l'opera non si fa, o se ne rimanda l'esecuzione.
Un metodo di analisi costi-benefici ritenuto molto valido dalle moderne
teorie economiche, detto "Modello Misham" e che consiste nella
"Internalizzazione degli effetti esterni prodotti da un evento
economico su livello di benessere degli individui interessati" prende
in esame quanto un evento economico (tipo autostrada o ferrovia)
interessa un certo numero di individui, cambiandone lo stato o il
livello originario di benessere.
Si valuta quanti individui guadagnano in benessere e in quale
quantità
( numero di variazioni compensative positive, o VC+) e quanti perdono e
in quale quantità ( numero di VC-) e poi si fa la somma
algebrica del
numero e dell'entità delle VC e si determina il Beneficio
Sociale
Residuo (BSR) che può essere di segno positivo o negativo.
Per cui quando un'opera è osteggiata da un numero rilevante
di persone
(per lo più riunite in comitati e associazioni) il modello
Misham è
disegnato dal numero delle persone contrarie all'opera e
dall'intensità
della loro partecipazione alle decisioni: è proprio il caso
dell'opera
in esame.
Inoltre di ogni opera è necessario analizzarne le
alternative, qualora
esse, a parità di risultato offrano un impatto ambientale
minore. Tali
alternative possono essere di progetto o di opzione. Le alternative di
progetto presuppongono un progetto diverso (o un percorso diverso)
della medesima opera, purché produca un minor impatto.
Le alternative di opzione invece presuppongono una diversa scelta sugli
interventi da fare: che possono essere anche radicalmente diversi
dall'opera considerata (ad esempio l'ammodernamento e il potenziamento
delle strutture esistenti) purché raggiungano lo stesso
scopo
dell'opera in esame.
Le alternative di opzione includono anche l'opzione zero che significa
la non fattibilità dell'opera (Corrado Carrubba - Il Codice
dell'Ambiente - Introduzione alla Valutazione di Impatto Ambientale)
Infine la normativa europea prevede la VIA Strategia, come strumento
per valutare gli impatti cumulativi e sinergici di più
progetti che
insistono sullo stesso territorio e per rappresentare un quadro di
riferimento informativo e di valutazione per la VIA dei singoli
progetti. Si tratta di una valutazione applicata a livello
più alto,
cioè di Piano, e una possibile soluzione per intervenire su
impatti che
non sarebbero risolvibili a livello di progetto.
Le aree del basso alessandrino attraversate dal Terzo Valico sono
già
oppresse da una serie infinita di strutture e infrastrutture (centri
commerciali, viabilità di accesso, nuove autostrade,
svincoli, rotonde,
caselli autostradali, inceneritori, ecc. ) in un susseguirsi di
progetti e realizzazioni che si sovrappongono su un territorio
paurosamente ristretto (si arriva a spianare le colline) riducendo,
fino ad annullare, ogni minimo spazio naturale: una VIA Strategia
sarebbe più che indispensabile.
1.2 Sulle scelte ambientalmente sostenibili
Esistono nella definizione di sviluppo sostenibile tre principi
fondamentali che prenderemo in esame nella presente stesura.
1.2.1 Lo spazio vitale dell'uomo. Qui l'elemento "natura" riveste
uno dei ruoli fondamentali sia dal punto di vista sociale che per
quanto riguarda l'appagamento psicologico, lo sviluppo della
personalità, di una sana morale etica, ecc. ecc.. La
periferizzazione
degli anni 60 è stata la principale responsabile del disagio
giovanile
di quei tempi: e, d'altra parte, non è bello vivere in mezzo
al cemento
e ai containers.
1.2.2 Ogni opera che comporti una pressione negativa sull'ambiente deve
essere necessaria al punto tale da poter bilanciare, per la
collettività, il disagio generato: ogni rinuncia ha un suo
costo e a
questo conto occorre sommare (o moltiplicare) il costo delle rinunce
all'ambiente delle generazioni che verranno. Un ambiente
irrimediabilmente perso (come le pendici del monte Rollino qualora
l'Arquata Cementi dovesse aprire la cava) o una risorsa persa (le acque
del Rollino o le acque di rigoroso a seguito dei lavori del Terzo
Valico) è perso per sempre, e nessuno in futuro
potrà mai fruirne.
1.2.3 Ovunque sia possibile è meglio il recupero
dell'esistente
piuttosto che l'occupazione e la cementificazione di nuovi spazi per
nuove strutture. Abbandonare il vecchio per costruire il nuovo
significa sacrificare nuovo spazio e nuove risorse in un territorio
già
estremamente compresso (come nel nostro caso). Nella fattispecie il
Terzo Valico (TV) passerebbe in un corridoio dove esiste una delle
più
alte densità infrastrutturali di tutta Italia: in una
striscia larga
dai 12 ai 20 chilometri ci sono già due autostrade e tre
linee
ferroviarie. È per questo motivo che da 12 anni i vari
progetti
dell'Alta Velocità continuano a rimbalzare da un percorso
all'altro.
Pertanto, se esistono già così tante
infrastrutture trasportistiche non
è meglio cercare di agire sull'esistente ( recupero,
ammodernamento,
potenziamento, ecc.) piuttosto che farne una nuova e opprimere
ulteriormente questo già esiguo spazio ?
1.3 Sulle Merci
Negli anni dal 1998 al 2002 la crescita totale delle merci movimentate
nel porto di Genova è stata pari al 3,28% annuo (nel 2002
è stata solo
dello 0,9%). Tale crescita, se costruita su un grafico ad assi
cartesiani, presenta una linea caratterizzata da un forte balzo
nell'anno 2000 e poi da una stasi orizzontale che definisce una curva
mediana tendente ad appiattirsi sull'orizzonte.
Negli stessi anni la crescita della movimentazione di TEU (contenitori
da 20 piedi) si attesta su una media del 5,25% e si può
raffigurare
anch'essa su assi cartesiani come una linea che sale notevolmente
nell'anno 2000 per tendere ad una crescita lenta, fino ad una stasi
orizzontale: infatti il 2002 è stato caratterizzato da una
crescita dei
traffici di TEU del porto di Genova pari allo 0,3% rispetto all'anno
precedente.
In un esame obiettivo tali raffigurazioni non depongono per un aumento
(anche minimo) dei traffici, ma per una loro stasi.
Tuttavia proviamo ad analizzare il trend di crescita ignorando i
grafici cartesiani, bensì come si trattasse di un incremento
costante
negli anni: ossia come se la linea rappresentata dai grafici fosse una
retta verso l'alto.
Consideriamo però solo il dato della crescita totale delle
merci,
poiché la crescita dei TEU, anche se potrà rubare
ancora qualche quota
di mercato ad altri modi di condizionamento delle merci,
dovrà
inevitabilmente appiattirsi su quello che è il trend di
crescita totale.
Pertanto 1.531.254 TEU del 2002 che subiscono un incremento del 3,28%
annuo, posizionati sugli scenari adottati dallo Studio Trasportistico
del progetto in esame, diventeranno i seguenti (x mille):
- nel 2006 ( anno di prevista saturazione delle linee storiche): 1.741
- nel 2010 (scenario a breve termine): 1.981
- nel 2012 (anno di messa in esercizio delle gallerie del S. Gottardo):
2.144
- nel 2013 (scenario a medio termine): 2.183
- nel 2020 (scenario a lungo termine): 2.736.
1.3.1 previsioni di crescita delle merci
Tuttavia esistono alcuni criteri generali che in qualsiasi ragionamento
di previsioni a lunga scadenza andrebbero meglio approfonditi.
