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Parere della
commissione VIA sul Terzo Valico
In data 19.09.2005 Italferr S.p.A., per conto della Treno Alta
Velocità S.p.A. Società con Socio unico soggetta
a
direzione coordinamento di RFI S.p.A. Gruppo Ferrovie dello Stato, ha
trasmesso il progetto definitivo inerente la linea ferroviaria AV/
Milano - Genova "Terzo Valico del Giovi" nell'ambito degli interventi
connessi con l'Asse ferroviario Ventimiglia - Genova - Novara Milano
(Sempione); poiché tale intervento rientra nelle
infrastrutture
ferroviarie strategiche definite ,dalla Legge Obiettivo 443/01 la
procedura risulta modificata rispetto all'iter normale della VIA.
Ai sensi dell'art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08.2002: il progetto
definitivo è rimesso da parte del soggetto aggiudicatore a
ciascuna delle Amministrazioni competenti a rilasciare permessi ed
autorizzazioni d'ogni genere e tipo nonché ai gestori delle
op
interferenti. Nel termine perentorio di 90 giorni, le Pubbliche
Amministrazioni possono presentare motivate proposte d'adeguamento o
richieste di prescrizioni per il progetto definitivo o di varianti
migliorative che non modifichino la localizzazione e le caratteristiche
essenziali delle opere.
Per il progetto preliminare della Linea Ferroviaria AV/AC del Terzo
Valico è stata rilasciata con Deliberazione di Giunta
Regionale
n. 579 del 30.05.2003 la compatibilità ambientale a
condizione
che siano rispettate prescrizioni nell'ambito dell'elaborazione del
progetto definitivo. Tali prescrizioni sono state parzialmente recepite
nell'ambito della deliberazione CIPE 78 del 29/09/2003 pubblicata sulla
G.U. n. 16 in data 21.01.2004 con la quale è stato approvato
il
suddetto progetto. Il progetto definitivo è integrato da una
Relazione di Ottemperanza che sintetizza le risposte progettuali alle
prescrizioni raccolte nella deliberazioni CIPE.
In nessun punto della documentazione di progetto è stata
ritrovata la prevista relazione del progettista attestante la
rispondenza progetto preliminare alle eventuali prescrizioni dettate in
sede d'approvazione dello stesso, con particolare riferimento e
compatibilità ambientale ed alla localizzazione dell'opera.
A
tale proposito, Italferr ha precisato che la Relazione di Ottemperar
assolve a quanto previsto all'art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08.2002 e
costituisce pertanto la relazione del progettista attestante
rispondenza del progetto preliminare alle eventuali prescrizioni
dettate in sede d'approvazione dello stesso, con particolare
riferimento alla compatibilità ambientale ed alla
localizzazione
dell'opera.
Occorre tuttavia evidenziare che la relazione di ottemperanza riporta a
pagina 14 che "tutte le modifiche/ottimizzazioni apportate al progetto
preliminare, sono illustrate, giustificate sul piano della
fattibilità, e valutate in termini di compatibilita'
ambientale
nella documentazione di progetto (studi, approfondimenti, censimenti,
ecc.)", senza ulteriori informazioni in merito. Ciò premesso
si
è proceduto alla verifica dell'ottemperanza alle
prescrizioni a
suo tempo individuate nell'ambito del parere compatibilità
ambientale, facendo riferimento a quanto più volte
dichiarato
nella documentazione consultata, ovvero che Progetto definitivo
rispecchia le scelte del progetto preliminare e non presenta varianti
sostanziali". Si ribadisce che il Progetto definitivo sia integrato
dalla relazione del Progettista che attesti la rispondenza al
preliminare n come previsto all'art. 4 del D. Lgs. 190 del 20.08. 2002.
Quadro di riferimento progettuale
L'infrastruttura in progetto andrà a costituire un nuovo
corridoio per i collegamenti ferroviari tra Genova e la Pianura padana.
Es si compone fondamentalmente di:
• La linea principale
del "Terzo Valico
dei Giovi", prevalentemente in galleria nel tratto ligure, che con
lunghezza complessi di 53 km si sviluppa da località Fegino
a
Tortona;
• Due
interconnessioni, una prima per il
ponente Ligure (interconnessione Voltri a salto di montone) e una
seconda per Genova'
PP e Genova Brignole (bivio Fegino), da cui si può arrivare
a Genova Campasso, Sampierdarena e Porto.
•
Interconnessioni sul lato Piemonte
che consentono il collegamento con le linee per Alessandria,
Novara-Torino, Pozzo
Formigaro e Piacenza-Milano.
La tipologia delle gallerie prevista è in linea con i
più
recenti standard di sicurezza ed il progetto del Terzo Valico prevede
pertanto la realizzazione di due tunnel a semplice binario affiancati
con collegamenti trasversali che consentono a ciascuna galleria di esse
luogo sicuro rispetto all'altra.
Sono inoltre previste due "finestre" in territorio ligure, ciascuna
delle quali costituita da una galleria scavata prioritariamente alla
linea di valico. Le finestre saranno utilizzate per la movimentazione
dei mezzi, delle materie prime e dello smarino durante la costruzione
della galleria di valico e a scopo di sicurezza e manutenzione al
termine della realizzazione dell'opera. Come anticipato, la Relazione
di Ottemperanza attesta che il Progetto Definitivo assume in larga
massima i contenuti del Progetto Preliminare, salvo apportare le
migliorie e le ottimizzazioni derivanti dall'ottemperanza delle
Prescrizioni CIPE. La Relazione di Ottemperanza mette in evidenza
alcune importanti modifiche al Progetto Preliminare relativamente
all'assetto delle finestre e alla revisione di alcuni tratti di linea.
Infatti, per quanto riguarda le finestre, con l'evoluzione degli
approfondimenti di progetto e delle tecniche di realizzazione, si
è giunti alla definitiva eliminazione delle Finestre di
Rigoroso
(in territorio alessandrino) e di Borzoli (e dei relativi cantieri
operativi).
Pertanto delle sei finestre previste nel progetto preliminare ne sono
rimaste quattro, di cui due impostate sui cunicoli esplorativi
realizzati nel periodo 1996-98 (Castagnola e Val Lemme) e due di nuova
realizzazione in territorio regionale (Polcevera e Cravasco).
Entrambe le finestre liguri, peraltro, hanno subito profonde modifiche
di tracciato: la finestra Polcevera, infatti, è stata
spostata
più ad est al fine di ridurre gli impatti generati dal
relativo
cantiere operativo. Per la finestra Cravasco vi è stata una
revisione del tracciato (non più rettilineo) e
dell'ubicazione
dell'imbocco (previsto dal progetto definitivo nella Cava Montecarlo e
non più in una ex cava posta poco più a valle).
Viene inoltre segnalata l'eliminazione dell'Interconnessione Campasso,
binario dispari e pari con conseguente eliminazione di tratti di
galleria e la riduzione degli imbocchi del valico da tre a uno; tale
ottimizzazione porterebbe alla semplificazione delle
attività di
scavo e alla riduzione dei quantitativi di smarino e di inerti.
Viene anche segnalata la modifica del profilo della galleria di Valico
al fine di garantire la collocazione del punto di flesso in
prossimità dello spartiacque (spostamento a Sud del Punto di
flesso);
Il progetto definitivo prevede inoltre il riutilizzo di circa il 50%
del materiale scavato in banco che consente di coprire circa il 39% del
fabbisogno totale di inerti.
Lo studio del Traffico evidenzia inoltre che, rispetto a quanto
indicato nel Progetto Preliminare, è stata completamente
soppressa la viabilità di via Borzoli (utilizzo dello
svincolo
autostradale di Genova Aeroporto), è stata aggiunta, anche
se
per un periodo di tempo limitato (non precisato), la
viabilità
lungo via Cantore (al fine di accedere allo scalo ferroviario di
Campasso) ed è stato previsto l'utilizzo dei riempimenti
delle
calate di Genova Voltri come ulteriore sito di destinazione dello
smarino.
Nel seguito verranno sintetizzate le principali modifiche apportate al
progetto preliminare distinte per la viabilità, i cantieri e
i
siti di riqualificazione ambientale, secondo le indicazioni fornite
dalla citata Relazione di Ottemperanza.
VIABILITA'
Rispetto al progetto preliminare il progetto definitivo del tratto
Borzoli- Erzelli comprende, su richiesta degli enti locali successiva
all'approvazione CIPE, un intervento sulla viabilità
ordinaria
ubicato sulla strada per Erzelli, subito a monte del viadotto di
svincolo Genova Aeroporto che consente, tramite una rotatoria, il
collegamento diretto del traffico proveniente da Borzoli all'uscita
autostradale Genova-Aeroporto. Si è inoltre provveduto
all'adeguamento delle sezioni tipo di scavo, alla riduzione degli
impianti, e all'ottimizzazione dei cameroni per piazzole di emergenza
in galleria. Nella progettazione della viabilità tra Borzoli
e
via Chiaravagna è stata inserita una seconda rotatoria fra
l'attraversamento del rio Batestu ed il termine del tratto. Sono state
inoltre apportate modifiche alla sagoma della galleria, ottimizzate le
sezioni tipo di scavo e ridotti gli impianti.
L'adeguamento di via Chiaravagna ha mantenuto l'allargamento stradale
sull'intero percorso, salvo in un breve tratto in corrispondenza della
centrale ENEL. E' previsto il rifacimento dei ponti secondo quanto
indicato nel preliminare, con esclusione del IV a partire da monte per
il quale è previsto solo l'adeguamento della sede stradale.
Il
rifacimento delle opere sarà effettuato al fine di garantire
la
continuità dei sottoservizi ed il mantenimento del traffico
sulle opere esistenti fintanto che non saranno ultimate le nuove. Sono
inoltre previste la riduzione delle interferenze significative
(passerelle per spostamento sottoservizi, ponti, oleodotti, ecc.) e
modifiche della sagoma interna della galleria.
L'accesso al cantiere di Fegino è stato semplificato e si
riduce quindi ad una strada di accesso al cavalcaferrovia.
Con riferimento alla strada di accesso al Cantiere Operativo 1+180
è stato modificato il tracciato per ridurre alcune
interferenze
significative (oleodotti, ecc.) ed eliminato il primo tratto
dell'intervento in sponda sinistra del rio Ciliegia, disponendo solo un
miglioramento dell'attraversamento del rio in corrispondenza del ponte
esistente (adeguamento larghezza e tracciato) e ridimensionando
l'intervento sia come larghezza stradale sia come caratteristiche della
pavimentazione. Sono state inoltre riviste le opere di sostegno.
Il richiesto adeguamento della viabilità indicata come "Nodo
di
Pontedecimo" ha previsto lo spostamento e la riduzione della larghezza
dell'impalcato del ponte sul Torrente Verde per eliminare
l'interferenza con un oleodotto, l'adozione di una piattaforma stradale
di minor larghezza e la progettazione di un puovo tracciato stradale
nel tratto da inizio lotto al ponte "F.lli Delle Piane", in modo da
aggirare il fabbricato denominato "Ricreatorio parrocchiale'. E' stata
inoltre inserita una nuova rotatoria in prossimità del ponte.
Per adeguare la S.P. 4 si è ricorsi all'adozione di una
piattaforma stradale di minor larghezza, ottimizzando le opere di
sostegno. La prevista paratia di micropali in corrispondenza della
località "Molino Moisello" è stata sostituita da
un
differente intervento di consolidamento del versante e da un muro di
controripa nella parte inferiore.
Anche nel caso dell'adeguamento della SP6 il progetto opta per una
riduzione della piattaforma stradale e si sono riviste le opere di
sostegno.
La viabilità d'accesso al Cantiere Cravasco in
località
Maglietto è stata modificata attraverso la riduzione della
sezione della piattaforma stradale, la conseguente riduzione delle
opere di fondazione del Ponte sul T. Verde e la revisione delle opere
di sostegno. Si è inoltre riadattato l'ultimo tratto della
strada agli effettivi confini dell'area di cantiere CBL5, rielaborati
in fase di progetto definitivo ed è stata modificata la
planimetria della parte terminale per migliorare le manovre d'ingresso
e d'uscita dal cantiere.
In corrispondenza della cosiddetta "Circonvallazione di Isoverde"
è stato modificato il tracciato tra la galleria Isoverde e
la
galleria Montecarlo per eliminare l'interferenza con un metanodotto ed
è stata rivista la sagoma interna delle gallerie, anche con
l'ottimizzazione dei camerini per piazzole di emergenza. Anche
l'imbocco di monte della galleria Montecarlo è stato
spostato
più all'interno della cava esistente per permettere
l'introduzione su questo lato di una rotatoria.
Nel tratto tra l'imbocco di monte della galleria Montecarlo e il
cantiere sono state riviste le opere di sostegno per non interferire
con i confini del sovrastante cantiere operativo Cravasco e garantire
allo stesso un adeguato accesso. Per l'adeguamento della SP 7 si
è optato per una sezione stradale minore con riduzione delle
opere di sbancamento, cercando di rendere il tracciato di progetto il
più aderente all'attuale. Sempre in questa fase si
è
inserita una minirotatoria sull'ex Strada Stale n. 35 a Borgo Fornari.
CANTIERI
Due fra i cantieri previsti nel Progetto Preliminare (CBL2 Campo base
Fegino e COLI Cantiere Operativo Borzoli) sono stati eliminati.
A seguito della prescrizione CIPE, il cantiere CBL1 previsto in zona
Quartini è stato suddiviso in due aree distinte per riuscire
ad
avere un equivalente numero di baracche. Sono state così
utilizzate due differenti aree, una lungo via Borzoli, già
utilizzata come area di cantiere (area ex cantiere Metro Genova) (CBLI)
in cui sono stati collocati dormitori e refettorio, e l'altra in
prossimità della Scuola Edile (ove sono collocati gli
uffici)
(CBLI/A).
Anche per il Campo Base Bolzaneto (CBL4), vi è stata una
revisione dell'ubicazione con una riduzione dell'area adiacente al
cimitero e la creazione di un nuovo piazzale sulla sponda opposta del
Torrente Burla.
Parte del cantiere operativo Fegino (COL2) è stato ubicato
sull'area precedentemente destinata Campo base Fegino (CBL2).
Il Cantiere Operativo Polcevera (COL3) è stato spostato in
un'area non considerata dal Progetto preliminare ed è stato
rivisto nella riorganizzazione interna.
Il Cantiere Operativo per la Viabilità SP6 (COV6) ha subito
modifiche sostanziali sia di tipo planimetrico, che di tipo funzionale;
le modifiche planimetriche riguardano lo spostamento dell'imbocco della
finestra, precedentemente inserita nel presente Campo operativo, nel
campo di servizio CSL2. Le modifiche funzionali hanno interessato la
tipologia del cantiere, che da operativo per la costruzione della linea
è passato ad operativo per la costruzione della galleria per
la
viabilità di accesso; questa modifica ha comportato anche il
cambiamento di nome da COLO a COV6.
Di conseguenza il Cantiere di Servizio Cravasco (CSL2) ha subito una
modifica sostanziale che prevede lo spostamento dell'imbocco della
finestra nel cantiere di servizio in oggetto.
Vengono infine segnalate nuove aree per il Cantiere operativo
Borzoli-Erzelli lato Borzoli (COVI) connesse alle opere da realizzare
sulle viabilità quali imbocchi delle gallerie e tratti in
variante.
Non sono indicate variazioni per gli altri cantieri.
SITI DI RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE
Dei tre Siti di Riqualificazione ambientale indicati dal preliminare ne
rimangono solo due: viene infatti abbandonata l'ipotesi del riempimento
sul T. Verde in località Cravasco (RAL3).
Con il passaggio alla progettazione definitiva sono stati redatti i
progetti definitivi riguardanti le altre due aree di Riqualificazione
ambientale (RALI, RAL2) e delle Varianti ai progetti di coltivazione
delle cave inserite nello strumento di pianificazione settoriale della
Regione Liguria.
Il progetto di variante non sostanziale relativo alla Cava Giunchetto
(RALI) in Vai Chiaravagna prevede una riorganizzazione dell'escavazione
(mantenendo invariati i quantitativi autorizzati) al fine di garantire
la predisposizione dell'area in cui effettuare la riqualificazione
ambientale con 564.000 mc di smarino.
La progettazione definitiva ha sviluppato gli aspetti legati alla
viabilità interna della cava sia per allontanare gli inerti
prodotti sia per allocare lo smarino; inoltre sono stati affrontati gli
aspetti in merito agli impianti di frantumazione, comminuzione,
vagliatura e relativi al gruppo di chiarificazione e pressatura dei
fanghi.
Con lo sviluppo della progettazione definitiva è stato
potenziato t Sito RAL2 che così potrà ricevere i
materiali di risulta precedentemente destinati al RAL3. 1 criteri
adottati per la progettazione definitiva della riqualificazione
ambientale RAL2
Isoverde - Cava Castellaro confermano quanto indicato nel preliminare.
La variante, che prevede un ampliamento della cava con un aumento dei
quantitativi estraibili di circa 1.300.000 m' rispetto ai quantitativi
residui autorizzati, si sviluppa all'interno della zona TRZ definita
dal Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico della Regione
Liguria e al di fuori della zona SIC così come richiesto dal
CIPE.
Con la progettazione definitiva sono stati sviluppati, inoltre, gli
aspetti cantieristici legati agli impianti di frantumazione,
comminuzione, vagliatura e relativi al gruppo di chiarificazione e
pressatura dei fanghi.
Il progetto, relativamente all'intera area di cava (in ampliamento ed
esaurita), prevede un riassetto ed una rinaturazione dei luoghi con
abbancamento di 1.922.000 mc di smarino.
Gli ulteriori 3.178.678 mc di smarino saranno utilizzati in area
Portuale.
Quadro di riferimento ambientale
Sono di seguito illustrate le risposte puntuali contenute nel progetto
definitivo in riferimento alle prescrizioni individuate nel Parere del
CT VIA n. 58/138 allegato alla DGR 579/03.
a) individuazione di un'alternativa di tracciato per quanto attiene il
nodo di Pontedecimo, ove si ritenga necessario l'adeguamento di tale
viabilità, da concordarsi con il Comune di Genova e la
Circoscrizione, in tal caso l'intervento dovrà essere
presentato
come opera connessa;
A tale proposito la deliberazione CIPE al Punto 1.2 recita: "Con
riferimento al Nodo di Pontedecimo, dovrà essere adottata la
soluzione della circonvallazione a senso unico, evitando
così la
demolizione di parte dell'edificio del ricreatorio parrocchiale".
Occorre inoltre ricordare che la delibera CIPE prescriveva ancora al
punto 1.6 che "Gli aspetti tecnici degli interventi di modifica della
viabilità comunale esistente o di realizzazione di nuova
viabilità ad uso comunale, ivi comprese le relative opere di
sistemazione idraulica o idrogeologica, saranno concordati, tenuto
conto delle caratteristiche progettuali inserire nel progetto
preliminare con il Comune di Genova, nonché l'Azienda
Speciale
ASTER del Comune di Genova e Genova Acque S.p.A., senza che
ciò
pregiudichi l'inizio dei lavori dell'Opera".
La prescrizione risulta non ottemperata integralmente, in quanto il
progetto definitivo prevede una infrastruttura viaria a doppio senso.
La salvaguardia dell'edificio parrocchiale risulta tuttavia garantita
dalla scelta di adeguare la sede stradale con un'espansione in
direzione del T. Verde tramite un viadotto a sbalzo sul corso d'acqua.
La viabilità spondale in progetto a Pontedecimo consiste in
due
tratti in viadotto, parzialmente aggettanti sul torrente Verde, e un
tratto di strada a sbalzo, in sponda destra del torrente. Questo nuovo
tratto di strada sarà realizzato in area attualmente mappata
come area inondabile per T=200 anni. In relazione si precisa che "i
risultati [delle verifiche di stato attuale] hanno evidenziato una
sostanziale uniformità con le verifiche del Piano di Bacino,
ad
eccezione di un breve tratto in sponda destra compreso tra le sezioni 6
e 9 che nel Piano risulta inondabile per la portata 200-ennale. Tale
differenza è dovuta alla diversa configurazione della sponda
che
è stata oggetto di recenti interventi di arginatura". La
nuova
viabilità in sponda destra è prevista comunque a
quote
superiori di oltre 0.50 m rispetto al livello della piena 200-ennale,
garantendo quindi il franco idraulico da normativa di piano. In sponda
sinistra, non interessata dall'intervento, si estende un'area
cinquantennale localizzata a monte e a valle del ponte Delle Piane. In
conseguenza dell'allargamento della sezione idraulica n° 4 (a
monte
del ponte Delle Piane), il livello del pelo libero nell'intorno di tale
sezione si innalza fino a un massimo di 60 cm rispetto allo stato
attuale, contenuto in sponda destra ma non in sponda sinistra, dove
determina un incremento di rischio idraulico. Si dovrà
pertanto
risolvere la criticità (innalzamento del battente idrico)
che lo
stato di progetto induce in sponda sinistra, adeguando l'argine
sinistro nelle sezioni interessate (sezioni idrauliche 6-3.5 circa, per
uno sviluppo longitudinale di 50 m) oppure, nell'ottica di riassetto
urbanistico più generale affrontato dal progetto, adeguare
la
sponda sinistra per l'intero tratto attualmente interessato da
esondazione 50-ennale (300 m dalla confluenza Polcevera-Verde verso
monte), in modo che la portata duecentennale risulti contenuta con
adeguato franco, risolvendo così in maniera definitiva la
problematica segnalata dal Piano.
b) la realizzazione della viabilità dal casello autostradale
alla Val Chiaravagna sia preventiva all'apertura dei cantieri della
stessa valle;
La prescrizione è stata recepita dalla deliberazione CIPE
che ha
indicato tale viabilità tra gli interventi e le
attività
da avviare anticipatamente.
Il cronoprogramma indica che le attività per la
realizzazione
della strada in oggetto saranno avviate subito dopo l'allestimento dei
relativi cantieri viabilità (3 mesi) e che potranno essere
completate tra il 16° (via Chiaravagna - via Borzoli) e il
20°
mese (tratta via Borzoli - via Erzelli) dall'inizio
lavori. r.
Lo stesso cronoprogramma. segnala che le attività previste
al
RAL 1 Cava Giunchetto in Val Chiaravagna avranno inizio già
a
partire dal quarto mese dall'inizio lavori, senza considerare il CLI
(Cantiere per produzione inerti presso la medesima cava).
Si ribadisce che il conferimento delle terre e rocce di scavo presso il
RAL 1 e l'utilizzo del cantiere per la produzione di inerti CL i
previsto nella Cava Giunchetto dovranno seguire il completamento delle
tratte di nuova viabilità Erzelli- Borzoli, Borzoli.
Chiaravagna
e Val Chiaravagna.
c) ove gli interventi di mitigazione acustica sulla linea non
risultassero efficaci su alcuni ricettori, o in relazione a riscontrata
difficoltà nell'applicazione delle normali tecniche
antirumore,
dovranno essere studiati interventi diretti sui ricettori come previsto
dal dpr 459/98;
La prescrizione trova recepimento al punto 8.2 della deliberazione
CIPE: "In sede di progettazione definitiva dovranno essere sviluppati
lo studio di interventi diretti sui ricettori acustici, gli interventi
dettagliati dei contenimento del rumore e gli interventi di bonifica
acustica, posizionamento barriere antirumore/interventi diretti sui
ricettori più esposti. Ai fini della zonizzazione acustica,
in
sede di progetto definitivo dovrà essere verificato il
numero e
l'ubicazione dei ricettori particolarmente protetti (scuole, ospedali,
case di cura e case di riposo), come pure dovranno essere effettuati
approfondimenti per verificare la necessità di perfezionare
gli
interventi di mitigazione previsti in progetto preliminare e dovranno
essere individuati opportuni interventi attivi e passivi per ottenere
l'abbattimento dei valori di rumorosità al di sotto della
soglia
prevista per normativa".
Lo studio acustico allegato al Progetto definitivo contiene il
censimento dei ricettori civili ed industriali presenti lungo il
tracciato della nuova linea A.C. Genova-Tortona situati all'interno di
una fascia di 250 m dal binario più esterno ed i ricettori
sensibili situati all'interno di una fascia di 500 m ai sensi di quanto
prescritto dal DPR 459/98 e recepisce le indicazioni di Zonizzazione
Acustica dei comuni attraversati dalla linea AC.
Le simulazioni basate sul modello di esercizio del SIA integrato da
informazioni contenute nel documento trasportistico, utilizzando il
Livello Equivalente ponderato A [Leq(A)] come indicatore di rumore,
hanno permesso di dimensionare il sistema di mitigazioni (barriere
antirumore) volto a ridurre entro i limiti di legge il Leq(A) in
facciata di ciascun ricettore. Ai sensi di quanto previsto dal DPR
459/98, nei casi in cui il sistema di barriere antirumore avrebbe
richiesto sovradimensionamenti ritenuti eccessivi o in casi di non
completa efficacia di quest'ultimo, sono stati previsti interventi
diretti sui ricettori (sostituzione dei serramenti) con l'obiettivo di
garantire livelli di rumore interni agli edifici conformi ai limiti di
legge. Per valutare il livello di rumore interno si è
stimato
cautelativamente, il potere fonoisolante dei serramenti attuali a
partire dai dati qualitativi recuperati in fase di censimento dei
ricettori.
Per la taratura del modello sono state effettuate misurazioni acustiche
lungo la tratta ferroviaria compresa fra Novi Ligure e Serravalle. Si
ritiene che tale taratura possa non essere totalmente applicabile alla
realtà territoriale ligure, nei tratti di percorso in
ambiente
esterno.
Lo studio acustico dovrà essere integrato da valutazioni in
merito all'applicabilità del modello per il contesto
morfologico
ligure.
d) in sede di progetto definitivo dovranno essere forniti i progetti
dettagliati di tutti gli interventi di contenimento del rumore emesso
utili a conseguire il rispetto dei limiti di legge in materia di rumore
ferroviario, sia per quanto riguarda l'installazione di barriere
acustiche, sia per gli interventi diretti sui ricettori. Nel progetto
dovrà essere evidenziato l'effetto dell'intervento di
bonifica
acustica ed i conseguenti livelli di rumore attesi;
La deliberazione CIPE specifica al punto 8.3 che "Per tutte le
tipologie di barriere acustiche dovranno essere forniti i valori
dell'attenuazione e dovranno essere prodotti elaborati grafici di
sezioni trasversali significativi con la posizione relativa fra linea
ferroviaria, barriera acustica e ricettori sensibili".
Il Progetto definitivo della linea principale prevede barriere con
pannello in alluminio e legno e barriere trasparenti in PMMA (Rio
Trasta) e ne indica le prestazioni "medie".
La documentazione riporta alcuni elaborati grafici contenenti sezioni
tipologiche delle varie soluzioni adottate. Mancano invece le
prescritte sezioni riportanti i rapporti tra linea ferroviaria
ricettori e barriere antirumore.
La relazione acustica evidenzia che "nel tratto di Genova Fegino le
barriere (di altezza 5 metri) presentano un'efficacia non sempre
risolutiva a causa delle quote alle quali si trovano i ricettori, e
pertanto, anche dopo la bonifica, vi saranno edifici i cui livelli
sonori in facciata superano i valori limite". In questi casi sono
proposte misure mitigative sui ricettori.
Per un migliore inserimento paesaggistico delle barriere è
stato
condotto uno studio architettonico delle opere di mitigazione acustica.
Con riferimento ai tempi con i quali si prevede la messa in opera delle
opere di mitigazione acustica, si segnala che la sostituzione degli
infissi è prevista tra il 69° e il 72° mese
dall'inizio
lavori, tra il 3° e il 4° mese per le barriere
acustiche presso
i cantieri, e dopo il 62° mese per la linea.
Il Progetto definitivo dovrà essere integrato dalle previste
sezioni significative, cioè da una serie di profili
appositamente selezionati fra le situazioni più gravose
sotto il
profilo dell'impatto` acustico, che evidenzino la posizione relativa
fra linea ferroviaria, barriera acustica e ricettori sensibili in
corrispondenza.
Per le tipologie di barriere utilizzate dovranno essere riportati i
valori d'attenuazione e assorbimento di progetto e non solo i valori
medi.
Gli infissi in sostituzione quali interventi di mitigazione acustica
dovranno essere dotati d'impianti di aerazione e dovranno essere
installati prioritariamente all'avvio delle attività di
cantiere.
e) indicazione nella parte finanziaria della copertura degli oneri
derivanti dagli interventi di mitigazione dell'impatto acustico;
Il progetto non fornisce indicazioni in merito. La prescrizione,
peraltro, non trova rispondenza nella deliberazione CIPE.
Si afferma pertanto che il progetto definitivo deve essere integrato da
indicazioni relative alla copertura degli oneri derivanti dagli
interventi di mitigazione dell'impatto acustico.
f) per riguardo della valle del Rio Trasta, attualmente silenziosa,
dovrà essere prevista la copertura totale del viadotto,
contemperando esigenze di tutela acustica e paesaggistica, a maggior
garanzia per tutti i ricettori in essa presenti, in considerazione del
fatto che gli stessi sono ubicati in abitazioni sparse e per lo
più in posizione dominante;
La prescrizione non è stata accolta integralmente dal CIPE.
Al
punto 8.5 della deliberazione si può infatti leggere che
"Per il
viadotto Trasta nel progetto definitivo si dovrà studiare e
prevedere una schermatura di tipo parziale compatibile con la sicurezza
e l'areazione, al fine di soddisfare l'esigenza di contenimento
dell'impatto acustico".