È
sbagliato ritenere (come fa lo studio trasportistico) che l'andamento
della crescita dei trasporti possa essere rappresentata con la stessa
percentuale di crescita del Prodotto Interno Lordo.
1.3.1.1 Se si dovessero analizzare i fattori che compongono il PIL ci
si accorge quale peso sempre più preponderante abbiano i
consumi soft
(I beni dematerializzati cui fanno spesso riferimento eminenti
economisti mondiali, tra i quali anche gli italiani G.Ruffolo ed
E.Gerelli) ossia i consumi che non hanno massa o hanno un peso di gran
lunga inferiori ai loro contenuti di informazione (basti pensare ai
CD). È finita l'era delle incudini e si avvicina l'era
dell'informazione. Anzi, gli stessi consumi informatici dovrebbero
ridurre (se non annullare) le distanze delle relazioni. Infine la
dematerializzazione dei bisogni è sicuramente in corso, ma
deve essere
incentivata e favorita proprio ai fini della conservazione delle
risorse materiali.
1.3.1.2 Non si può sperare che la capienza dei mercati di
beni
materiali sia infinita. La saturazione dei mercati oggi ci viene
testimoniata proprio dalla crisi di uno dei più importanti
beni di
consumo: l'auto. Tuttavia esistono anche altri elementi (positivi o
negativi che siano) che ci fanno credere ad un calo dei consumi
materiali:
- la forbice in espansione fra i paesi ricchi e i paesi poveri: la
quale, qualora si riuscisse a trovare la soluzioni per richiuderla, ci
fa comunque pensare ad un tipo di sviluppo diverso dal nostro e non
impostato esclusivamente sui consumi e sul PIL.
- la scarsa natalità di chi è oggi in grado di
consumare senza ritegno grandi quantità di merce: i ricchi.
1.3.1.3 Non si può sperare che le risorse siano infinite. Da
noi, ad
esempio, la risorsa "spazio" si sta esaurendo ad un ritmo sempre
crescente. I grandi centri commerciali che invadono la pianura (e oggi
anche la collina) sia quella compresa fra Novi e Serravalle, che il
territorio della "Fraschetta", soprattutto fra Pozzolo e Alessandria,
non solo comprimono lo spazio, ma distruggono sia le risorse agricole,
sia le risorse idriche della falde superficiali; inoltre renderanno
più
pericolosi i fiumi, esaltandone il carattere torrentizio. La tendenza
ad una rarefazione delle risorse dovuta principalmente alla produzione,
alla distribuzione e al consumo delle merci dovrà
inevitabilmente
creare una mutazione negli elementi costitutivi del PIL a favore dei
consumi a minor impatto: e tale mutazione si ripercuoterà
sui trasporti
delle merci che saranno di massa inferiore, o nulla.
E si ritorna pertanto a ragionare, in relazione alla
sostenibilità
ambientale delle scelte, che è indispensabile, prima di
qualsiasi
decisione operativa:
valutare la reale necessità dell'opera in relazione al suo
impatto sulle risorse;
valutare le alternative di recupero dell'esistente in relazione alla
maggiore riduzione delle risorse che un'opera nuova potrebbe comportare.
2. Una architettura a rete dei trasporti fra la Liguria e il Nord
O sarebbe meglio dire fra il sistema Tirrenico e il Nord d'Italia
passando per la Liguria.
Infatti tra la Liguria, il Nord e l'Europa non esistono solo Genova e
Milano, ma tre porti, (o 4 se vogliamo anche includere Imperia-Oneglia)
e 5 valichi appenninici, cui fanno da corona 8 valichi alpini.
A nostro avviso è assurdo pensare ad un sistema ferroviario
a imbuto
dove tutti i traffici, da Ventimiglia, dalla Tirrenica, da Savona, da
La Spezia, da Genova e diretti verso la pianura Padana e i valichi di
tutto l'arco alpino debbano passare per forza nel corridoio Genova -
Tortona ( e Milano).
Riteniamo più logico un sistema a ventaglio (o a rete) dove
ciascun
porto origine - destinazione di traffici diventa funzionale al valico
appenninico che gli consente istradamenti più brevi ( senza
escludere
comunque gli altri valichi in caso di necessità).
Oggi si ragiona in termini di trasporto intermodale, inteso come
concorso e coordinamento di più e diversi vettori (aereo ,
nave,
treno). Esso interviene sulle vecchie strutture portuali,
ridisegnandone strutture e compiti e presupponendo una seria e rigorosa
pianificazione dei programmi integrati di sviluppo e di gestione. La
rivoluzione dei container, ad esempio, obbliga ad una programmazione
dell'offerta dei trasporti veloci che, invece di indicare un solo
percorso e/o una sola modalità, valuti, sulla base del
calcolo
costi/benefici, diverse scelte di percorso, di tipo di trasporto o di
vettore.
Quindi emerge una nuova funzione di transito dei porti liguri ( La
Spezia,Savona, Genova e Imperia), il cui livello di efficienza e
convenienza dovrebbe essere direttamente proporzionale al modo in cui
le strutture viarie e ferroviarie saranno adeguate e potenziate e al
modo in cui i programmi di sviluppo e razionalizzazione saranno
armonizzati fra di loro.
L'impatto sul territorio sarà certamente minore; la
diffusione degli
interventi sarà più efficace nel soddisfare la
tendenza in atto verso
la dispersione territoriale delle linee di desiderio (in direzione
della domanda porta a porta); sarà più facile
l'integrazione fra nuovi
interventi e rete attuale; una migliore e più razionale
distribuzione
dei traffici servirà ad evitare l'accumulo sui punti
più critici del
sistema (il nodo di Milano); sarà possibile sviluppare una
potenzialità
di trasporto superiore alla linea di Terzo Valico (TV).
Invece di seguire questa logica, la FS SpA e il Cociv, nel progetto di
massima per il TV, pur di giustificare con i grandi numeri l'esigenza e
l'economicità di una linea Genova - Tortona, non intendono
privilegiare
la pianificazione e la realizzazione di un efficiente sistema regionale
integrato di trasporti.
Ancora oggi, dal levante e dal ponente ligure, si riversa sull'unica
direttrice di valico Genova-Ronco Scrivia-Arquata Scrivia, la
stragrande maggioranza del traffico di tutti gli scali portuali liguri:
su 110 - 140 treni merci, 50 - 60 sono in entrata o uscita dal porto di
Genova, 30 - 40 da e verso La Spezia e Livorno, 30 - 40 da e verso
Savona e oltre.
Questi dati confermano l'anomalia nazionale che vede l'80% del traffico
ferroviario concentrato sul 20% della rete.
Ciò comporta da parte delle istituzioni pubbliche
l'abbandono
sistematico o la sottovalutazione dei progetti di adeguamento e
potenziamento (già definiti nei dettagli esecutivi
all'inizio di questo
secolo) della rete ferroviaria regionale esistente e delle direttrici
di valico che servono i porti di Savona e La Spezia nei loro
collegamenti con il Piemonte e l'Emilia Romagna.
Dagli atti del convegno "L'intermodalità terrestre: linee
guida per il
trasporto intermodale strada - ferrovia " Freight Leaders Club, Milano,
ottobre 1995, si legge quanto segue:
"... l'offerta, sia nazionale che internazionale, appare fortemente
concentrata su pochissime relazioni e su pochissimi nodi, spesso
già
critici. La diffusione dell'offerta su maggiori risorse fisse dovrebbe
essere perseguita attivamente, cercando di usare istradamenti
alternativi e di sviluppare nuove relazioni di traffico ...".