Nel caso in esame, il Progetto definitivo ha contemperato le esigenze
acustiche con problematiche legate alla sicurezza e all'areazione delle
gallerie. La riduzione dell'impatto acustico è affidata ad
una
barriera antirumore trasparente in PMMA dal profilo semiavvolgente.
g) per le aree di cantiere, dovranno essere previsti i seguenti
interventi di mitigazione acustica per contenere le immissioni sonore:
1. contenimento drastico delle emissioni sonore in periodo notturno,
con conseguente limitazione dell'uso degli impianti più
rumorosi
nel solo periodo diurno;
2. posizionamento di barriere antirumore sul confine del cantiere;
3. interventi diretti (infissi fonoisolanti) sui ricettori
più
esposti, le caratteristiche degli infissi dovranno essere tali da
consentire il pieno rispetto dei limiti di legge;
In relazione ai punti sopra elencati, la deliberazione CIPE, prescrive,
ai punti 8.1 "Per quanto riguarda il rumore in fase di cantiere, dato
che il lavoro verrà svolto con tre turni di lavoro
giornalieri e
per sette giorni lavorativi a settimana e quindi potrebbero emergere
criticità per il rispetto dei limiti, in particolare per le
ore
notturne, nella progettazione definitiva dovranno essere studiati i
migliori accorgimenti per limitare il rumore ai limiti di legge in
relazione alle eventuali zonizzazioni, e dovranno essere adottate le
opere di mitigazione necessarie a riportare i valori calcolati entro i
limiti previsti dalla normativa vigente; ove ciò non risulti
possibile, tenuto conto che l'obiettivo di fondo da perseguire
è
quello di contenere al massimo i tempi di realizzazione dell'opera nel
suo complesso, dovranno essere richieste e conseguite le deroghe
secondo le modalità di legge" e 8.6 "In fase di
progettazione
definitiva si dovrà adottare relativamente all'impatto
acustico
di cantiere la metodologia di previsione del clima acustico impiegata
per il cantiere Borzoli anche per tutti gli altri cantieri dell'opera".
A tale proposito, si premette che, generalmente, gli studi acustici
sono stati redatti limitatamente ai periodi diurni e che non contengono
in nessun caso la valutazione del clima acustico attuale, rinviandolo
alla fase operativa del cantiere. Si raccomanda la valutazione del
clima acustico attuale in tutti i contesti in cui la stima del livello
d'immissione non può prescindere dalla conoscenza del clima
acustico attuale medesimo.
Si prenda ad esempio il recettore n. 27 di cui allo studio relativo al
CBLI, verosimilmente soggetto a livelli notturni attualmente contenuti
e presso il quale si ritiene possa verificarsi il superamento del
livello differenziale notturno con eventuale presenza di componenti
tonali.
Relativamente ad alcuni cantieri base (esempio CBLI Borzoli) si
riscontra il potenziale superamento dei limiti di zonizzazione ed
eventuali superi del limite d'immissione differenziale in periodo
notturno, senza peraltro che il progetto preveda opportuni interventi
di mitigazione.
Si riscontrano inoltre lacune e imprecisioni: a) che lo studio acustico
per il cantiere CBLiA non identifica altri recettori al di fuori della
scuola edile e b) che il risultato della simulazione presentato in
allegato al CBL4 è in realtà relativo al CBL5.
Tra le criticità emerse in relazione ai cantieri operativi
merita particolare attenzione il caso di Fegino, dove lo studio
acustico evidenzia che nonostante l'installazione di barriere acustiche
non si verifica il rispetto dei limiti di zona.
In questi casi si raccomanda un'azione finalizzata alla risoluzione
dell'impatto sia applicando sistemi di schermatura direttamente alla
sorgente, sia attraverso l'ottimizzazione delle lavorazioni in modo da
ridurre le attività rumorose nel periodo notturno. Nei casi
in
cui lo studio acustico abbia evidenziato situazioni di non
conformità con la zonizzazione nonostante la messa in operi
di
barriere fonoassorbenti, il progetto definitivo dovrà essere
integrato da un piano di gestione delle attività di cantiere
specific( per le attività notturne e diurne a dal relativo
approfondimento di carattere acustico. Tale studio dovrà
dimostrare che sono stai messi in opera tutti gli accorgimenti per la
riduzione del rumore alla fonte.
h) definizione degli impegni temporali ai fini delle effettiva
realizzazione degli interventi mitigativi, e relativo assoggettamento
alla condizione che l'esecuzione degli stessi avvenga in via
preliminare all'apertura dei cantieri ove possibile, e comunque non
oltre la chiusura dei cantieri stessi;
La prescrizione non è riportata dalla deliberazione CIPE. Se
ne
ribadisce l'importanza e si evidenzia ancora che gli interventi su
ricettori sono rinviati inspiegabilmente ad una fase di avanzata
cantierizzazione dell'opera.
Dovranno essere definiti gli impegni temporali ai fini dell'effettiva
realizzazione degli interventi mitigativi, e relativo assoggettamento
alla condizione che l'esecuzione degli stessi avvenga in via
preliminare all'apertura dei cantieri ove possibile, é in
ogni
caso non oltre la chiusura dei cantieri stessi;
i) tutela delle aree umide, andranno adottate tutte le misure per
evitare scarichi di qualsiasi tipo di materiale dentro i corsi d'acqua,
laghetti e sponde;
Il Punto 4.11 della deliberazione CIPE prescrive che "In sede di
progettazione definitiva, al fine di tutelare le aree umide, dovrannc
essere indicate le opportune misure da adottare per evitare scarichi di
qualsiasi tipo di materiale dentro corsi d'acqua, laghetti e sponde".
Il Progetto definitivo recepisce la prescrizione e presenta una serie
di misure e di procedure comportamentali che dovranno essere seguite in
fase di realizzazione dell'opera e ad opera eseguita al fine di
tutelare i corsi d'acqua. Gli impianti per la gestione degli scarichi
civili (acque nere) sono di norma collegati alla fognatura esistente.
In alcuni casi, tuttavia, tale scelta rimane indeterminata e si
prospetta un'alternativa tra un sistema di depurazione di tipo
biologico con tre bacini (bacino di pretrattamento, bacino di
ossidazione e bacino per la sedimentazione finale) e l'allacciamento
alla pubblica fognatura. Si ritiene opportuno un approfondimento in tal
senso e si prescrive che dovranno essere individuate e verificate le
soluzioni progettuali per la gestione degli scarichi relativi a tutte
le opere individuate.
Nel caso dei cantieri operativi, è previsto che le acque di
scarico siano gestite attraverso due reti di smaltimento distinte, una
per la raccolta delle acque da disoleare provenienti da piazzali e dal
lavaggio gomme e l'altra per la raccolta delle acque reflue di tipo
civile. Le acque provenienti dai tetti e dagli impianti di depurazione
delle acque di galleria a del lavaggio betoniere sono convogliate
direttamente nelle acque superficiali.
Le acque provenienti dal fronte di scavo vengono collettate in
canalette opportunamente dimensionate e portate in un apposito impianto
di depurazione all'esterno della galleria.
Le acque provenienti dai drenaggi delle gallerie lungo le intercapedini
tra la roccia e i conci vengono convogliate all'interno dell'arco
rovescio verso un bacino di controllo per l'analisi e la correzione del
pH.
In linea generale, il progetto definitivo ed in particolare il sistema
di gestione ambientale appositamente definito, attestano che tutte le
acque, prima di essere portate ai ricettori finali, sono adeguatamente
trattate in modo da raggiungere gli standard di qualità
previsti
dalla normativa vigente, previa una loro valorizzazione nell'ambito del
sistema di approvvigionamenti idrici per le attività di
cantiere.
Il progetto non sembra invece indicare modalità di gestione
dei
cantieri mobili e delle attività in alveo collegate alla
realizzazione della viabilità e dei cantieri, né
la
completa rimozione delle condotte interrate in fase di dismissione e
ripristino dei siti. Fatto salvo quanto prescritto dagli enti
competenti al rilascio delle autorizzazioni agli scarichi, si ritiene
tuttavia di indicare le prescrizioni che seguono:
Dovranno essere indicate tutte le misure precauzionali scelte per la
riduzione dell'impatto delle attività di cantiere poste
all'interno dei corsi d'acqua e in loro prossimità (cantieri
mobili).
In fase di ripristino delle aree cantiere dovrà essere
previsto
lo smantellamento e la bonifica dei sistemi di tubazioni interrate
(scarichi fognari).
j) dovranno essere espressamente indicati gli interventi per evitare di
alterare le condizioni naturali delle grotte di Isoverde tra l'altro
sede di numerosi specie di chirotteri;
La prescrizione è stata riportata al punto 7.4 della
deliberazione CIPE. "In sede di progettazione definitiva, al fine di
non alterare le condizioni delle grotte d'Isoverde, tenuto conto che
l'intervento più prossimo a dette grotte costituito dal
deposito
RAL3 non interferisce direttamente con le stesse, dovrà
essere
effettuato un approfondimento per valutare la necessità di
adottare ulterior misure mitigative".
Si pone in primo luogo l'evidenza sul rispetto della Legge Regionale
14/90 ed in particolare sull'obbligo di segnalazione( tempestiva alle
Autorità competenti delle eventuali cavità
carsiche che
dovessero essere messe a giorno dalle attività di scavo.
Ciò premesso, come meglio precisato al successivo punto "v",
nonostante il progetto non includa il previsto censimento delle
cavità carsiche (si è indicata esclusivamente la
Grotta
di Iso), si è potuta verificare la presenza di casi con
evidente
interferenza' delle opere su grotte (ad esempio Abisso Lidenbrook
interessato da adeguamento viabilità provinciale e di
cantiere).
Si ritiene indispensabile che sulla base del censimento delle grotte
sia previsto un esame delle scelte progettuali relative ai cantieri
all'adeguamento della viabilità ed eventualmente alla
realizzazione delle finestre, e che vengano fornite le misure adottate
per ridurre gli impatti al fine di mantenere le condizioni naturali
delle grotte. Si veda il punto "v".
k) dovranno essere individuate modalità gestionali di
cantiere e
della conseguente accessibilità (ad es attraversamento
attraverso guadi reversibili) e alternative che permettano di non
compromettere il SIC che interessa il torrente Iso;
La prescrizione è stata inclusa al punto 2.19 della
deliberazione CIPE, dove "In sede di progettazione definitiva
dovrà essere poste particolare attenzione alla tutela dei
valori
naturalistici per quanto riguarda i cantieri di servizio ed i RAL
ricadenti nelle aree SIC' e al punto 2.20. "In sede di progetto
definitivo, al fine di soddisfare l'esigenza di non compromettere
l'area SIC che interessa i, Torrente Isoverde, dovranno essere studiate
modi gestionali dei cantieri COL4-CS2 e caratteristiche delle relative
viabilità tali d& minimizzare per quanto possibile
l'impatto
sull'area anzidetta, provvedendosi alla relativa valutazione
d'incidenza". Il concetto è infine ribadito al punto 2.1 .c,
laddove si prescrive che per la finestra Cravasco "Il Progetto
definitivo dovrà studiare e definire le soluzioni per
garantire
la sicurezza della nuova viabilità con quella esistente sia
nella fase realizzativa che in fase finale: si dovrà inoltre
provvedere ad una verifica dello stato del dissesto e ad effettuare gli
eventuali interventi di riprofilatura del pendio in considerazione
dell'acclività del versante e della sua predisposizione al
distacco massi in corrispondenza del piazzale di imbocco della
finestra, senza interferire con l'area vincolata SIC IT 1331501
"Praglia - Pracaban - Monte Leco P. Martin".
Le integrazioni presentate si prefigurano come un aggiornamento del
precedente Studio di Incidenza Ecologica, allo scopo di assecondare
nuove esigenze progettuali, lasciando però diversi aspetti
critici senza indagine.
Nell'area considerata, comunque, alcune modifiche apportate dal
progetto definitivo appaiono migliorative rispetto all'ipotesi
precedente. Infatti, viene completamente eliminato il RAL 3,
nell'ambito del quale si prevedeva il tombinamento del Rio Iso (o Rio
Verde) e che risultava particolarmente critico per la salvaguardia dei
valori naturalistici di un'area appartenente ad un SIC. Vengono
però introdotte delle nuove opere accessorie che introducono
delle criticità non esaminate nell'ambito della relazione di
incidenza. Ci si riferisce per esempio alla realizzazione
dell'adeguamento della viabilità locale, che dalla
planimetria
di progetto, interessa alcuni valori naturalistici di rilievo. Inoltre
appare molto critica la realizzazione di un nastro trasportatore che
congiungendo le aree di cantiere relative alla finestra di Cravasco e
la cava Castellaro, (RAL 2) interesserebbe con i piloni di sostegno
l'alveo del Rio Iso. A tale proposito si ricorda che lungo il Rio Iso o
Verde sono segnalati alcuni habitat con vegetazione arborea igrofila
(tra cui il 91E0 "Boschi alluvionali residui di ontano nero",
prioritario ai sensi della dir. Habitat), oltre ad alcune presenze
faunistiche importanti come Salamandrina terdigitata e Leuciscus
souffia.
Anche per quanto riguarda i cantieri CSL2 e COV6 non sono state
effettuate indagini nell'ambito della relazione di incidenza in quanto
è dichiarato erroneamente che tali interventi non
ricadrebbero
in aree SIC. Lo stesso vale per COL 4 - CS2. Sulla base delle
considerazioni sopra esposte, si osserva dunque che: a) le soluzioni
prospettate nel progetto definitivo appaiono per alcuni versi
migliorative rispetto allo scenario contemplato nel progetto
preliminare, per il fatto che non viene più previsto il
riempimento del rio Iso, ma vengono comunque introdotte delle nuove
opere, in alcuni casi scarsamente descritte e che rischiano di essere
altrettanto invasive quanto quelle eliminate; b) la relazione di
incidenza nel suo complesso rimane comunque incompleta,
poiché
non vengono inseriti compiutamente gli elementi integrativi richiesti
con precedente nota. Si rendono pertanto necessarie alcune integrazioni
di carattere conoscitivo e progettuale.
Dovrà essere prodotta la carta degli habitat in scala minima
1:5.000 di tutte le aree di intervento all'interno e limitrofe ai SIC,
sulla base di adeguati rilievi fitosociologici e con il coordinamento
dei competenti uffici regionali.
Per le criticità già evidenti, quali per esempio
l'interessamento della grotta denominata Abisso Lindenbrook e la
realizzazione del nastro trasportatore sul rio Iso o Verde appare
chiara la necessità di ricercare delle soluzioni alternative
a
minor impatto.
1) dovranno sempre essere adottate tecniche di ingegneria naturalistica
alfine di evitare l'artificializzazione delle sponde;
La prescrizione è riportata al punto 4.3 della deliberazione
dei CIPE.
In linea di massima, il progetto definitivo ha cercato di ottemperare
la prescrizione scontrandosi con difficoltà legate agli
spazi
esigui a disposizione e all'antropizzazione dei luoghi. In talune situ
ioni, peraltro limitate, si è riscontrato l'utilizzo di
argini
in massi da scogliera.
m) per il rio Molinassi al termine del lavoro dovranno essere
ripristinate le condizioni originarie dei luoghi individuando soluzioni
secondo le previsioni progettuali compatibilmente con il contesto
ecologico di riferimento;
Il Progetto definitivo non individua interferenze tra le infrastrutture
ferroviarie ed il Rio Molinassi.
n) per quanto riguarda i cantieri di servizio e soprattutto i RAL
ricadenti nelle aree pSIC, dovrà essere posta particolare
attenzione alla tutela dei valori naturalistici dei siti stessi.
La prescrizione è stata accolta dal CIPE al punto 3.3. della
deliberazione. "In sede di progetto definitivo, si dovrà
verificare la possibilità di limitare la cava CL2 alla parte
non
ricadente nell'area tutelata SIC IT 1331501 - Praglia - Pracaban -
Monte Leco - P. Martin, in relazione alla necessità che il
fabbisogno di inerti per la costruzione della galleria di valico
prevista attraverso la finestra di Cravasco possa essere soddisfatto
interamente dalla coltivazione di tale limitata parte di cava. Nel caso
in cui ciò risulti tecnicamente impossibile, dovranno essere
studiati i migliori accorgimenti per limitare al massimo l'interferenza
della cava con l'area tutelata, sottoponendo il progetto definitivo
alle valutazioni previste per le aree SIC. Allo scopo anzidetto, la
prevista Convenzione attuativa da stipulare tra enti locali, cavatori,
soggetto aggiudicatore/realizzatore dell'opera dovrà
prevedere,
tra l'altro, un'estrazione della parte di cava CL2 che non si estende
nell'area SIC dei quantitativi necessari per la parte sottesa alla
Finestra di Cravasco.
Si collegano a questo argomento la prescrizione riportata dal CIPE al
punto 3.8 della deliberazione: "Per quanto attiene l'accumulo di
smarino presso la finestra Cravasco, posto che il progetto preliminare
già definisce sia in termini di sicurezza che di impatto
paesaggistico le caratteristiche tecniche del deposito del Rio Verde,
tali tematiche dovranno essere approfondite in sede di progettazione
definitiva. Per quanto concerne la collocazione di un bacino di
laminazione sul Rio Verde, gli aspetti idraulici connessi con il regime
di deflusso delle acque del Rio dovranno essere oggetto di approfondita
analisi nel corso del progetto definitivo, compatibilmente con la
necessità di assicurare la sistemazione dell'intero
quantitativo
di materiale proveniente dalla finestra Cravasco" e al punto 6.17 "In
fase di progettazione definitiva, si dovrà provvedere alla
valutazione d'incidenza per i siti di importanza comunitaria
interessati dal progetto e dovrà essere attivata la
specifica
procedura secondo la normativa vigente. Ai fini della valutazione
d'incidenza per i siti di importanza comunitaria, dovranno essere presi
in considerazione tutti gli elementi naturali che sono interferiti dal
progetto, al fine di evitare di sottostimare gli impatti prodotti,
sulle componenti faunistiche e vegetazionali". Si è
già
detto della riduzione dell'impatto relativa all'eliminazione del RAL1.
L'eliminazione del RALI ha tuttavia comportato l'ampliamento del RAL 2,
anch'esso parzialmente compreso entro il perimetro di un pSIC, con un
incremento delle terre da abbancare da 1.500.000 a 2.100.000 mc, e
l'elevazione della sommità del rilevato fino a 450 m di
quota.
Il progetto è stato analizzato nella relazione di incidenza
in
maniera non esaustiva. Infatti, viene dichiarato che "tutte le
soluzioni progettuali adottate e la localizzazione degli interventi
hanno permesso la conservazione degli ambienti troglobi presso la cava
Castellaro". Tale affermazione non è però
accompagnata da
alcuna descrizione di tali ambienti rinviando alla fase di monitoraggio
per l'accertamento delle eventuali ricadute sulle cavità
carsiche.
Inoltre rispetto a quanto richiesto in precedenza non vengono aggiunte
ulteriori specifiche riferite al RAL 1, situato all'interno del pSIC
"Monte Gazzo", non viene presentata alcuna zonizzazione degli habitat
all'interno delle aree pSIC, come richiesto dalla normativa regionale
(DGR 646/01); non vengono descritte misure mitigatorie dettagliate e
riferite ai contesti locali a cui gli interventi si riferiscono; il
monitoraggio ante-operam che dovrebbe consentire di raccogliere dati da
utilizzare come base di confronto per i successivi monitoraggi
previsti, appare molto spesso inadeguato e insufficientemente
approfondito.
Dovranno essere localizzati gli ambienti (in particolare i carsici)
della cava Castellaro ritenuti particolarmente sensibili per la
possibile presenza di specie protette. In particolare, si ritiene
particolarmente importante verificare la presenza di eventuali rifugi
invernali di chirotteri, anche in funzione di una programmazione dei
lavori secondo un calendario operativo caratterizzato dal minor impatto
possibile (es. evitare il periodo del letargo). Inoltre dovranno essere
preventivamente descritte e successivamente adottate tutte le
modalità operative con cui si intende evitare, in fase di
cantiere, l'insorgere degli impatti descritti sopra (es. recinzioni per
evitare sversamenti, utilizzo di apparecchiature insonorizzate
certificate, ecc.). L'ottemperanza a tali prescrizioni sarà
verificata nella fase di approvazione del Progetto di coltivazione ai
sensi della L.R. 12/79.
o) dovrà essere verificata la congruenza in termini
temporali
della realizzazione del cantiere ubicato sul piazzale della cava
"Montecarlo ". Nel caso in cui la prevista apertura del cantiere si
sovrapponga all'attività estrattiva in corso dovranno essere
ricercate aree alternative;
Tale prescrizione non è stata riportata nella deliberazione
CIPE. La cava Montecarlo è stata oggetto di una revisione
progettuale nel passaggio dal preliminare al definitivo e risulta
attualmente interessata galla presenza dell'imbocco della finestra
Cravasco.
Sulla base del cronoprogramma dei lavori è previsto che a
partire dal terzo trimestre dall'inizio dei lavori entri in funzione il
Cantiere per la realizzazione della Finestra. Tale previsione potrebbe
quindi comportare l'interferenza delle attività di
realizzazione
del terzo valico con la coltivazione della cava Montecarlo.
Resta pertanto necessaria la verifica della congruenza in termini
temporali dell'installazione dei cantieri COL4 e CSL2 e dello scavo
della finestra Cravasco con l'attività estrattiva della Cava
Montecarlo autorizzata per la durata di 5 anni con DGR n. 1733 del
22/12/03. Tale verifica può essere effettuata solo nel
momento
in cui sia noto l'avvio dei lavori.
p) dovrà essere prevista l'individuazione di eventuali fonti
di
approvvigionamento alternativo per coprire bacini d'utenza delle opere
di captazione idropotabile per le quali viene prospettata una
probabilità elevata di interferenza con il progetto, con
conseguente riduzione quantitativa della risorsa;
Il concetto è ribadito dalla deliberazione CIPE al punto 5.1
dove si prescrive che "In sede di progetto definitivo dovrà,
altresì, provvedersi alla predisposizione di un piano di
approvvigionamento alternativo (acquedotti), per i casi in cui il
progetto preliminare ha già indicato l'alta
probabilità
che si verifichi un depauperamento delle fonti e per la quale
è
da ritenere insito il carattere dell'eccezionalità di cui
all'art. 1 della L. n. 36/94 richiamata dal Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio, ciò nei limiti di spesa
preventivati di 15,30 milioni di E. Per quanto riguarda le acque
drenate in galleria, si .dovrà privilegiare la destinazione
delle stesse al riuso a seguito dei necessari controlli qualitativi".
Strettamente collegato è il punto 5.3 della deliberazione
CIPE
che prescrive che "In fase di progetto definitivo dovrà
essere
effettuato un approfondimento relativamente all'eventuale interferenza
del tracciato ferroviario con la sorgente di Isoverde, prevedendo i
conseguenti accorgimenti da attuare in fase esecutiva allo scopo di
prevenire eventuali danni alla sorgente".
Le indagini geologiche allegate al progetto definitivo individuano una
serie di sorgenti con potenziale rischio di isterilimento,
riconducibili a due gruppi: alcune sorgenti alla testata del Rio Fegino
ad alimentazione dell'acquedotto Costiera e diverse opere di captazione
sul versante orientale del M. Figogna al servizio di più
acquedotti pubblici e consortili (cosiddette Sorgenti di Livellato al
servizio dei Comuni di Ceranesi e Campomorone).
Tali sorgenti sono state individuate con una metodologia che mettendo a
sistema otto variabili (tipo di sorgente, posizione topografica
relativa e distanza tra sorgente e galleria, formazione geologica,
grado di fratturazione dell'ammasso roccioso, copertura e dimelisione
della galleria, interconnessione con faglie o strutture carsiche)
fornisce una stima preliminare del rischio di isterilimento.
Si tratta di una procedura ancora in fase di studio e sperimentazione e
che rappresenta un primo approccio di tipo semplificato al problema, ma
che nel caso in esame, considerata la complessità e la
variabilità geologica dell'area, rappresenta sicuramente un
buon
punto di partenza.
Ciò non toglie che la previsione di isterilimento delle
sorgenti
a seguito della realizzazione delle gallerie del Terzo Valico, delle
Finestre, delle connessioni e delle viabilità in
sotterraneo,
nonostante le numerose indagini e i rilevamenti eseguiti, resta ancora
influenzata da talune approssimazioni. Ci si riferisce soprattutto alle
incertezze nella definizione della geometria delle principali faglie,
alla scarsità di informazioni relativamente ai circuiti
delle
acque sotterranee nelle formazioni carsiche e ad alcune
possibilità ancora aperte nella definizione dei limiti tra
le
formazioni che verranno attraversate dal tracciato (si veda ad esempio
la possibilità di incontrare la Formazione dei Calcari di
Gallaneto tra le progressive dei 10.000 e 11.000 m della galleria di
Valico). Il progetto prevede indagini geognostiche in avanzamento da
effettuarsi in corrispondenza di faglie e dei passaggi fra differenti
formazioni rocciose, sulla base delle indicazioni fornite dall'esame
geologico dei fronte di scavo.
Con particolare riguardo alle aree carsiche e specificatamente all'area
di Cravasco - Isoverde, è stato redatto, come richiesto, un
rilevamento geologico di dettaglio che ha permesso di individuare lungo
il T. Verde a quote comprese tra i 220 e i 210 m slm il probabile
livello di base della circolazione idrica.
Con riferimento alla possibilità che la finestra Cravasco
possa
interferire con l'acquifero in oggetto, la relazione geologica attesta
"che nella nuova ipotesi di tracciato del Progetto Definitivo tali
rischi sono minimizzati poiché, sulla base delle previsioni
geologiche realizzate il tracciato della discenderia dovrebbe uscire
dall'acquifero proprio tra le progressive metriche 560 e 580
(equivalenti nel profilo della galleria alle quote di progetto di 232 -
230 m slm), proseguendo a quote inferiori ai 210 m all'interno di
litotipi meno permeabili che non sono parte costituente del sistema
carsico". L'andamento in profondità del dispositivo
idrogeologico costituito dal contatto tra le formazioni permeabili
(Calcari di Gallaneto e Calcari dolomitici di M. Gazzo) e la prima
formazione impermeabile (Metargilliti nere) è ricostruito
esclusivamente da dati di superficie. Anche il modello idrogeologico
presentato fa riferimento esclusivamente a dati di superficie ed
osservazioni sulle condizioni di magra del T. Verde (agosto 2004) e non
sembra fornire alcuna spiegazione in merito ai risultati del
monitoraggio piezometrico eseguito sul sondaggio AA301GO59 (ubicato in
prossimità della cava all'uscita della Galleria Montecarlo)
che
indicherebbe la falda a quote comprese tra 257 e 263 m slm
I dati a disposizione, quindi, non sembrano escludere che la finestra
Cravasco intercetti la falda del sistema carsico del Monte Carlo, e
soprattutto che quest'ultimo sia in comunicazione con l'acquifero di
Isoverde (sponda sinistra del T. Verde). Ne deriva che allo stato delle
conoscenze non è escludibile che la realizzazione della
finestra
Cravasco possa produrre una riduzione della portata della sorgente di
Isoverde e influenzi il regime dell'omonimo Rio posto in area SIC.
Dovranno essere eseguite ulteriori indagini idrogeologiche per definire
con certezza il grado di relazione esistente tra le acque sotterranee
in sponda sinistra del T Verde e il sistema carsico di Isoverde.
Inoltre sono da prevedersi sondaggi profondi per definire con certezza
il limite tettonico tra l'unità M Gazzo Isoverde (acquifero)
e
la Fascia Milonitica d'Isoverde, ciò alfine di escludere il
drenaggio del sistema carsico per effetto degli scavi della Finestra
Cravasco e della Galleria di Valico tra le progressive 9500 e 11000.
Qualora dette indagini non consentissero di escludere l'interferenza
del tratto iniziale della Finestra Cravasco con il sistema carsico
d'Isoverde si dovrà provvedere a modificare il tracciato di
quest'ultima.
Nel caso le indagini confermino l'ipotesi secondo la quale la galleria
di valico intercetterebbe l'acquifero carsico tra le progressive 9500 e
11000 e qualora il tracciato non possa essere modificato (in modo da
escludere tale interferenza), dovranno essere poste in opera le
migliori tecnologie per l'attraversamento della struttura idrogeologica
senza causare impatto sulla circolazione idrica, provvedendo inoltre
alla totale impermeabilizzazione della galleria.
Più in generale, in considerazione del quadro conoscitivo
attuale, durante lo scavo delle gallerie si dovrà
privilegiare
l'utilizzo delle previste indagini geognostiche in avanzamento con
particolare attenzione a tutti i punti in cui è stata
riconosciuta la possibile presenza di strutture idrogeologiche
potenzialmente collegate ad acquiferi. Durante lo scavo delle gallerie,
nel caso in cui le indagini in avanzamento evidenziassero la presenza
di venute idriche potenzialmente collegabili ad acquiferi di pregio,
dovrà essere evitata accuratamente qualsiasi forma di
drenaggio
che possa alterare, anche temporaneamente, la circolazione della falda.