Pertanto vediamo più logico programmare il sistema dei
trasporti dal
Sud al Nord attraverso la Liguria nel modo che descriveremo in seguito.
2.1 Le merci che hanno origine e destinazione (OD) dal sistema
Tirrenico ( gli scali della linea più i porti di Livorno,
Civitavecchia, Napoli, Salerno, Gioia Tauro) interessano
prioritariamente la linea Pontremolese, i cui lavori dovrebbero essere
conclusi entro il 2005. In modo particolare la Pontremolese
è
funzionale ai trasporti che interessano i valichi del nord-est (Villa
Opicina, Gorizia, Tarvisio) e al corridoio multimodale Tirreno -
Brennero ove sono previsti sia il rinnovamento della linea Parma
-Verona che il quadruplicamento della linea da Verona verso l'Austria.
Inoltre la Pontremolese è certamente la via più
breve e più logica per
raggiungere gli interporti di Brescia, Verona, Bologna, Parma, Mantova,
ecc.
2.2 Le merci che hanno OD da Ventimiglia e dal porto di Savona trovano
il più breve collegamento con Modane attraverso la Savona -
Torino. Ma
anche verso Alessandria e verso Novara e i valichi di Domodossola e
Luino la via più breve passa per S. Giuseppe di Cairo. La
linea
Ventimiglia - Genova nel 2008 potrà raddoppiare la
capacità dagli
attuali 90 treni al giorno a 180 grazie agli interventi sui tratti
ancora a binario unico. Sulla Savona - Cairo sono in corso interventi
tecnologici e, per superare il problema della pendenza di alcune tratte
lo Studio Trasportistico prende in esame l'inoltro con doppio
locomotore. La linea è interamente a doppio binario tranne
un breve
tratto a binario singolo tra S.Giuseppe e Ceva (20 chilometri circa).
Non si comprende perché non prevedere il raddoppio di quei
20
chilometri che ne aumenterebbe notevolmente la potenzialità
su Torino e
su Modane. Lo Studio Trasportistico invece ritiene importante tale
linea solo fino alla zona industriale del retroterra savonese
trascurandone invece le sue notevoli potenzialità al
servizio del
traffico proveniente da Ventimiglia e da Savona e in direzione dei
valichi e degli interporti del nord-ovest. Così, per
dimostrare la
necessità del TV viene ancora una volta accantonata ogni
seria proposta
dei ammodernamento dell'esistente.
2.3 Le merci che hanno OD da Ventimiglia, da Savona e dal porto di
Voltri per Alessandria, Novara, i valichi di Domodossola, di Modane e
il Sempione (ma anche Pino e il Gottardo) possono usufruire (e
già in
parte lo fanno) della Genova - Ovada, considerate dall'Unione Europea
una Free-way per le merci containerizzate (ossia una linea privilegiata
per i trasporti verso l'Europa - vedi riquadro).
Da "Orizzonti" - ottobre 96: "La linea Genova- Ovada-Acqui, a partire
dal prossimo anno sarà interessata da interventi di
adeguamento per la
connessione con la bretella ferroviaria al servizio del porto di Voltri
(l'allacciamento avverrà a Genova-Borzoli). L'attivazione
è prevista
entro il 1998 e consentirà di smaltire i crescenti traffici
di
container HIGH-CUBE provenienti in particolare dal Sud-Est Europeo e
diretti al Nord Europa".
Da "Orizzonti" - novembre 96: "Il 19 febbraio 96 sono stati approvati
gli interventi per il completamento dell'elettrificazione e il lavoro
di adeguamento a sagome della linea Novara - Domodossola- Iselle(per il
Sempione)e quelli per l'adeguamento delle infrastrutture per il
trasporto intermodale della linea Genova-Ovada-Alessandria-Novara,
autorizzando il supero di 60 miliardi rispetto a quanto già
deliberato,
necessario per consentire, tra l'altro,la libera circolazione del
materiale svizzero di trazione".
2.4 Le merci con OD nel porto di Genova possono usufruire della doppia
linea dei Giovi che con opportune modifiche e con gli adeguamenti ed
ammodernamenti in corso e in programma può ancora acquistate
una
notevole potenzialità residuale, come vedremo in seguito.
Questa è la sintesi di un progetto di istradamento dei
traffici del
Nord-Ovest d'Italia che riteniamo più logico al fine di
evitare
congestioni e spreco di territorio.
Vediamo ora quali sono le potenzialità residue delle linee
prese in esame.
3. Le potenzialità dei valichi appenninici della Liguria
Nell'analisi della potenzialità delle linee di valico
appenninico
terremo conto della possibilità di utilizzo di una doppia
trazione per
quei tratti di binario di notevole pendenza (sulla Genova-Arquata via
Busalla e sulla Savona-S.Giuseppe di Cairo nel tratto Savona-Altare).
Occorre evidenziare che nello Studio Trasportistico in esame rileviamo
una forte contraddizione rispetto a quanto hanno sempre affermato le
dirigenze delle FS: ossia che il TV "servirebbe a far passare treni da
50 carri".
Lo studio invece assume per le merci convenzionali un riempimento medio
di circa 400 tonnellate a treno e per i treni intermodali 35 TEU
carichi per treno, per un peso (stimato da noi come nel riquadro che
segue) di 518 tonnellate a treno.
Infatti, considerando che mediamente un TEU pesa 8,8 tonnellate e
considerando la tara di 11 carri a 4 assi (carri tipo S15 in grado di
caricare 3 TEU) più uno a 2 assi (in grado di caricarne 2)
otteniamo un
peso lordo di 518 tonnellate a treno
Lo studio considera altresì al 2020 un miglioramento
progressivo delle
portate in grado di formare treni da 42 TEU, che significa 620
tonnellate lorde per treno.
In questi casi avremo formato non treni da 50 carri, bensì
treni da 12 carri, oppure, in prospettiva futura, da 14.
Allora una delle principali motivazioni per cui sarebbe necessario un
nuovo valico con pendenza inferiore alle linee storiche per consentire
il passaggio di treni più lunghi viene a cadere
perché il nodo di
Genova consentirebbe di fare solo treni da 12 o da 14 carri !!
4. Le due linee dei Giovi
Secondo le previsioni del documento "Nodo di Genova - Linee Guida",
allegato al "Protocollo di accordo tra il Ministero dei Trasporti, la
Regione Liguria, la Provincia e il Comune di Genova, le FS SpA e la TAV
SpA per la definizione del nuovo assetto dei trasporti ferroviari del
Nodo di Genova", gli interventi sulle linee Torino - Genova e
Succursale dei Giovi "...unitamente alla realizzazione di un sistema
centralizzato per la gestione del traffico sulle linee del nodo,
consentiranno incrementi di potenzialità dell'ordine del 25%
sulle
linee di valico...". I treni che oggi percorrono le due linee Genova -
Arquata sono 275; la potenzialità delle due linee
è pari a 340 treni.
Pertanto, se ci atteniamo alle stime delle tabelle fornite dalle FS e
riprese nello studio di Tartaglia e Zambrini, ci accorgiamo che sulla
Genova - Arquata Succursale e sulla Genova - Arquata via Busalla,
esiste oggi ancora una potenzialità residua di 65 treni (
prima di
arrivare alla saturazione). Il 25% di incremento di
potenzialità,
stimato dal documento sul "Nodo di Genova", porta la
capacità delle
linee a 425 treni al giorno. Questo porterebbe la
potenzialità residua
complessiva delle due linee di valico a 150 treni in più al
giorno nei
due sensi di marcia prima di arrivare alla saturazione.
Ipotesi di incremento di tracce sulle linee di valico dei Giovi a
seguito interventi programmati dalle FS.
Il documento "Nodo di Genova: linee guida", allegato al "Protocollo di
accordo" del Ministero dei Trasporti, stima un aumento di
potenzialità
delle due linee, a seguito degli interventi di adeguamento e
banalizzazione in corso, pari al 25%. Pertanto potremmo tradurre tale
stima in un incremento di potenzialità di tracce calcolato
come di
seguito:
0 Genova - Arquata Succursale
0.1 Potenzialità attuale 200 treni/d +25% di incremento =
250 treni/d
Impegno attuale 180 treni/d
Potenzialità residua 70 treni/d
1 Genova - Arquata via Busalla
1.1 Potenzialità attuale 140 treni/d +25% di incremento =
175treni/d
1.2 Impegno attuale 95 treni/d
Potenzialità residua 80 treni/d
Considerando pure che una linea, quando supera l'80% delle sue
potenzialità si dice che raggiunga il "livello di
criticità", possiamo
stimare che le due linee hanno comunque la capacità di
portare
"comodamente" ancora 65 treni: 20 sulla succursale e 45 sulla via
Busalla. Tuttavia se considerassimo le frequenti soppressioni di treni
che si aggirano sul 20 - 30% del movimento giornaliero, ritorneremmo ad
una potenzialità residua di circa 150 treni, senza sfiorare
il livello
di criticità.
Esiste, sulla Genova-Arquata Via Busalla, un problema di portale dovuto
alla pendenza della linea che non è da sottovalutare, pur
essendo,
comunque, ovviabile, con la stessa tecnica che lo studio trasportistico
in esame propone di adottare sulla Savona-Cairo.
Questa linea ha una portata ridotta nel tratto Genova
Pontedecimo-Busalla, dove un locomotore 633 (non si prende in esame il
636 perché è vergognoso vederlo ancora girare
sulle nostre rotaie) può
tirare al Massimo 410 tonnellate.
In questo caso, considerata la brevità della tratta, si
può ovviare (e
già si fa con i treni che trasportano il ferro dell'Ilva)
con una
doppia trazione per aumentare la portata a 820 tonnellate,
corrispondente a 18-19 carri da 45 tonnellate lorde.
Pertanto la via Busalla accetta trasporti da 54-57 contenitori TEU per
treno, con una quantità di merce, al netto del peso del
carro, che
oscilla dalle 486 alle 513 tonnellate a treno)
La via Genova-Arquata via Mignanego-Ronco ha delle portate massime
consentite di 880 tonnellate (si parla sempre di loc. 633,
perché
sarebbe assurdo, visto che stiamo discutendo di alta
velocità, fare
delle valutazioni su vecchie tecnologie) utili per un treno da 19/20
carri (57-60 TEU per 513-540 tonnellate a treno).
Si può concludere stimando che una potenzialità
residua di 150 treni al
giorno porterebbe ad un incremento di TEU/anno in origine -destinazione
da e per il porto di Genova (abbiamo considerato 280 giorni operativi
come nello studio preliminare) pari a 2.452.000 unità
nell'ipotesi
migliore, e 1.722.000 nell'ipotesi peggiore (considerando anche che non
venga utilizzata la doppia trazione nella via Busalla).
Assumendo che la modalità su ferro debba almeno trasportare
la metà dei
traffici del porto (come nello studio preliminare ) nella peggiore
delle ipotesi esaminate la saturazione delle due linee dei Giovi si
raggiunge nel 2027 e, nell'ipotesi migliore (ma decisamente
prudenziale) nel 2039.
Ma questo solo a titolo di esempio, perché non abbiamo
ancora tenuto
conto della potenzialità residua della
Voltri-Ovada-Alessandria (vedi
il punto 5).
Sulle linee dei Giovi sono stati fatti dei lavori (alcuni ancora in
corso) che non vengono ancora utilizzati nella loro effettiva
potenzialità (basti osservare la ruggine sui binari del
salto del
Montone di Arquata).
Sono interventi compatibili sia dal punto di vista ambientale che
economico. Si teme, dai tagli inferti sui bilanci delle FS e dalla
ripartizione degli investimenti Italferr, che questi lavori possano non
andare a termine, proprio per lasciare i soldi a progetti poco utili
come il Terzo Valico.
4.1 Il "Salto del Montone", realizzato fra il 1986 e il 1995 ad Arquata
Scrivia. Tale opera, costata circa 26 miliardi dovrebbe permettere a
seconda dei flussi di traffico, l'istradamento dei treni da e per
Genova sulle direttrici Torino e Milano.
4.2 La "Banalizzazione" delle linee "Torino-Genova" e "Succursale
dei Giovi", realizzata tra il 1986 e il 1995. Tale opera è
costata nel
tratto Arquata-Genova circa 16 miliardi permetterebbe di utilizzare sia
in un senso di marcia come nell'altro lo stesso binario
(banalizzazione), dovrebbe servire a "moltiplicare", attraverso le
"marce parallele", le possibilità di impegno delle attuali
linee
ferroviarie che, tramite il "Salto del montone", sono state rese
intercambiabili. La potenzialità delle linee dei Giovi
potrebbe essere
ulteriormente amplificata (rispetto ai dati sopra esposti) se i binari
della linea a maggiore acclività (la via Busalla) fossero
usati solo
per merci in discesa, oppure in salita per TEU vuoti.
4.3 L'adeguamento alle norme della nuova sagoma "cinematica"
internazionale della linea Torino-Genova e della Succursale dei Giovi.
Tali lavori (difficili da quantificare in termini economici in quanto
spezzettati in molti interventi) consistiti nel rimuovere tutti gli
ostacoli fissi al fine di permettere il transito ai nuovi trasporti
merci (grandi containers) dovrebbero rendere le linee menzionate
"appetibili" alle nuove esigenze del traffico.
5. La Voltri - Ovada Alessandria
5.1 Stime di potenzialità della linea relative al trasporto
di TEU
Attualmente viaggiano sulla linea Genova-Ovada 16 treni viaggiatori e
15 merci ordinari ed è previsto in orario il passaggio di 12
treni
straordinari, per un totale di 43 treni.
Sulla Ovada-Genova 16 viaggiatori e 12 merci straordinari.
In relazione alla prestazione dei locomotori attualmente in esercizio e
considerando un trasporto di container su carri S15 con un peso lordo
di 45 tonnellate si desume quanto segue:
Un locomotore 633 può portare 20 carri con 60 contenitori e
540 tonnellate di merce al netto del peso del carro.
Un locomotore 652 porta 21 carri con 63 contenitori e 560 tonnellate di
merce.
In seguito ai lavori di adeguamento previsti su tale linea potremmo
attribuirvi una capacità di trasporto pari a quella di una
linea a
semplice binario (considerando altresì che il tratto
Mele-Campoligure è
già a doppio binario), ossia 90 treni al giorno.
Pertanto attribuiremo alla Genova-Ovada-Alessandria una
potenzialità
residua di 19 treni (90 meno i 71 treni previsti oggi in orario),
più
12 straordinari che potrebbero essere utilizzati per il trasporto dei
containers. In totale avremo circa 30 treni in più da
mettere al
servizio del porto di Voltri e di Genova.
Attenendoci, quindi, alla stima prevista possiamo concludere che 30
treni al giorno sulla Genova-Ovada-Alessandria potranno soddisfare una
domanda di trasporto OD in entrata e in uscita, compresa fra i 1.800 e
i 1.900 contenitori al giorno: ovvero da 504.000 e 530.000 contenitori
all'anno.