In relazione alla prescrizione di accertare in ogni caso la
realizzabilità di un acquedotto sostitutivo per le sorgenti
impattate, sono stati presentati i progetti per i seguenti acquedotti
sostitutivi:
• 0V31 - ad eventuale sostituzione o integrazione delle
sorgenti
SCE55-60, SCE63, SCE239-240, SCE320, SCE365 che oggi forniscono da una
quota media di 520 m slm acque di pregio con una portata media
complessiva di oltre 1500 1/min le frazioni di Livellato, San Bernardo
e Ceranesi, è prevista la connessione all'acquedotto per
Lencisa
(quota 500-600 m slm) in località Livellato;
• 0V30 - in sostituzione delle sorgenti SGE31 e SGE32 gestite
dal
Consorzio acquedottistico della Costiera di Fegino caratterizzate da
una portata complessiva di 300 1/min e poste a quote comprese tra 210 e
325 m slm, è previsto l'utilizzo del Serbatoio Borzoli
(quota
137 m s.l.m.) di proprietà dell'Acquedotto De
Ferrari-Galliera
come punto di approvvigionamento, realizzando in adiacenza vasche di
accumulo e stazione di spinta per riportare l'acqua all'acquedotto
esistente per Fegino e Trasta bassa.
Lo studio idrogeologico indica inoltre alcune sorgenti ad alta e media
probabilità di isterilimento lungo il Rio Rizzolo nell'area
di
Cravasco di proprietà privata e ad uso misto per le quali il
progetto non prevede una soluzione integrativa.
Si dovrà comunque produrre un piano d'approvvigionamento
idrico
di emergenza per sopperire entro le 24 ore a crisi idriche causate dai
lavori per l'esecuzione del terzo valico (misure di urgenza).
q) dovrà essere prevista l'elaborazione dei progetti
relativi
alle varie ipotesi di approvvigionamento idrico idropotabile e non,
facendo riferimento agli impianti dotati di concessione, a
compensazione delle risorse potenzialmente impattate a livello anche
qualitativo, privilegiando il riutilizzo delle acque drenate dalle
gallerie;
La prescrizione è riportata al punto 5.1. della
deliberazione CIPE. Si veda anche il punto precedente.
Valutazioni sia empiriche che analitiche portano a stime delle portate
non stabilizzate drenate dalla galleria di valico all'imbocco sud in
zona Trasta di oltre 150 l/sec con temporanee venute puntuali in fase
di scavo anche superiori. Sempre in base a considerazioni di carattere
empirico risulta che la portata stabilizzata in fuoriuscita dalla
galleria di valico, sempre al portale Sud, potrebbe essere compresa tra
35 e 85 I/sec, mentre dalle interconnessioni per Genova Voltri, dove
è previsto l'interessamento dell'acquifero basaltico, sono
stimati afflussi tra 18 e 27 l/s per il binario dispari e tra 13 e
201/s per il binario pari. Tali portate sono stimate prevedendo
l'esistenza di un apposito sistema di drenaggio collegato con le
gallerie che intercetti le acque dell'ammasso roccioso e ne preservi la
qualità isolandole dalle acque presenti all'interno del
cavo. La
possibilità di recupero delle acque di galleria ad uso
idropotabile non è esclusa ed è solamente
rinviata ad una
fase avanzata del progetto qualora si evidenziasse non solo che le
acque sono di quantità e qualità idonee ma che
gli Enti
Locali e le Società acquedottistiche dimostrino interesse
per il
loro utilizzo.
r) dovrà essere verificata sul piano della sicurezza la
necessità di realizzare gallerie parallele ad un binario
collegate con bypass;
La prescrizione non è riportata dalla deliberazione CIPE.
La necessità di eseguire la linea di valico tramite due
canne
separate per motivi di sicurezza, ribadita ancora dal progetto
definitivo si basa su considerazioni effettuate a partire da documenti
interni a RFI ed in particolare al documento "Standard di sicurezza p(
nuove gallerie ferroviarie" emesso nell'anno 2001.
s) in merito all'utilizzo della ex cava Conte va precisato che
sarà possibile previo il ripristino
dell'accessibilità, e
la soluzione delle problematiche connesse con la presenza dei rifiuti
rinvenuti nel piazzale di cava (cfr controlli ARPAL);
La prescrizione non è stata riportata nella delibera CIPE.
Il Progetto definitivo non prevede attività interferenti con
la
Cava Conte. Si ritiene che l'area possa essere tenuta in considerazion
tra le alternative meritevoli di interventi di Riqualificazione
ambientale qualora, per incompatibilità temporale, parte
dell
volumetrie di smarino non trovassero collocazione all'interno dei siti
ad oggi previsti.
Resta pertanto raccomandata la caratterizzazione e la soluzione delle
problematiche connesse con la presenza dei rifiuti nel piazzale della
Cava Conte.
t) dovrà essere prevista, tramite l'attivazione di un
accordo
tra Regione, Provincia e Comune, l'attualizzazione delle previsioni
relative all'approvvigionamento degli inerti nonché gli
stoccaggi per il recupero dei versanti;
La prescrizione è ripresa al punto 3.2 della deliberazione
CIPE:
"Per ciò che riguarda l'approvvigionamento di inerti in
Liguria
dovrà stipulare una convenzione attuativa fra Regione,
Provincia, Comuni, cavatori, soggetto aggiudicatore e realizzatoi
dell'Opera per l'attualizzazione delle previsioni relative
all'approvvigionamento degli inerti nonché agli stoccaggi
per il
recupero dei versanti. Vista l'importanza dell'accordo se ne raccomanda
la tempestiva sottoscrizione, in modo da tenerne conto nelle attivita'
di progettazione definitiva. I termini dell'accordo dovranno essere in
linea con i costi previsti e con i fabbisogni necessari all esigenze
programmatiche".
A tale proposito la Regione Liguria ha promosso un incontro tra i
gestori delle attività estrattive, TAV, COCIV e ITALFERR
durante
il quale si è acquisita da parte delle Società
esercenti
le attività di cava la condivisione dei progetti presentati,
pur
ribadendo che il progetto esaminato è da considerarsi di
massima, che lo stesso dovrà essere sviluppato come progetto
definitivo a sensi della LR 12/79 e che in tale sede saranno risolte le
criticità evidenziate, quali i tempi minimi per
l'abbancamento
dell smarino e degli sterili di cava compatibilmente con lo sviluppo
della coltivazione della cava, la localizzazione e la funzionalita'
degli impianti.
In tale occasione si è inoltre convenuto che la sigla della
convenzione sarà successiva all'approvazione del progetto
definitivo de "Terzo valico dei Giovi" e all'approvazione della
variante al Piano cave per la cava Castellaro. Il verbale della
riunione è part integrante del presente parere.
Le imprese si sono inoltre impegnate a provvedere a valle della
sottoscrizione della convenzione, alla richiesta d'autorizzazione alla
coltivazione alla Regione Liguria (ai sensi della L.R. 10 aprile 1979,
n. 12), a fronte dell'elaborazione di un programma d coltivazione
definitivo che specifichi e dettagli il programma di coltivazione
presentato con il progetto definitivo del Terzo Valico.
U) alfine di poter valutare la reale necessità degli
interventi
sulla viabilità contenuti nelle opere collegate
sarà
necessari l'elaborazione di uno studio sul sistema
dell'accessibilità, prima e durante l'apertura dei cantieri
contenente i rilievi de flusso di traffico, un'analisi
dell'accessibilità esistente, rilievo del traffico e
dell'inquinamento acustico ed atmosferica stima della domanda di
mobilità generata dall'opera, definizione di scenari
alternativi, simulazione impatto acustico per diversi scenari.
La prescrizione è riportata solo in parte al punto 1.4 della
deliberazione CIPE "Nell'ambito della progettazione definitiva dovra';
essere predisposto uno studio sui flussi del traffico esistente, su
quelli indotti dall'apertura dei cantieri e sul sistemi
dell'accessibilità".
La relazione del traffico non fornisce ulteriori elementi utili per la
valutazione della reale necessità degli interventi sulla
viabilita' esistente, né questo era peraltro richiesto dal
CIPE.
v) il progetto dovrà essere integrato coni seguenti
elaborati:
1. verifiche di stabilità, con particolare attenzione al
tratto
del versante destro del Polcevera interessato da quattro gallerie(in
considerazione anche delle eventuali influenze di altre grandi opere
infrastrutturali che dovrebbero interessare la medesima area);
2. valutazione del grado di carsismo ed eventuale presenza Vi organismi
carsici di valenza speleologica per i settori chi interessano calcari
dolomitici;
3. indicazione del tracciato degli oleodotti presenti nella fascia
interessata dal progetto;
4. approfondimenti di carattere idraulico ed idrogeologico per ogni
opera prevista da attuarsi in conformità ai disposti ed
indicazioni tecniche desunte dai Piani di Bacino stralcio approvati (si
consiglia un fallivo e costante rapporto con gli
Uffici provinciali competenti sia per la fase di progettazione
definitiva degli interventi, che in corso d'opera); 5. attuazione
puntuale e completa dei previsti programmi di monitoraggio;
Tali prescrizioni sono state riportate al punto 6.1 della Deliberazione
CIPE, sotto forma di richiesta d'integrazioni.
Al punto 4.1 della deliberazione CIPE, si precisa inoltre che "Per
evitare criticità di natura idraulica ed idrogeologica, in
fase
di progetto definitivo dovranno essere svolti approfondimenti di
carattere idraulico per ogni opera prevista da attuarsi in
conformità ai disposti ed alle indicazioni tecniche desunte
dai
Piani di Bacino stralcio approvati; a tal fine si raccomanda un fattivo
e costante rapporto con gli Uffici provinciali competenti sia per la
fase di progettazione definitiva degli interventi, che in corso
d'opera".
Punto v1
Le verifiche di stabilità del versante destro del T.
Polcevera
non sono state allegate al Progetto definitivo. A tale proposito
occorre sottolineare che la revisione del progetto riduce drasticamente
il numero di gallerie che interessano l'area in oggetto (variazione
delle interconnessioni per Campasso ed abolizione delle due gallerie
previste) e di conseguenza si ritiene che l'impatto sulla
stabilità del versante sia notevolmente ridotto. Si segnala
comunque che in nessun punto del progetto si presenta la risposta
all'ottemperanza e si ribadisce che dovranno essere fornite
considerazioni in merito alle eventuali interferenze tra le gallerie
che interessano la sponda destra del T Polcevera;
Punto v2
Il secondo punto non sembra essere stato affrontato compiutamente dal
progetto definitivo. La relazione geologica si limita, infatti, ad una
sintesi di quanto noto in letteratura. Il rilevamento alla scala
1:5.000 dell'areale di Cravasco (approfondimento citato nella Relazione
di Ottemperanza in relazione alla sorgente di Isoverde) raccoglie
esclusivamente informazioni di carattere geologico strutturale e manca
totalmente di un'analisi geomorfologica utile alla caratterizzazione
delle forme carsiche. Il mancato impatto delle opere in progetto sul
sistema di grotte appartenenti aree carsiche regionali (GE33 M. Gazzo,
GE34 Alta Val Chiaravagna, GE35 Isoverde) è quindi
affrontato
nello Studio d'incidenza: anche in questo caso, tuttavia, manca
l'approfondimento conoscitivo richiesto.
Si ribadisce quindi la necessità di un ulteriore
approfondimento
geomorfologico, idrogeologico e naturalistico per tutte le aree
carsiche interessate dalle opere e della messa in atto di misure per
ovviare all'alterazione delle grotte e degli ecosistemi presenti in
esse.
Punto v3
In relazione al terzo punto, è stato predisposto uno
specifico
elaborato che illustra lo stato di fatto relativo ai sopra-sotto
servizi interferenti con le opere annesse alla realizzazione della sola
linea di valico che evidenzia l'assenza di servizi interferenti con le
opere di linea nel territorio Ligure a seguito del tracciato in
sotterraneo;
Per ogni singolo progetto di viabilità e di cantiere
è
stato predisposto il censimento di tutti i servizi interferenti con le
opere accessorie. A tal riguardo, la relazione tecnica, oltre ad
illustrare la situazione dei servizi interferenze presenti per tratti
d'opera, fornisce anche le indicazioni progettuali per la risoluzione,
il tutto in ogni caso riepilogato in una "tabella delle interferenze"
con indicazione anche degli elaborati di riferimento e degli Enti
proprietari dei servizi.
La mappatura dei servizi e delle interferenze è solitamente
desunta da indicazioni fornite dagli Enti.
Il progetto indica per ciascun servizio ed interferenza un intervento
di soluzione, spesso proponendo lo spostamento degli stessi ma senza
indicarne la futura ubicazione e valutarne la fattibilità
tecnica.
Dovranno essere previsti appositi elaborati progettuali che definiscano
nel dettaglio le soluzioni alternative ai servizi e alle utenze
interferite ed i relativi costi.
Si prende atto della revisione della viabilità di accesso al
cantiere al km 1 + 180 per ovviare ad un'interferenza con oleodotto.
Punto v4
Per le verifiche idrauliche degli interventi, il progetto definitivo ha
fatto riferimento ai Piani di Bacino Stralcio relativi al territorio di
competenza. In particolare per gli interventi ubicati in Comune di
Genova, Ceranesi e Campomorone la progettazione ha fatto esplicitamente
riferimento al Piano di bacino stralcio per la difesa idrogeologica,
geomorfologica, per la salvaguardia della rete idrografica e per la
compatibilità delle attività estrattive,
approvato con
DCP n. 14 del 2/04/03 e s.m. per la sola parte geologica e adottato con
D.C.P. n. 15 del 2/04/2003 per i soli aspetti idraulici.
In realtà ad oggi il Piano è interamente
approvato, anche
per quanto riguarda lo stralcio idraulico, con Delibera del Consiglio
Provinciale n. 14 del 02/04/2003 e le norme sono state approvate con
Delibera del Consiglio Provinciale n. 38 del 30/09/2004. n. 305 del
06/07/2004.
Anche nel caso degli studi idraulici redatti per le opere interferenti
i corsi d'acqua nel bacino del Torrente Chiaravagna si evidenzia che i
riferimenti normativi citati non sono aggiornati. Nel progetto si fa
infatti riferimento al Piano di Bacino Stralcio per la difesa
idrogeologica, geomorfologica, per la salvaguardia della rete
idrografica e per la compatibilità delle attività
estrattive del torrente Chiaravagna, approvato con D.G.R. n 31 del
29/09/9£, modificato con DCP n. 11 del 5/03/2003. Gli estremi
di
approvazione del Piano si spingono invece fino alle modifiche apportate
alla normativa con Delibera della Giunta Provinciale n. 305 del
06/07/2004 e Delibera della Giunta Provinciale n. 452 del 12/10/2004.
Per tutte le verifiche idrauliche si dovrà quindi verificare
la
corrispondenza di quanto desunto dalla precedente versione dei Piani di
bacino con gli elaborati attualmente vigenti, con particolare
riferimento alla normativa di Piano.