Sommando le due potenzialità residue, (doppia linea dei
Giovi e
Voltri-Ovada-Alessandria) abbiamo da un minimo di 2.226.000 a 2.982.000
TEU che potrebbero far fronte alla domanda del porto di Genova (qualora
questa continuasse a crescere con un incremento costante - ma
più
nessuno del mestiere osa ammettere questo) fino agli anni,
rispettivamente 2035 e 2044.
Crescerebbe notevolmente tale potenziale in caso di raddoppio per le
tratte ancora a binario unico.
5.2 Raddoppio della linea Voltri-Ovada-Alessandria
Vista l'importanza che riveste tale linea per il porto di Voltri e per
un eventuale trasporto di High-Cube e visto che già sette
chilometri
della tratta Genova-Ovada, peraltro in galleria (Galleria del
Turchino), fra Mele e Campoligure, sono a doppio bianrio, tale
intervento dovrebbe assumere carattere di priorità. Va
inoltre
rimarcata l'importanza che la Voltri-Ovada riveste al servizio del
futuro interporto di Alesssandria e la sua importanza "internazionale"
(è una free-way europea) di accesso alla
Novara-Domodossola-Sempione-Lotschberg, presentando così i
vantaggi di
una maggiore prossimità alle zone di destinazione dei
traffici e di una
migliore integrazione con il sistema dei valichi alpini.
La linea del Sempione è una delle più importanti
per i traffici
internazionali in quanto la Svizzera prevede altresì di
costruire entro
il 2004 il tunnel di base del LOTSCHBERG: 37 chilometri di galleria per
una durata complessiva dei lavori di 6 anni.
In caso di raddoppio la potenzialità della linea potrebbe
salire a
140/200 treni al giorno (a seconda dei lavori che vi si vogliono fare).
La linea è oggi impegnata da 71 treni. Anche evitando di
prendere in
considerazione che 24 di queste tracce sono treni straordinari,
pertanto saltuari, e lasciando pur perdere le frequenti soppressioni,
che su statistiche giornaliere (vedi modelli M42) ne aumenterebbero
notevolmente la potenzialità, la linea sarebbe in grado di
ospitare
ancora da 70 a 130 treni/giorno per un trasporto annuo di containers in
entrata e in uscita pari a 1.176.000-2.293.000 TEU. Il che porterebbe
la potenzialità di offerta per il porto di Genova
(considerando che
alla ferrovia si vuole assegnare il 50% dei trasporti) all'anno 2044
nell'ipotesi peggiore e al 2059 nella migliore con una vasta gamma di
situazioni e di ipotesi che viaggiano in quest'arco di tempo.
5.3 Le opere in corso
5.3.1 La "Bretella" di collegamento del Porto di Voltri con la
Genova-Ovada.
Tale bretella, permetterà l'uscita veloce del traffico merci
dal porto
di Voltri ed, in un primo momento, l'istradamento dei treni sulla
Genova- Ovada; quindi, con ulteriori lavori di allaccio, anche sulla
Succursale dei Giovi. Il porto di Voltri potrà
così aprirsi sulla
pianura padana sia tramite Alessandria, sia tramite Arquata. Inoltre,
collegando la bretella alla Succursale dei Giovi, nelle due direzioni
si avrebbe la possibilità di istradarvi i convogli per il
ponente
liberando così l'attuale linea litoranea fino a Voltri che
potrebbe
essere prevalentemente dedicata ai convogli regionali ed urbani.
5.3.2 L'adeguamento della linea alla nuova sagoma "cinematica"
internazionale.
Tali lavori, assolutamente necessari per una linea che in Europa viene
considerata privilegiata, saranno funzionali all'istradamento dei
contenitori a sagoma grande (high-cube).
6. La Savona - Torino
6.1 Il raddoppio fra S. Giuseppe di Cairo e Ceva
Tale intervento realizzerebbe il potenziamento di un valico importante
al servizio del porto di Savona, creando un'alternativa su Torino,
Modane oppure Novara e il valico di Domodossola. Potrebbe anche
interessare il Comune di Millesimo, importante centro della Valle
Bormida. Attualmente la linea Savona-S. Giuseppe di Cairo è
percorsa da
32/33 treni viaggiatori, 8-9 merci ordinari e ha la
possibilità di
contenere 36 merci straordinari. Il raddoppio del tratto fino a Ceva
potrebbe aumentarne la potenzialità di tracce su Torino per
il Valico
di Modane. Inoltre la linea interconnette a S. Giuseppe di Cairo con la
Acqui-Alessandria che permette l'istradamento dei treni sulla
Novara-Domodossola-Sempione. Pertanto non è da trascurare la
sua
importanza per il porto di Savona in quanto la Savona S.Giuseppe di
Cairo svolge un servizio su due importanti direttrici di traffico
internazionale: la Torino-Modane e
l'Alessandria-Novara-Domodossola-Sempione.
Le portate dei treni sulla Savona S. Giuseppe di Cairo
Il tratto più impegnativo lungo la via Altare si trova tra
Savona e
Altare con 500 tonnellate di prestazione per un locomotore 633. Quello
a maggior pendenza nella via Ferrania, tra Savona e Ferrania, impegna
un 633 con 580 tonnellate di portata massima.
In questi casi, data la scarsa lunghezza delle tratte a maggior
pendenza, una doppia trazione (se ci fossero locomotori e personale
disponibile) potrebbe raddoppiare le portate e, considerando un peso
lordo medio per carro di 45 tonnellate, consentire il transito a treni
composti da 22 a 26 carri a 4 assi (66 a 78 contenitori TEU per 594
-702 tonnellate di merce).
6.2 Il raddoppio delle due tratte in salita fra Savona e San Giuseppe
di Cairo.
Tale intervento porterebbe la potenzialità della linea a 300
treni al
giorno (150 sulla via Altare e 150 sulla via Ferrania) i quali,
raggiunto S. Giuseppe potranno essere istradati o verso Alessandria o
verso Torino. Oggi le due tratte sono coperte da un impegno di 155
treni ( di cui, comunque, ben 72 sono "straordinari merci"). Pertanto
avremmo una potenzialità residua delle due tratte di circa
145 treni
pari ad una capienza di trasporto annuo fino a San Giuseppe di
2.900.000 TEU nel caso non si utilizzasse la doppia trazione, oppure di
5.800.000 nel caso di utilizzo della doppia trazione.
A S. Giuseppe l'instradamento può avvenire o verso
Alessandria (per
Novara, Domodossola e il Sempione) o verso Torino 8per Modane.
La linea diventa ancora più interessante a seguito degli
interventi previsti per il porto di Savona.
L'Autorità portuale di Savona ha individuato una serie di
interventi di potenziamento delle strutture portuali:
Si parla di terminal Multipurpose per poter accogliere navi
più grandi
Terminal rinfuse solide per navi di grande pescaggio
Terminal Ro-Ro
Sono previsti collegamenti a mezzo treni Shuttle tra il porto e i
parchi del retroterra.
7. La linea Parma-La Spezia (Pontremolese)
7.1 Il raddoppio e il previsto potenziamento della linea
La linea collega La Spezia con Parma, l'Emilia, la pianura Padana e il
valico del Brennero. È stata oggetto di recenti opere
infrastrutturali:
galleria Serena e nuova stazione di Aulla. In seguito le opere furono
abbandonate perché ritenute "troppo care" da Lorenzo Necci e
quindi per
mancanza di finanziamenti (quegli stessi finanziamenti che, viceversa,
venivano a quei tempi promessi a piene mani per la faraonica AVF).