Sempre con riferimento agli studi idraulici, sono state svolte
verifiche puntuali relative ad attraversamenti e tombinature di corsi
d'acqua minori (per es. verifica di moto uniforme sul rio affluente in
destra del T. Verde a Pontedecimo, all'altezza dell'ospedale Gallino,
tombinature COL2 Fegino). Si evidenzia che la normativa di Piano
prescrive di effettuare le verifiche idrauliche il situazioni di moto
permanente, e adottando come portata di progetto la portata individuata
dal Piano stesso. Si dovranno quinti modellare in regime di moto
permanente, coerentemente con quanto previsto dalla suddetta norma,
almeno i corsi d'acque identificati dal reticolo idrografico
significativo di Piano.
E' prevista inoltre la realizzazione di numerose opere idrauliche o,
comunque, di interventi che comportano interferenza con i corsi d'acqua
durante la fase di cantiere (per es. viadotti 1 e 2 in fregio al
torrente Verde a PonteX, nuovo ponte sul Verde; ponti d demolire e
ricostruire sul Chiaravagna) o necessitano della messa in opera di
arginature provvisionali a protezione delle aree d cantiere, dislocate
nel corso d'acqua e che ne determinano un restringimento. Queste opere
provvisionali determinano un incremento di pericolosità in
termini di rischio residuale. In particolare la relazione idraulica
precisa che: "[...] Al fine di valutari la variazione di
pericolosità indotta da modifiche anche temporanee della
configurazione dell'alveo durante le fasi realizzative, s sono
costruite le curve di pericolosità nell'ipotesi di diversi
gradi
di restringimento delle sezioni di deflusso. [...] L'analisi di tal
grafici mostra che una riduzione delle sezioni di deflusso del 10%
induce un aumento medio della pericolosità di circa 2 volte,
uni
riduzione del 20% induce un aumento medio della pericolosità
di
circa 4 volte e una riduzione del 30% induce un aumento medi della
pericolosità di circa 8 volte. Con riferimento al tratto del
torrente Verde interessato dagli interventi, ad esempio, esso
parzialmente insufficiente al deflusso per eventi 50-ennali (Fascia A).
In questo caso una riduzione delle sezioni di deflusso de 10% induce un
incremento della pericolosità dal 6% dello stato attuale al
10%
circa, una riduzione del 20% incrementa tale indici sino al 17% circa e
una riduzione del 30% conduce ad un valore di pericolosità
del
28%. In altri termini, ciò significa che l'evento cui
è
associata un'uguale pericolosità della portata 50-ennale
nelle
condizioni attuali sarebbe quello con tempo di ritorno pari circa 30
anni nel primo caso, pari a circa 20 anni nel secondo caso e a 10 anni
nel terzo." A fronte di questa analisi, non è peri prevista
alcuna misura di mitigazione del rischio; inoltre non è
chiaramente indicato a quanto ammonti la riduzione della sezione d
deflusso, né quali siano le sezioni idrauliche interessate.
In
fase di cantiere, dovranno essere messe in atto opportune misure,
finalizzate alla riduzione delle interferenze con il deflusso delle
acque e contestualmente dovranno essere previste, di concerto coi
l'Ufficio Competente del Comune di Genova, adeguate misure di
protezione civile (procedure di gestione del cantiere in occasioni di
allerta meteo) per- garantire la pubblica e privata
incolumità,
calibrate in maniera specifica sul particolare e delicato assetto
dell'alveo nella fase di realizzazione delle opere.
Si segnala inoltre la carenza della documentazione tecnica relativa
allo scatolare sul Rio Trasta.
Dovrà essere valutata la fattibilità tecnica ed
ambientale dello scatolare in corrispondenza del Rio Trasta, in
prossimita' dell'imbocco della galleria di Valico.
Punto v5
Con riferimento infine all'attuazione del monitoraggio, il progetto
definitivo prevede un complesso sistema per il controllo delle
qualità ambientale distinto per le tre fasi di pre operam,
corso
operam e post operam. Il monitoraggio osserva le prescrizioni contenute
nelle Linee Guida per il Progetto di Monitoraggio Ambientale (PMA) -
Commissione Speciale VIA, Rev.2. de 30.09.2004, e sarà
esteso
agli ambiti atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo,
vegetazione, flora e fauna ed ecosistemi rumore e vibrazioni,
radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, paesaggio, stato fisico dei
luoghi, cantieri e viabilità, rifiuti - rocce e terre da
scavo,
ambiente sociale.
Di solito, le stazioni di monitoraggio sono mantenute fisse in tutte e
tre le fasi, mentre la frequenza del campionamento varia da un minimo
durante i periodi precedenti e successivi all'intervento fino ad un
massimo durante la realizzazione dell'infrastruttura. Benché
la
densità areale e la frequenza dei campionamenti sia
generalmente
adeguata, si ritiene opportuna in alcuni casi l'intensificazione delle
misurazioni e l'inserimento d'ulteriori stazioni.
In particolare, i campionamenti dei parametri influenzati dal clima
dovranno avere cadenza minima trimestrale, prevedendone
l'intensificazione per particolari condizioni meteorologiche.
Ciò vale, per esempio, per le portate dei corsi d'acqua e
delle
sorgenti e le freatimetrie dei pozzi e dei sondaggi.
La frequenza del monitoraggio di matrici ambientali direttamente
influenzate dalla realizzazione degli scavi delle gallerie dovra'
essere opportunamente cadenzato in funzione della velocità
di
avanzamento e dell'ubicazione del fronte. Nel caso di scavo
tradizionale, è da prevedersi il monitoraggio bisettimanale
delle sorgenti e dei piezometri per i quali sono ipotizzabili relazioni
d continuità idrogeologica con il fronte di scavo.
Il monitoraggio delle sorgenti dovrà essere esteso anche
alla
Zona Chiaravagna dove sono previste opere in sotterraneo per
l'adeguamento della viabilità (Borzoli, Panigaro).
Il monitoraggio dovrà essere esteso a tutte le sorgenti
carsiche
con portata superiore ai 301/min nell'areale di Cravasco-Isoverde Le
attività di monitoraggio della qualità dell'aria
do anno
garantire a verifica del rispetto dei limiti normativi in particolare
in presenza di popolazione esposta nelle aree in cui la
qualità
dell'aria è interferita dalla realizzazione dell'opera.
m) per il rio Molinassi al termine del lavoro dovranno essere
ripristinate le condizioni originarie dei luoghi individuando soluzioni
secondo le previsioni progettuali compatibilmente con il contesto
ecologico di riferimento;
Il Progetto definitivo non individua interferenze tra le infrastrutture
ferroviarie ed il Rio Molinassi.
n) per quanto riguarda i cantieri di servizio e soprattutto i RAL
ricadenti nelle aree pSIC, dovrà essere posta particolare
attenzione alla tutela dei valori naturalistici dei siti stessi.
La prescrizione è stata accolta dal CIPE al punto 3.3. della
deliberazione. "In sede di progetto definitivo, si dovrà
verificare la possibilità di limitare la cava CL2 alla parte
non
ricadente nell'area tutelata SIC IT 1331501 - Praglia - Pracaban -
Monte Leco - P. Martin, in relazione alla necessità che il
fabbisogno di inerti per la costruzione della galleria di valico
prevista attraverso la finestra di Cravasco possa essere soddisfatto
interamente dalla coltivazione di tale limitata parte di cava. Nel caso
in cui ciò risulti tecnicamente impossibile, dovranno essere
studiati i migliori accorgimenti per limitare al massimo l'interferenza
della cava con l'area tutelata, sottoponendo il progetto definitivo
alle valutazioni previste per le aree SIC. Allo scopo anzidetto, la
prevista Convenzione attuativa da stipulare tra enti locali, cavatori,
soggetto aggiudicatore/realizzatore dell'opera dovrà
prevedere,
tra l'altro, un'estrazione della parte di cava CL2 che non si estende
nell'area SIC dei quantitativi necessari per la parte sottesa alla
Finestra di Cravasco.
Si collegano a questo argomento la prescrizione riportata dal CIPE al
punto 3.8 della deliberazione: "Per quanto attiene l'accumulo di
smarino presso la finestra Cravasco, posto che il progetto preliminare
già definisce sia in termini di sicurezza che di impatto
paesaggistico le caratteristiche tecniche del deposito del Rio Verde,
tali tematiche dovranno essere approfondite in sede di progettazione
definitiva. Per quanto concerne la collocazione di un bacino di
laminazione sul Rio Verde, gli aspetti idraulici connessi con il regime
di deflusso delle acque del Rio dovranno essere oggetto di approfondita
analisi nel corso del progetto definitivo, compatibilmente con la
necessità di assicurare la sistemazione dell'intero
quantitativo
di materiale proveniente dalla finestra Cravasco" e al punto 6.17 "In
fase di progettazione definitiva, si dovrà provvedere alla
valutazione d'incidenza per i siti di importanza comunitaria
interessati dal progetto e dovrà essere attivata la
specifica
procedura secondo la normativa vigente. Ai fini della valutazione
d'incidenza per i siti di importanza comunitaria, dovranno essere presi
in considerazione tutti gli elementi naturali che sono interferiti dal
progetto, al fine di evitare di sottostimare gli impatti prodotti,
sulle componenti faunistiche e vegetazionali". Si è
già
detto della riduzione dell'impatto relativa all'eliminazione del RAL1.
L'eliminazione del RALI ha tuttavia comportato l'ampliamento del RAL 2,
anch'esso parzialmente compreso entro il perimetro di un pSIC, con un
incremento delle terre da abbancare da 1.500.000 a 2.100.000 mc, e
l'elevazione della sommità del rilevato fino a 450 m di
quota.
Il progetto è stato analizzato nella relazione di incidenza
in
maniera non esaustiva. Infatti, viene dichiarato che "tutte le
soluzioni progettuali adottate e la localizzazione degli interventi
hanno permesso la conservazione degli ambienti troglobi presso la cava
Castellaro". Tale affermazione non è però
accompagnata da
alcuna descrizione di tali ambienti rinviando alla fase di monitoraggio
per l'accertamento delle eventuali ricadute sulle cavità
carsiche.
Inoltre rispetto a quanto richiesto in precedenza non vengono aggiunte
ulteriori specifiche riferite al RAL 1, situato all'interno del pSIC
"Monte Gazzo", non viene presentata alcuna zonizzazione degli habitat
all'interno delle aree pSIC, come richiesto dalla normativa regionale
(DGR 646/01); non vengono descritte misure mitigatorie dettagliate e
riferite ai contesti locali a cui gli interventi si riferiscono; il
monitoraggio ante-operam che dovrebbe consentire di raccogliere dati da
utilizzare come base di confronto per i successivi monitoraggi
previsti, appare molto spesso inadeguato e insufficientemente
approfondito.
Dovranno essere localizzati gli ambienti (in particolare i carsici)
della cava Castellaro ritenuti particolarmente sensibili per la
possibile presenza di specie protette. In particolare, si ritiene
particolarmente importante verificare la presenza di eventuali rifugi
invernali di chirotteri, anche in funzione di una programmazione dei
lavori secondo un calendario operativo caratterizzato dal minor impatto
possibile (es. evitare il periodo del letargo). Inoltre dovranno essere
preventivamente descritte e successivamente adottate tutte le
modalità operative con cui si intende evitare, in fase di
cantiere, l'insorgere degli impatti descritti sopra (es. recinzioni per
evitare sversamenti, utilizzo di apparecchiature insonorizzate
certificate, ecc.). L'ottemperanza a tali prescrizioni sarà
verificata nella fase di approvazione del Progetto di coltivazione ai
sensi della L.R. 12/79.
o) dovrà essere verificata la congruenza in termini
temporali
della realizzazione del cantiere ubicato sul piazzale della cava
"Montecarlo ". Nel caso in cui la prevista apertura del cantiere si
sovrapponga all'attività estrattiva in corso dovranno essere
ricercate aree alternative;
Tale prescrizione non è stata riportata nella deliberazione
CIPE. La cava Montecarlo è stata oggetto di una revisione
progettuale nel passaggio dal preliminare al definitivo e risulta
attualmente interessata galla presenza dell'imbocco della finestra
Cravasco.
Sulla base del cronoprogramma dei lavori è previsto che a
partire dal terzo trimestre dall'inizio dei lavori entri in funzione il
Cantiere per la realizzazione della Finestra. Tale previsione potrebbe
quindi comportare l'interferenza delle attività di
realizzazione
del terzo valico con la coltivazione della cava Montecarlo.
Resta pertanto necessaria la verifica della congruenza in termini
temporali dell'installazione dei cantieri COL4 e CSL2 e dello scavo
della finestra Cravasco con l'attività estrattiva della Cava
Montecarlo autorizzata per la durata di 5 anni con DGR n. 1733 del
22/12/03. Tale verifica può essere effettuata solo nel
momento
in cui sia noto l'avvio dei lavori.
p) dovrà essere prevista l'individuazione di eventuali fonti
di
approvvigionamento alternativo per coprire bacini d'utenza delle opere
di captazione idropotabile per le quali viene prospettata una
probabilità elevata di interferenza con il progetto, con
conseguente riduzione quantitativa della risorsa;
Il concetto è ribadito dalla deliberazione CIPE al punto 5.1
dove si prescrive che "In sede di progetto definitivo dovrà,
altresì, provvedersi alla predisposizione di un piano di
approvvigionamento alternativo (acquedotti), per i casi in cui il
progetto preliminare ha già indicato l'alta
probabilità
che si verifichi un depauperamento delle fonti e per la quale
è
da ritenere insito il carattere dell'eccezionalità di cui
all'art. 1 della L. n. 36/94 richiamata dal Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio, ciò nei limiti di spesa
preventivati di 15,30 milioni di E. Per quanto riguarda le acque
drenate in galleria, si .dovrà privilegiare la destinazione
delle stesse al riuso a seguito dei necessari controlli qualitativi".
Strettamente collegato è il punto 5.3 della deliberazione
CIPE
che prescrive che "In fase di progetto definitivo dovrà
essere
effettuato un approfondimento relativamente all'eventuale interferenza
del tracciato ferroviario con la sorgente di Isoverde, prevedendo i
conseguenti accorgimenti da attuare in fase esecutiva allo scopo di
prevenire eventuali danni alla sorgente".
Le indagini geologiche allegate al progetto definitivo individuano una
serie di sorgenti con potenziale rischio di isterilimento,
riconducibili a due gruppi: alcune sorgenti alla testata del Rio Fegino
ad alimentazione dell'acquedotto Costiera e diverse opere di captazione
sul versante orientale del M. Figogna al servizio di più
acquedotti pubblici e consortili (cosiddette Sorgenti di Livellato al
servizio dei Comuni di Ceranesi e Campomorone).
Tali sorgenti sono state individuate con una metodologia che mettendo a
sistema otto variabili (tipo di sorgente, posizione topografica
relativa e distanza tra sorgente e galleria, formazione geologica,
grado di fratturazione dell'ammasso roccioso, copertura e dimelisione
della galleria, interconnessione con faglie o strutture carsiche)
fornisce una stima preliminare del rischio di isterilimento.
Si tratta di una procedura ancora in fase di studio e sperimentazione e
che rappresenta un primo approccio di tipo semplificato al problema, ma
che nel caso in esame, considerata la complessità e la
variabilità geologica dell'area, rappresenta sicuramente un
buon
punto di partenza.
Ciò non toglie che la previsione di isterilimento delle
sorgenti
a seguito della realizzazione delle gallerie del Terzo Valico, delle
Finestre, delle connessioni e delle viabilità in
sotterraneo,
nonostante le numerose indagini e i rilevamenti eseguiti, resta ancora
influenzata da talune approssimazioni. Ci si riferisce soprattutto alle
incertezze nella definizione della geometria delle principali faglie,
alla scarsità di informazioni relativamente ai circuiti
delle
acque sotterranee nelle formazioni carsiche e ad alcune
possibilità ancora aperte nella definizione dei limiti tra
le
formazioni che verranno attraversate dal tracciato (si veda ad esempio
la possibilità di incontrare la Formazione dei Calcari di
Gallaneto tra le progressive dei 10.000 e 11.000 m della galleria di
Valico). Il progetto prevede indagini geognostiche in avanzamento da
effettuarsi in corrispondenza di faglie e dei passaggi fra differenti
formazioni rocciose, sulla base delle indicazioni fornite dall'esame
geologico dei fronte di scavo.
Con particolare riguardo alle aree carsiche e specificatamente all'area
di Cravasco - Isoverde, è stato redatto, come richiesto, un
rilevamento geologico di dettaglio che ha permesso di individuare lungo
il T. Verde a quote comprese tra i 220 e i 210 m slm il probabile
livello di base della circolazione idrica.
Con riferimento alla possibilità che la finestra Cravasco
possa
interferire con l'acquifero in oggetto, la relazione geologica attesta
"che nella nuova ipotesi di tracciato del Progetto Definitivo tali
rischi sono minimizzati poiché, sulla base delle previsioni
geologiche realizzate il tracciato della discenderia dovrebbe uscire
dall'acquifero proprio tra le progressive metriche 560 e 580
(equivalenti nel profilo della galleria alle quote di progetto di 232 -
230 m slm), proseguendo a quote inferiori ai 210 m all'interno di
litotipi meno permeabili che non sono parte costituente del sistema
carsico". L'andamento in profondità del dispositivo
idrogeologico costituito dal contatto tra le formazioni permeabili
(Calcari di Gallaneto e Calcari dolomitici di M. Gazzo) e la prima
formazione impermeabile (Metargilliti nere) è ricostruito
esclusivamente da dati di superficie. Anche il modello idrogeologico
presentato fa riferimento esclusivamente a dati di superficie ed
osservazioni sulle condizioni di magra del T. Verde (agosto 2004) e non
sembra fornire alcuna spiegazione in merito ai risultati del
monitoraggio piezometrico eseguito sul sondaggio AA301GO59 (ubicato in
prossimità della cava all'uscita della Galleria Montecarlo)
che
indicherebbe la falda a quote comprese tra 257 e 263 m slm
I dati a disposizione, quindi, non sembrano escludere che la finestra
Cravasco intercetti la falda del sistema carsico del Monte Carlo, e
soprattutto che quest'ultimo sia in comunicazione con l'acquifero di
Isoverde (sponda sinistra del T. Verde). Ne deriva che allo stato delle
conoscenze non è escludibile che la realizzazione della
finestra
Cravasco possa produrre una riduzione della portata della sorgente di
Isoverde e influenzi il regime dell'omonimo Rio posto in area SIC.
Dovranno essere eseguite ulteriori indagini idrogeologiche per definire
con certezza il grado di relazione esistente tra le acque sotterranee
in sponda sinistra del T Verde e il sistema carsico di Isoverde.
Inoltre sono da prevedersi sondaggi profondi per definire con certezza
il limite tettonico tra l'unità M Gazzo Isoverde (acquifero)
e
la Fascia Milonitica d'Isoverde, ciò alfine di escludere il
drenaggio del sistema carsico per effetto degli scavi della Finestra
Cravasco e della Galleria di Valico tra le progressive 9500 e 11000.
Qualora dette indagini non consentissero di escludere l'interferenza
del tratto iniziale della Finestra Cravasco con il sistema carsico
d'Isoverde si dovrà provvedere a modificare il tracciato di
quest'ultima.
Nel caso le indagini confermino l'ipotesi secondo la quale la galleria
di valico intercetterebbe l'acquifero carsico tra le progressive 9500 e
11000 e qualora il tracciato non possa essere modificato (in modo da
escludere tale interferenza), dovranno essere poste in opera le
migliori tecnologie per l'attraversamento della struttura idrogeologica
senza causare impatto sulla circolazione idrica, provvedendo inoltre
alla totale impermeabilizzazione della galleria.
Più in generale, in considerazione del quadro conoscitivo
attuale, durante lo scavo delle gallerie si dovrà
privilegiare
l'utilizzo delle previste indagini geognostiche in avanzamento con
particolare attenzione a tutti i punti in cui è stata
riconosciuta la possibile presenza di strutture idrogeologiche
potenzialmente collegate ad acquiferi. Durante lo scavo delle gallerie,
nel caso in cui le indagini in avanzamento evidenziassero la presenza
di venute idriche potenzialmente collegabili ad acquiferi di pregio,
dovrà essere evitata accuratamente qualsiasi forma di
drenaggio
che possa alterare, anche temporaneamente, la circolazione della falda.
In relazione alla prescrizione di accertare in ogni caso la
realizzabilità di un acquedotto sostitutivo per le sorgenti
impattate, sono stati presentati i progetti per i seguenti acquedotti
sostitutivi:
• 0V31 - ad eventuale sostituzione o integrazione delle
sorgenti
SCE55-60, SCE63, SCE239-240, SCE320, SCE365 che oggi forniscono da una
quota media di 520 m slm acque di pregio con una portata media
complessiva di oltre 1500 1/min le frazioni di Livellato, San Bernardo
e Ceranesi, è prevista la connessione all'acquedotto per
Lencisa
(quota 500-600 m slm) in località Livellato;
• 0V30 - in sostituzione delle sorgenti SGE31 e SGE32 gestite
dal
Consorzio acquedottistico della Costiera di Fegino caratterizzate da
una portata complessiva di 300 1/min e poste a quote comprese tra 210 e
325 m slm, è previsto l'utilizzo del Serbatoio Borzoli
(quota
137 m s.l.m.) di proprietà dell'Acquedotto De
Ferrari-Galliera
come punto di approvvigionamento, realizzando in adiacenza vasche di
accumulo e stazione di spinta per riportare l'acqua all'acquedotto
esistente per Fegino e Trasta bassa.
Lo studio idrogeologico indica inoltre alcune sorgenti ad alta e media
probabilità di isterilimento lungo il Rio Rizzolo nell'area
di
Cravasco di proprietà privata e ad uso misto per le quali il
progetto non prevede una soluzione integrativa.
Si dovrà comunque produrre un piano d'approvvigionamento
idrico
di emergenza per sopperire entro le 24 ore a crisi idriche causate dai
lavori per l'esecuzione del terzo valico (misure di urgenza).
q) dovrà essere prevista l'elaborazione dei progetti
relativi
alle varie ipotesi di approvvigionamento idrico idropotabile e non,
facendo riferimento agli impianti dotati di concessione, a
compensazione delle risorse potenzialmente impattate a livello anche
qualitativo, privilegiando il riutilizzo delle acque drenate dalle
gallerie;
La prescrizione è riportata al punto 5.1. della
deliberazione CIPE. Si veda anche il punto precedente.
Valutazioni sia empiriche che analitiche portano a stime delle portate
non stabilizzate drenate dalla galleria di valico all'imbocco sud in
zona Trasta di oltre 150 l/sec con temporanee venute puntuali in fase
di scavo anche superiori. Sempre in base a considerazioni di carattere
empirico risulta che la portata stabilizzata in fuoriuscita dalla
galleria di valico, sempre al portale Sud, potrebbe essere compresa tra
35 e 85 I/sec, mentre dalle interconnessioni per Genova Voltri, dove
è previsto l'interessamento dell'acquifero basaltico, sono
stimati afflussi tra 18 e 27 l/s per il binario dispari e tra 13 e
201/s per il binario pari. Tali portate sono stimate prevedendo
l'esistenza di un apposito sistema di drenaggio collegato con le
gallerie che intercetti le acque dell'ammasso roccioso e ne preservi la
qualità isolandole dalle acque presenti all'interno del
cavo. La
possibilità di recupero delle acque di galleria ad uso
idropotabile non è esclusa ed è solamente
rinviata ad una
fase avanzata del progetto qualora si evidenziasse non solo che le
acque sono di quantità e qualità idonee ma che
gli Enti
Locali e le Società acquedottistiche dimostrino interesse
per il
loro utilizzo.
r) dovrà essere verificata sul piano della sicurezza la
necessità di realizzare gallerie parallele ad un binario
collegate con bypass;
La prescrizione non è riportata dalla deliberazione CIPE.
La necessità di eseguire la linea di valico tramite due
canne
separate per motivi di sicurezza, ribadita ancora dal progetto
definitivo si basa su considerazioni effettuate a partire da documenti
interni a RFI ed in particolare al documento "Standard di sicurezza p(
nuove gallerie ferroviarie" emesso nell'anno 2001.
s) in merito all'utilizzo della ex cava Conte va precisato che
sarà possibile previo il ripristino
dell'accessibilità, e
la soluzione delle problematiche connesse con la presenza dei rifiuti
rinvenuti nel piazzale di cava (cfr controlli ARPAL);
La prescrizione non è stata riportata nella delibera CIPE.
Il Progetto definitivo non prevede attività interferenti con
la
Cava Conte. Si ritiene che l'area possa essere tenuta in considerazion
tra le alternative meritevoli di interventi di Riqualificazione
ambientale qualora, per incompatibilità temporale, parte
dell
volumetrie di smarino non trovassero collocazione all'interno dei siti
ad oggi previsti.
Resta pertanto raccomandata la caratterizzazione e la soluzione delle
problematiche connesse con la presenza dei rifiuti nel piazzale della
Cava Conte.
t) dovrà essere prevista, tramite l'attivazione di un
accordo
tra Regione, Provincia e Comune, l'attualizzazione delle previsioni
relative all'approvvigionamento degli inerti nonché gli
stoccaggi per il recupero dei versanti;
La prescrizione è ripresa al punto 3.2 della deliberazione
CIPE:
"Per ciò che riguarda l'approvvigionamento di inerti in
Liguria
dovrà stipulare una convenzione attuativa fra Regione,
Provincia, Comuni, cavatori, soggetto aggiudicatore e realizzatoi
dell'Opera per l'attualizzazione delle previsioni relative
all'approvvigionamento degli inerti nonché agli stoccaggi
per il
recupero dei versanti. Vista l'importanza dell'accordo se ne raccomanda
la tempestiva sottoscrizione, in modo da tenerne conto nelle attivita'
di progettazione definitiva. I termini dell'accordo dovranno essere in
linea con i costi previsti e con i fabbisogni necessari all esigenze
programmatiche".
A tale proposito la Regione Liguria ha promosso un incontro tra i
gestori delle attività estrattive, TAV, COCIV e ITALFERR
durante
il quale si è acquisita da parte delle Società
esercenti
le attività di cava la condivisione dei progetti presentati,
pur
ribadendo che il progetto esaminato è da considerarsi di
massima, che lo stesso dovrà essere sviluppato come progetto
definitivo a sensi della LR 12/79 e che in tale sede saranno risolte le
criticità evidenziate, quali i tempi minimi per
l'abbancamento
dell smarino e degli sterili di cava compatibilmente con lo sviluppo
della coltivazione della cava, la localizzazione e la funzionalita'
degli impianti.
In tale occasione si è inoltre convenuto che la sigla della
convenzione sarà successiva all'approvazione del progetto
definitivo de "Terzo valico dei Giovi" e all'approvazione della
variante al Piano cave per la cava Castellaro. Il verbale della
riunione è part integrante del presente parere.
Le imprese si sono inoltre impegnate a provvedere a valle della
sottoscrizione della convenzione, alla richiesta d'autorizzazione alla
coltivazione alla Regione Liguria (ai sensi della L.R. 10 aprile 1979,
n. 12), a fronte dell'elaborazione di un programma d coltivazione
definitivo che specifichi e dettagli il programma di coltivazione
presentato con il progetto definitivo del Terzo Valico.
U) alfine di poter valutare la reale necessità degli
interventi
sulla viabilità contenuti nelle opere collegate
sarà
necessari l'elaborazione di uno studio sul sistema
dell'accessibilità, prima e durante l'apertura dei cantieri
contenente i rilievi de flusso di traffico, un'analisi
dell'accessibilità esistente, rilievo del traffico e
dell'inquinamento acustico ed atmosferica stima della domanda di
mobilità generata dall'opera, definizione di scenari
alternativi, simulazione impatto acustico per diversi scenari.
La prescrizione è riportata solo in parte al punto 1.4 della
deliberazione CIPE "Nell'ambito della progettazione definitiva dovra';
essere predisposto uno studio sui flussi del traffico esistente, su
quelli indotti dall'apertura dei cantieri e sul sistemi
dell'accessibilità".
La relazione del traffico non fornisce ulteriori elementi utili per la
valutazione della reale necessità degli interventi sulla
viabilita' esistente, né questo era peraltro richiesto dal
CIPE.
v) il progetto dovrà essere integrato coni seguenti
elaborati:
1. verifiche di stabilità, con particolare attenzione al
tratto
del versante destro del Polcevera interessato da quattro gallerie(in
considerazione anche delle eventuali influenze di altre grandi opere
infrastrutturali che dovrebbero interessare la medesima area);
2. valutazione del grado di carsismo ed eventuale presenza Vi organismi
carsici di valenza speleologica per i settori chi interessano calcari
dolomitici;
3. indicazione del tracciato degli oleodotti presenti nella fascia
interessata dal progetto;
4. approfondimenti di carattere idraulico ed idrogeologico per ogni
opera prevista da attuarsi in conformità ai disposti ed
indicazioni tecniche desunte dai Piani di Bacino stralcio approvati (si
consiglia un fallivo e costante rapporto con gli
Uffici provinciali competenti sia per la fase di progettazione
definitiva degli interventi, che in corso d'opera); 5. attuazione
puntuale e completa dei previsti programmi di monitoraggio;
Tali prescrizioni sono state riportate al punto 6.1 della Deliberazione
CIPE, sotto forma di richiesta d'integrazioni.