Con l'entrata in funzione del Terminal di Santo Stefano Magra e il
Piano Operativo Triennale dell'Autorità Portuale, (ove si
prevede, fra
gli altri interventi, l'adeguamento dei collegamenti ferroviari con lo
scalo di S. Stefano Magra)il porto di La Spezia assume ancora
più
importanza.
E di conseguenza diventa importante anche la linea che gli è
più congeniale: la Parma-La Spezia (detta Pontremolese).
Il raddoppio della linea consentirebbe ulteriori progetti di
ampliamento del porto e dell'interporto e alcuni interessanti
collegamenti su linee da ammodernare e potenziare: verso Brescia,
Verona, Brennero e i valichi di Nord-Est.
Inoltre la linea Pontremolese interessa oggi la direttrice Tirrenica,
influendo positivamente sull'attuale configurazione dei traffici
Nord-Sud e sulla loro integrazione con i sistemi portuali interessati.
Sulla linea passa oggi il corridoio Ti-Bre ossia il collegamento
privilegiato dal sistema Tirrenico al Brennero. La linea rappresenta il
miglior collegamento tra i valichi alpini del Nord-Est e i porti di
Livorno Civitavecchia, Napoli, Salerno, Gioia Tauro e Cagliari.
Secondo il "libro Bianco sul Trasporto delle Merci in Italia", nel
'91 la sola provincia di La Spezia era responsabile del 50% del volume
di traffico merci in uscita dalla Liguria e del 56% del volume in
entrata. Inoltre il porto di La Spezia movimentava nel 94 il 24% degli
sbarchi e il 47% degli imbarchi liguri grazie ad un notevole incremento
che dall'86 al 94 si attestava su livelli decisamente superiori agli
incrementi ottenuti dal porto di Genova: per gli sbarchi l'11,3% di
incremento contro il 5,4% di Genova, per gli imbarchi il 91% di
incremento contro il 32% di Genova.
Inoltre, mentre nel porto di Genova la percentuale delle merci
mobilitate dalle FS era il 4,4% degli sbarchi e l'11,7% degli imbarchi,
nel porto di La Spezia tale percentuale si elevava, nel 93, al 31% del
volume del traffico portuale e a 1/3 dell'intero interscambio
ferroviario tra la Liguria e il resto d'Italia.
Un eventuale proseguimento dei lavori sulla Pontremolese, con il
completamento del raddoppio e della galleria Serena, porterebbe ad un
incremento di tracce pari a circa 150 treni al giorno pari a 1.400.000
TEU all'anno da e per La Spezia e la Tirrenica.
Ove si realizzasse anche la galleria di valico che permette di ridurre
la pendenza della linea dal 27 ad un 5 per mille, il potenziale di
trasporto TEU da e per la Spezia salirebbe a circa 2.400.000 pezzi
7.2 Il sistema interessato dalla Pontremolese
La Pontremolese è interessante non solo per il corridoio
TIBRE
(Tirrenica-Brennero), ma anche per come può interferire nel
sistema
padano (ove sono presenti numerosi interporti) sia della linea
Torino-Milano-Venezia, sia della Torino-Piacenza-Bologna. È
sufficiente
guardare una cartina delle relazioni ferroviarie italiane per capire
questa sua importante peculiarità.
Non si capisce invece perché lo studio trasportistico nelle
connessioni
fra rete ferroviaria padana e sistema ligure ignora del tutto questa
relazione. E la ignora anche nel definire i collegamenti con i valichi
alpini.
Forse teme la forte concorrenza della Pontremolese con il Terzo Valico.
In seguito, lo stesso studio, per fingere un po' di
obiettività
nell'analisi del sistema cita i seguenti interventi, senza tuttavia
farli interagire con il sistema, come se le linee interessate fossero
di un altro pianeta.
Potenziamento infrastrutturale Parma-La Spezia (conclusione prevista
per il 2005);
Corridoio multimodale TIBRE;
Potenziamento del collegamento del porto di La Spezia con la
Pontremolese;
Realizzazione del terzo binario fra Vezzano Ligure e La Spezia
Migliarino;
Una serie di lavori di raddoppio di alcune tratte della Pontremolese,
adeguamenti tecnologici, ecc.
Rinnovamento della linea ferroviaria Verona-Parma;
Quadruplicamento della linea da Verona verso l'Austria;
Tunnel di valico, ecc.
Ma tutti questi lavori rischiano di rimanere un'opera incompiuta se
sulla Pontremolese non si realizza la galleria di valico che ne riduce
la pendenza al 5 per mille: molto al di sotto pertanto del 12 per mille
del Terzo Valico.
Tuttavia questo non si fa per non invalidare il Terzo Valico dove,
probabilmente il sistema clientelare politico-imprenditoriale
è molto
più forte.
8. Il Nodo di Genova
Ma anche il Terzo Valico è un'opera incompiuta: che
sarà costata però
un mucchio di soldi e un sacco di disagi alle popolazioni interessate
dal suo tracciato.
Incompiuta perché se la sua funzione primaria è
quella di consentire
treni all'Europea", (lo hanno affermato le dirigenze FS) ossia convogli
da 1.200 tonnellate e 60/70 TEU, a causa del mancato adeguamento del
nodo di Genova potrà fare solo treni da 35 TEU.
Allora perché non dare la precedenza agli interventi sul
nodo il quale
invece dovrà languire (pare) almeno fino al 2020?
Perché questa fretta,
che lascia indietro lavori molto più importanti?
Per capire meglio i problemi del nodo proviamo ad analizzare:
8.1 Le caratteristiche del traffico ferroviario in Liguria
A questo punto per completare lo scenario informativo e analitico sui
collegamenti ferroviari da e per la Liguria è opportuno
chiarire quale
sia la situazione del trasporto passeggeri e del trasporto merci
regionale, interregionale e internazionale.
Il trasporto passeggeri in Liguria è particolarmente
penalizzato dalla
concentrazione lungo la fascia costiera di ingenti flussi di
pendolarismo che trovano nei nodi urbani dei maggiori centri costieri
le aree di maggiore problematicità; per la sovrapposizione
del
trasporto metropolitano con quello delle linee a lunga percorrenza, che
devono oltretutto coesistere con i flussi di merci in entrata e in
uscita dai porti.
Il punto nevralgico (sia per i passeggeri che, come poi vedremo, per le
merci) è il nodo di Genova. Nel capoluogo ligure la
mobilità di un
crescente pendolarismo, di breve o brevissima percorrenza, da e verso i
comuni dell'entroterra e della fascia costiera, come dimostrato, ad
esempio, dai dati sull'incremento dei residenti nei centri litoranei
delle due riviere (13 comuni con una media di 10.000 abitanti) dove si
registra, negli ultimi anni, un incremento di circa 27.000 abitanti,
pari ad oltre il 20%.
La risposta delle FS SpA in questi anni si è limitata al
tentativo di
far passare in sotterranea i treni locali in una delle stazioni
cittadine, quella di Genova Porta Principe, nella quale, oltretutto, si
svolgono le operazioni di inversione dei mezzi di trazione dei treni
che da Milano vanno verso Ventimiglia. I lavori per la costruzione
della stazione sotterranea di Porta Principe sono stati conclusi nel
92, ma l'intervento non è stato così risolutivo
come si sperava.