Al punto 4.1 della deliberazione CIPE, si precisa inoltre che "Per
evitare criticità di natura idraulica ed idrogeologica, in
fase
di progetto definitivo dovranno essere svolti approfondimenti di
carattere idraulico per ogni opera prevista da attuarsi in
conformità ai disposti ed alle indicazioni tecniche desunte
dai
Piani di Bacino stralcio approvati; a tal fine si raccomanda un fattivo
e costante rapporto con gli Uffici provinciali competenti sia per la
fase di progettazione definitiva degli interventi, che in corso
d'opera". Punto v1
Le verifiche di stabilità del versante destro del T.
Polcevera
non sono state allegate al Progetto definitivo. A tale proposito
occorre sottolineare che la revisione del progetto riduce drasticamente
il numero di gallerie che interessano l'area in oggetto (variazione
delle interconnessioni per Campasso ed abolizione delle due gallerie
previste) e di conseguenza si ritiene che l'impatto sulla
stabilità del versante sia notevolmente ridotto. Si segnala
comunque che in nessun punto del progetto si presenta la risposta
all'ottemperanza e si ribadisce che dovranno essere fornite
considerazioni in merito alle eventuali interferenze tra le gallerie
che interessano la sponda destra del T Polcevera;
Punto v2
Il secondo punto non sembra essere stato affrontato compiutamente dal
progetto definitivo. La relazione geologica si limita, infatti, ad una
sintesi di quanto noto in letteratura. Il rilevamento alla scala
1:5.000 dell'areale di Cravasco (approfondimento citato nella Relazione
di Ottemperanza in relazione alla sorgente di Isoverde) raccoglie
esclusivamente informazioni di carattere geologico strutturale e manca
totalmente di un'analisi geomorfologica utile alla caratterizzazione
delle forme carsiche. Il mancato impatto delle opere in progetto sul
sistema di grotte appartenenti aree carsiche regionali (GE33 M. Gazzo,
GE34 Alta Val Chiaravagna, GE35 Isoverde) è quindi
affrontato
nello Studio d'incidenza: anche in questo caso, tuttavia, manca
l'approfondimento conoscitivo richiesto.
Si ribadisce quindi la necessità di un ulteriore
approfondimento
geomorfologico, idrogeologico e naturalistico per tutte le aree
carsiche interessate dalle opere e della messa in atto di misure per
ovviare all'alterazione delle grotte e degli ecosistemi presenti in
esse.
Punto v3
In relazione al terzo punto, è stato predisposto uno
specifico
elaborato che illustra lo stato di fatto relativo ai sopra-sotto
servizi interferenti con le opere annesse alla realizzazione della sola
linea di valico che evidenzia l'assenza di servizi interferenti con le
opere di linea nel territorio Ligure a seguito del tracciato in
sotterraneo;
Per ogni singolo progetto di viabilità e di cantiere
è
stato predisposto il censimento di tutti i servizi interferenti con le
opere accessorie. A tal riguardo, la relazione tecnica, oltre ad
illustrare la situazione dei servizi interferenze presenti per tratti
d'opera, fornisce anche le indicazioni progettuali per la risoluzione,
il tutto in ogni caso riepilogato in una "tabella delle interferenze"
con indicazione anche degli elaborati di riferimento e degli Enti
proprietari dei servizi.
La mappatura dei servizi e delle interferenze è solitamente
desunta da indicazioni fornite dagli Enti.
Il progetto indica per ciascun servizio ed interferenza un intervento
di soluzione, spesso proponendo lo spostamento degli stessi ma senza
indicarne la futura ubicazione e valutarne la fattibilità
tecnica.
Dovranno essere previsti appositi elaborati progettuali che definiscano
nel dettaglio le soluzioni alternative ai servizi e alle utenze
interferite ed i relativi costi.
Si prende atto della revisione della viabilità di accesso al
cantiere al km 1 + 180 per ovviare ad un'interferenza con oleodotto.
Punto v4
Per le verifiche idrauliche degli interventi, il progetto definitivo ha
fatto riferimento ai Piani di Bacino Stralcio relativi al territorio di
competenza. In particolare per gli interventi ubicati in Comune di
Genova, Ceranesi e Campomorone la progettazione ha fatto esplicitamente
riferimento al Piano di bacino stralcio per la difesa idrogeologica,
geomorfologica, per la salvaguardia della rete idrografica e per la
compatibilità delle attività estrattive,
approvato con
DCP n. 14 del 2/04/03 e s.m. per la sola parte geologica e adottato con
D.C.P. n. 15 del 2/04/2003 per i soli aspetti idraulici.
In realtà ad oggi il Piano è interamente
approvato, anche
per quanto riguarda lo stralcio idraulico, con Delibera del Consiglio
Provinciale n. 14 del 02/04/2003 e le norme sono state approvate con
Delibera del Consiglio Provinciale n. 38 del 30/09/2004. n. 305 del
06/07/2004.
Anche nel caso degli studi idraulici redatti per le opere interferenti
i corsi d'acqua nel bacino del Torrente Chiaravagna si evidenzia che i
riferimenti normativi citati non sono aggiornati. Nel progetto si fa
infatti riferimento al Piano di Bacino Stralcio per la difesa
idrogeologica, geomorfologica, per la salvaguardia della rete
idrografica e per la compatibilità delle attività
estrattive del torrente Chiaravagna, approvato con D.G.R. n 31 del
29/09/9£, modificato con DCP n. 11 del 5/03/2003. Gli estremi
di
approvazione del Piano si spingono invece fino alle modifiche apportate
alla normativa con Delibera della Giunta Provinciale n. 305 del
06/07/2004 e Delibera della Giunta Provinciale n. 452 del 12/10/2004.
Si prescrive il monitoraggio ante-operam - durante e postoperam,
nell'ambito dei SIC e delle aree limitrofe, di tutte le grotte
interessate, anche in maniera marginale, dal progetto, e dei
popolamenti animali rinvenibili, individuando anche la funzione svolta
da tali grotte per la salvaguardia di tali popolamenti (es aree di
nidificazione, aree di svernamento, ecc). Dovrà essere
attuato
infine il monitoraggio di tutti i corsi d'acqua interessati, anche
marginalmente, dal progetto e limitrofi alle aree SIC (per esempio del
Rio Suja, nella zona della Cava Giunchetto), con rilievi relativi alla
qualità dell'acqua, alla portata, ai popolamenti animali e
vegetali anche degli ambiti ripari.
I protocolli di monitoraggio dovranno essere concordati con la Regione
e Arpal ed i risultati dei monitoraggi ante operam così
ottenuti
saranno la traccia per verificare l'assenza di impatto dichiarato e/o
lo standard di riferimento che dovrà essere garantito in
fase di
ripristino.
w) In prossimità degli elettrodotti (linee aeree AT e MT,
SSE,
cavi ecc.) dovrà essere assicurato il rispetto del valore
limite
di induzione magnetica, misurata al ricettore, di 0,2 microTesla in
prossimità di asili, scuole, aree verdi attrezzate e
ospedali,
nonché civili abitazioni, edifici pubblici, strutture ad uso
collettivo e relative pertinenze ove la permanenza di persone non sia
inferiore a quattro ore giornaliere, secondo la legislazione ligure;
La presente prescrizione, al pari della successiva, sono raccolte nella
deliberazione CIPE ai punti 9.1. "Il Progetto definitivo degli
elettrodotti e degli impianti trasmittenti dovrà essere
sviluppato in modo da rispettare i valori prescritti dalla normativa di
legge vigente, dando evidenza dell'osservanza del valore minimo di
induzione magnetica in prossimità degli elettrodotti e
dovranno
essere adottati gli accorgimenti tecnici idonei a minimizzare
l'esposizione della popolazione" e al punto 9.2. "Si dovrà
effettuare una serie di misure ripetute nel tempo negli edifici posti
in prossimità degli elettrodotti da realizzare, con
particolare
riguardo agli ambienti quali scuole, asili, parchi gioco ed altri spazi
dedicati all'infanzia, per verificare il rispetto di legge".
Le sorgenti emissive in funzione durante l'esercizio della linea
ferroviaria nel campo delle frequenze estremamente basse (ELF) sono
costituite essenzialmente dall'elettrodotto a 132 kV (circa 1,9 km) per
il collegamento tra la Sottostazione elettrica di Castagnola e
l'elettrodotto FS Trasta-Ronco Scrivia-Arquata Scrivia. La conduttura
di contatto e i relativi alimentatori non rappresentano una sorgente
emissiva apprezzabile poiché lavorano in corrente continua.
L'elettrodotto, che prevede sostegni con altezza minima di 8 m, non
interessa luoghi adibiti a permanenze prolungate.
In ogni caso gli studi hanno verificato che, anche per effetto della
circostanza che le correnti fluiscono nelle due terne sempre in senso
opposto, la disposizione con fasi corrispondenti affacciate consente di
contenere i valori massimi, nella fascia posta sotto l'elettrodotto,
entro il valore di 1.5 microTesla, compatibile con i limiti normativi
vigenti. A distanze superiori a 25 m i valori risultano inferiori al
valore di 0.2 microTesla indicato dagli studi epidemiologici.
La valutazione dell'impatto esercitato dagli impianti trasmittenti
è rinviata ad una fase successiva, quando i dati di progetto
saranno definitivi.
Tali impianti dovranno quindi essere autorizzati in una fase successiva.
x) in prossimità degli impianti di trasmissione a radio
frequenza dovranno essere rispettati i limiti imposti dal DM 381/98. Si
veda il punto precedente.
y) dovrà essere previsto il monitoraggio ambientale per il
controllo della fascia di influenza esercitata dalle gallerie sul
quadro idrogeologico; dovrà essere predisposto uno specifico
programma dettagliato, con indicazione dei punti di controllo
(comprensivi delle emergenze idriche e delle derivazioni fornite di
concessione e di una rete di piezometri a cavallo degli scavi), della
periodicità della verifica e di uno schema di elaborazione
rispetto al regime meteorologico e all'acqua drenata dalle gallerie;
La prescrizione è formulata al Punto 7.5 della deliberazione
CIPE, dove si precisa che "In fase di progetto definitivo si
dovrà prevedere il monitoraggio ambientale per il controllo
della fascia di influenza esercitata dalle gallerie sul quadro
idrogeologico;..."
Osservazioni in merito sono riportate al precedente punto relativo alle
integrazioni progettuali (v).
dovrà essere approfondita la problematica relativa
all'inquinamento naturale, ad esempio elevate concentrazioni di Cr, As
o amianto nelle rocce oggetto di scavo, dovrà pertanto
essere
verificato il conseguente metodo di scavo e la sistemazione del
materiale di risulta alla luce della recente normativa valutando le
ricadute economiche.
k
) La prescrizione è stata ii parte recepita dalla
deliberazione
CIPE, in particolare al Punto 6.1. "Il Progetto definitivo
dovrà
prevedere integrazioni progettuali relativamente all'analisi sulle
possibilità di interferenza dell'opera, all'interno delle
argilliti a Palombini, con inclusi ofiolitici per definire
modalità operative da attuare qualora sia rilevata la
presenza
di fibre asbestiformi nello scavo e qualora lo smarino sia da
considerare un rifiuto a seguito del rilevamento di sostanze in
concentrazione superiore a quelle ammissibili".
Il Progetto definitivo presenta uno studio integrativo di valutazione
della presenza di amianto per le rocce serpentinitiche e gli inclusi
ofiolitici all'interno delle Argille a Palombini. Su tali campioni sono
state condotte le seguenti prove sul "tal quale" o su filtri:
Microscopia ottica, Microscopia elettronica a scansione (SEM) con
microanalisi; microscopia elettronica a trasmissione (TEM) con
microanalisi, Diffrattrometria Rx; Spettrofotometria IR.
Dai dati ottenuti emerge un quadro del rischio da Rocce contenenti
amianto (RCA) non rilevante. Tuttavia è previsto dal
documento
di Sistema di Gestione ambientale che si predispongano i sistemi e i
piani contenenti le procedure operative e le misure di prevenzione da
porre in essere nell'eventualità si rilevasse la presenza di
RCA.
Resta comunque non affrontato in alcun punto il problema della
caratterizzazione delle matrici ambientali relativamente alla presenza
d'ulteriori sostanze contaminanti potenzialmente presenti come fondo
naturale nelle rocce interessate dagli scavi, quali Cr e As.
Dovrà essere previsto un approfondimento conoscitivo che
determini il fondo naturale per i principali composti inorganici del
D.M 471 le cui concentrazioni sono state riscontrate al di sopra dei
limiti di legge per alcune rocce e sedimenti del territorio regionale
(in particolare per Cr e As).
Il Progetto definitivo presenta un apposito elaborato riguardante la
procedura di caratterizzazione chimica delle rocce e terre di scavo ai
sensi della L. 443/01, che affronta con particolare attenzione la
possibile presenza di RCA nelle scaglie ofiolitiche incluse nelle
meta-argilliti attraversate dalle gallerie. In assenza d'indicazioni
normative specifiche per l'amianto contenuto nelle terre e rocce di
scavo, la caratterizzazione è effettuata in analogia a
quanto
previsto dal D.M. 14 maggio 1996 per le attività estrattive.
Le
procedure di caratterizzazione delle terre e rocce di scavo prevedono
che le analisi chimiche del campione saranno effettuate sulla frazione
granulometrica passante al vaglio di 2 mm, ed i risultati
così
ottenuti saranno riportati all'intera massa.
A tale proposito si evidenzia che l'Istituto Superiore di
Sanità, in occasione di più Conferenze dei
Servizi per
l'approvazione del Piano di Caratterizzazione di Siti Contaminati
Nazionali, ha suggerito il confronto diretto delle concentrazioni
misurate sulla frazione inferiore ai 2 mm con i limiti tabellari del
D.M. 471/99 come procedura corretta da seguire. Sempre in relazione
alla qualità dei suoli, il Progetto definitivo, in
ottemperanza
alla prescrizione al punto 6.15 della deliberazione CIPE, ha effettuato
campionamenti su aree potenzialmente contaminate o inserite
nell'Anagrafe dei siti Contaminati regionale, rinvenendo alcune
limitate situazioni di superamenti dei valori di CLA riportati
all'allegato 1 del D.M. 471/99. Si segnala inoltre che parte del
cantiere CBL4 presenta interferenze con un'area oggetto di bonifica. Si
ribadisce che per tutte le opere in progetto interessanti siti
contaminati dovrà essere verificata la
compatibilità
degli interventi previsti rispetto al Progetto preliminare di bonifica
approvato.
Sempre con riferimento al tema, si segnala che il progetto non sembra
contenere indicazioni di dettaglio sulle volumetrie e sulla
destinazione delle terre e rocce provenienti dai rimodellamenti
morfologici per la realizzazione delle aree di cantiere, né
sulle modalità gestionali (campionamenti, trasporto,
eventuali
stoccaggi dei suoli utilizzati nella fase di ripristino). Il Progetto
dovrà essere integrato da indicazioni relative alle
volumetrie
di materiale mobilita |