Le FS hanno cercato di rispondere al forte incremento del pendolarismo
con l'introduzione di vetture passeggeri a due piani, nel tentativo di
compensare - fra l'altro - i disagi dell'afflusso passeggeri in alcune
stazioni dove non è possibile allungare i marciapiedi.
Ma anche la transitabilità delle vettura a due piani crea
dei problemi,
perché attualmente non tutte le gallerie hanno una sagoma
tale da
consentire il passaggio di questo tipo di vetture.
Se si passa ad esaminare il pendolarismo fra i maggiori centri della
regione e delle regioni limitrofe ci si accorge che le percorrenze
passeggeri sono nella media del trasporto ferroviario italiano, ossia
nel raggio dei 70/80 km.. Fra l'altro, la contrario di quanto
sostenevano i tecnici e i progettisti COCIV nei precedenti progetti
dell'Alta Velocità non esistono affatto flussi giornalieri
dell'ordine
di decine di migliaia di pendolari, che si muovono anche con mezzi
alternativi alla ferrovia, da e per i diversi capoluoghi di regione, o
da e per i maggiori centri piemontesi e lombardi.
I servizi ferroviari particolarmente qualificati ed efficienti, che
dovrebbero consentire di rilanciare il turismo ligure, sono rimasti
solo un vago desiderio e la finanziaria 1997 ha falcidiato le scarse
risorse destinate al trasporto locale. Le ferrovie, nonostante siano
l'unico sistema di mobilità collettiva sulle brevi distanze
in grado di
competere con l'automobile, sono state fortemente penalizzate. Il
trasporto locale ligure è destinato ad un drastico
ridimensionamento,
preannunciato dalla soppressione di interi tratti di linee o di
porzioni importanti del servizio (come ad esempio, nel primo caso, la
soppressione della Cuneo - Ventimiglia e, nel secondo, la cancellazione
di 46 treni locali).
Nel settore delle merci, in Liguria ma anche nel resto d'Italia, sono
nate offerte di trasporto "porta a porta" che hanno fatto dimenticare
un modello secolare che si basava su un sistema di passaggi e soste
obbligate. Ormai sono un ricordo del passato quelle funzioni di sosta,
di manipolazione e di scambio che hanno portato alla costruzione dei
porti-emporio.
Oggi queste funzioni non sono più attuali e si ragiona in
termini di
trasporto intermodale, inteso come concorso e coordinamento di
più e
diversi vettori (aereo, nave e treno). Esso interviene sulle vecchie
strutture portuali, ridisegnandone strutture e compiti e presupponendo
una seria e rigorosa pianificazione dei programmi integrati di sviluppo
e di gestione. La rivoluzione dei container, ad esempio, obbliga ad una
programmazione dell'offerta dei trasporti veloci che, invece di
indicare una sola modalità, valuti, sulla base del calcolo
costi-benefici, diverse scelte di percorso, di tipo di trasporto o di
vettore.
Quindi emerge una nuova funzione di "transito" dei porti liguri (La
Spezia, Savona, Genova e Imperia), il cui livello di efficienza e
convenienza dovrebbe essere direttamente proporzionale al modo in cui
le strutture viarie e ferroviarie saranno adeguate e potenziate e al
modo in cui i programmi di sviluppo e razionalizzazione saranno
armonizzati fra loro.
Invece di seguire questa logica, per il progetto di massima per il
Terzo Valico si tende a privilegiare una sola linea, a scapito della
pianificazione e razionalizzazione di un efficiente sistema regionale
integrato di trasporti.
Ancora oggi, dal levante e dal ponente ligure, si riversa sull'unica
direttrice di valico Genova-Ronco Scrivia-Arquata Scrivia, la
stragrande maggioranza del traffico di tutti gli scali portuali liguri:
su 110-140 treni merci, 50-60 sono in entrata o uscita dal porto di
Genova, 30-40 da e verso La Spezia e Livorno, 30-40 da e verso Savona e
oltre.
Questi dati confermano l'anomalia nazionale che vede l'80% del traffico
ferroviario concentrato sul 20% della rete.
Ciò comporta, da parte delle istituzioni pubbliche
l'abbandono
sistematico o la sottovalutazione dei progetti di adeguamento e
potenziamento (già definiti nei dettagli esecutivi
all'inizio di questo
secolo) della rete ferroviaria regionale esistente e delle direttrici
di valico che servono i porti di Savona e La Spezia nei loro
collegamenti con il Piemonte e l'Emilia-Romagna.
P.S. L'assurdo è che in Italia, dove si parla con grande
enfasi di AVF,
abbiamo ancora una situazione, su 16.002 chilometri di linee esistenti
così configurata:
- 5.878 km di linea non ancora elettrificati (il 37% circa);
- 10.012 km di linea ancora a binario unico (il 62,5% circa);
8.2 Gli interventi previsti sul nodo di Genova
L'allegato al "Protocollo di accordo fra il Ministero dei Trasporti, la
Regione Liguria, La provincia di Genova, le F.S. S.P.A., la T.A.V.
S.P.A. per la definizione del nuovo assetto dei trasporti ferroviari
nel Nodo di Genova" "Nodo di Genova - Linee Guida", pubblicato nel
marzo del 96 ha previsto tutta una serie di interventi al sistema dei
trasporti della città di Genova.
Peraltro definiva tali interventi "non possibili" (così si
voleva far credere) senza una linea ad Alta Velocità
Milano-Genova.
Ne citiamo alcuni:
- l'integrazione modale dei servizi di trasporto urbani e ferroviari
(gli svizzeri la fanno da anni);
- la bretella di Voltri;
- la banalizzazione delle linee di Giovi;
- il corridoio intermodale;
- la stazione "porta" di Voltri;
- il riordino degli impianti ferroviari di collegamento con il "porto
storico" di Genova;
- l'adeguamento delle gallerie della Succursale dei Giovi e
l'allacciamento alla bretella di Voltri;
- il quadruplicamento della tratta Voltri-Sanpierdarena per istradare
diversamente il traffico viaggiatori a media e lunga percorrenza,
nonché il traffico merci e il traffico locale
ponente-levante;
- l'adeguamento di sagoma e peso assiale delle linee "sommergibili" e
il riordino dei parchi ferroviari in ambito portuale;
- la metropolitana;
- i parcheggi di interscambio;
- l'arricchimento degli impianti;
- la riqualificazione degli impianti della Val Polcevera;
- la riqualificazione di Brignole finalizzata
all'intermodalità con i servizi metropolitani e regionali;
- la tramvia della Val Bisagno;
- la riqualificazione di Principe, di Terralba e di Genova Rivarolo;
- l'interconnessione di Genova Sestri Ponente con l'aeroporto e con i
servizi di trasporto metropolitano;
- il parcheggi di interscambio di Genova Quarto; la Riqualificazione
del tratto litoraneo di Genova Nervi;
Che fine hanno fatto gli interventi sul nodo ?
9. Analisi dal punto di vista normativo
Alla valutazione ambientale del Terzo Valico abbiamo preferito
anteporre due analisi che sono ritenute prioritarie in sede Europea, e,
anche se in Italia sono trattate più marginalmente, sono
state comunque
recepite dalla nostra normativa.
Si tratta, come abbiamo visto, della valutazione del grado di
necessità
ed importanza dell'opera in un contesto di analisi dei costi e dei
benefici, dove i primi sono rappresentati dal costo economico
dell'opera e dal disagio ambientale e sociale e i benefici derivano
dalla dimostrazione di quanto l'opera sia, per la
collettività più o
meno irrinunciabile, della dimostrazione delle alternative possibili in
un contesto di comparazione dei costi e dei benefici dell'opera e delle
alternative.
9.1 La normativa
L'art. 4, comma 3 del DPR 27 dicembre 1988 prevede:
"l'illustrazione da parte del committente dei risultati dell'analisi
economica dei costi e benefici nonché del tasso di
redditività interna
dell'investimento".
La circolare 15326 dell'8 ottobre 1996 (Principi e criteri di massima
nella valutazione di impatto ambientale) prescrive che:
"la VIA debba avere ad oggetto non solo i contenuti tecnici, ma,
altresì, quelli economici del progetto esaminato, essendo di
tutta
evidenza che a parità, ad esempio, di ripercussioni
ambientali, il
parere positivo potrà riguardare il progetto meno costoso,
ovvero, a
parità di costi, quello avente minore impatto ambientale,
attraverso
comunque, una analisi dei costi e dei benefici sociali in rapporto ai
costi ambientali".
Infatti, per quanto concerne la possibilità di scelte
diverse dal progetto in esame di VIA, la circolare sostiene
"Rientra nell'ambito di valutazione proprio della VIA, il giudizio
circa la non accettabilità dello specifico progetto, sotto
il profilo
ambientale, ove siano ipotizzabili scelte diverse, ancorché
la loro
concreta realizzazione richieda un intervento a monte sugli strumenti
di piano e di programmazione in atto".
Ciò significa che se un progetto non va bene sotto il
profilo ambientale è possibile:
- sia una scelta diversa di progetto: ossia il progetto è
radicalmente
modificato, oppure l'opera viene fatta da un'altra parte dove la
capacità di carico ambientale è maggiore (ad
esempio, un'autostrada o
una ferrovia vengono fatte passare in un'altra vallata rispetto a
quella scelta nel progetto originale, oppure fatte passare in galleria,
ecc.);
- sia la cosiddetta "opzione Zero" per il progetto in esame di VIA
(significa che l'opera non si deve realizzare) e la scelta di un'opera
o una serie di opere del tutto diverse dal progetto originario (ad
esempio, anziché fare un porto nuovo si sceglie di ampliare
il porto
esistente, anziché fare una nuova linea ferroviaria si
sceglie di
ammodernare e potenziare le linee esistenti, ecc.).
L'art. 2 dell'allegato III della Direttiva CEE 85/337 impone:
"la prospettazione delle principali alternative prese in esame dal
committente con l'indicazione delle principali ragioni delle scelte
sotto il profilo dell'impatto ambientale".
In particolare l'allegato III fa riferimento alle infrastrutture
lineari di trasporto (autostrade e ferrovie) e prevede che:
"nella descrizione del progetto debba essere giustificata la scelta del
tracciato, non solo raffrontando la soluzione prevista con altre
alternative, ma evidenziando le motivazioni della scelta in base a
parametri di carattere tecnico, economico ed ambientale".
In altri termini, se un progetto ha un pesante impatto occorre
dimostrarne un livello di necessità tale da poter compensare
il costo
del notevole disagio ambientale e sociale con un beneficio collettivo
superiore. Se però esistono delle alternative a minor
impatto devono
essere prese in considerazione e vanno comparate nei loro contenuti di
costi e benefici con l'opera in esame.
Se l'opera ha un pesante impatto ambientale e un notevole costo
economico ma il beneficio che ne dovrebbe derivare è
perlomeno di
dubbia entità e, non solo, esistono anche delle valide
alternative che
a parità di beneficio si offrono ad un costo economico ed
ambientale
inferiore:
... riteniamo che non ci siano dubbi sulla scelta da fare.
Renato Milano WWF Italia Vincenzo Messina Consulente F.L.T.U. - C.U.B.
1) 09 aprile 2003 - Osservazioni sul "Terzo Valico dei Giovi" -
Relazione di Renato Milano (WWF Italia) e Vincenzo Messina (Consulente
F.L.T.U. - C.U.B.)
- RELAZIONE: Download testo in formato PDF: ( pdf - 64Kb ) - ( pdf-zip
- 47Kb )
2) 09 aprile 2003 - Introduzione delle 100 pagine di Osservazioni
presentate il 9 aprile 2003 da WWF Italia, Italia Nostra e
"Coordinamento interregionale dei comitati dei cittadini contro il
Terzo Valico".
¤. Indice analitico
1. Premesse
2. Una architettura a rete dei trasporti fra la Liguria e il Nord
3. Le potenzialità dei valichi appenninici della Liguria
4. Le due linee dei Giovi
5. La Voltri - Ovada Alessandria
6. La Savona - Torino
7. La linea Parma-La Spezia (Pontremolese)
8. Il Nodo di Genova
9. Analisi dal punto di vista normativo
Indice analitico
1. Premesse
1.1 Sulla Valutazione di Impatto Ambientale
1.2 Sulle scelte ambientalmente sostenibili
1.2.1 Lo spazio vitale dell'uomo. ...
1.2.2 Ogni opera che comporti una pressione negativa sull'ambiente ...
1.2.3 Ovunque sia possibile è meglio il recupero
dell'esistente ...
1.3 Sulle Merci
1.3.1 previsioni di crescita delle merci
1.3.1.1 Se si dovessero analizzare i fattori che compongono il PIL ...
1.3.1.2 Non si può sperare che la capienza dei mercati di
beni materiali sia infinita. ...
1.3.1.3 Non si può sperare che le risorse siano infinite. ...
2. Una architettura a rete dei trasporti fra la Liguria e il Nord
2.1 Le merci che hanno origine e destinazione (OD) dal sistema
Tirrenico ...
2.2 Le merci che hanno OD da Ventimiglia e dal porto di Savona ...
2.3 Le merci che hanno OD da Ventimiglia, da Savona e dal porto di
Voltri per Alessandria, ...
2.4 Le merci con OD nel porto di Genova possono usufruire della doppia
linea dei Giovi ...
3. Le potenzialità dei valichi appenninici della Liguria
4. Le due linee dei Giovi
4.1 Il "Salto del Montone", realizzato fra il 1986 e il 1995 ad Arquata
Scrivia. ...
4.2 La "Banalizzazione" delle linee "Torino-Genova" e "Succursale dei
Giovi", realizzata tra il 1986 e il 1995. ...
4.3 L'adeguamento alle norme della nuova sagoma "cinematica"
internazionale della linea Torino-Genova e della Succursale dei Giovi.
...
5. La Voltri - Ovada Alessandria
5.1 Stime di potenzialità della linea relative al trasporto
di TEU
5.2 Raddoppio della linea Voltri-Ovada-Alessandria
5.3 Le opere in corso
5.3.1 La "Bretella" di collegamento del Porto di Voltri con la
Genova-Ovada.
5.3.2 L'adeguamento della linea alla nuova sagoma "cinematica"
internazionale.
6. La Savona - Torino
6.1 Il raddoppio fra S. Giuseppe di Cairo e Ceva
6.2 Il raddoppio delle due tratte in salita fra Savona e San Giuseppe
di Cairo.
7. La linea Parma-La Spezia (Pontremolese)
7.1 Il raddoppio e il previsto potenziamento della linea
7.2 Il sistema interessato dalla Pontremolese
8. Il Nodo di Genova
8.1 Le caratteristiche del traffico ferroviario in Liguria
8.2 Gli interventi previsti sul nodo di Genova
9. Analisi dal punto di vista normativo
9.1 La normativa
- WWF Italia, Italia Nostra, Coordinamento interregionale dei comitati
dei cittadini contro il "Terzo Valico" - 09 aprile 2003
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