Osservazioni al progetto "Tratta AV/AC Milano-Genova - Terzo Valico dei
Giovi"
Marzo 2003 - Coordinamento di Angelo Albasio
Ministero dell'Ambiente
Servizio V.I.A.
Via Cristoforo Colombo 44
00147 - ROMA
Ministero per i Beni
e le Attività Culturali
Direzione Generale per i Beni
Architettonici e il Paesaggio
Via di San Michele 22
00153 - ROMA
Regione Piemonte
Settore sistema informativo
Ambientale e V.I.A. - Direzione
Tutela e risanamento ambientale
Programmazione gestione rifiuti
Via Principe Amedeo 17
10123 - TORINO
Oggetto: richiesta di compatibilità ambientale tratta Alta
Velocità Milano - Genova: Terzo Valico dei Giovi
Si inviano osservazioni al progetto di cui all'oggetto
Distinti saluti.
Li, 8 aprile 2003
Premessa
I Comitati e le Associazioni per il No al Terzo Valico ed il Circolo
Legambiente Vallemme , presa visione del
progetto preliminare - Studio di impatto ambientale proposto dal
Consorzio "Cociv in data 10/03/2003 al Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti ed alle Regioni Liguria e
Piemonte, presentano le seguenti Osservazioni al
progetto in questione nel termine massimo di trenta giorni come
previsto dall'apposita procedura in materia di
Valutazione d'impatto ambientale (L. n. 349/1986). Occorre precisare
che il progetto è stato messo a disposizione
del pubblico soltanto nelle sedi regionali di Genova e a Torino.
Ciò non ha consentito una consultazione ottimale
degli otto faldoni, con relative relazioni e planimetrie. Nei singoli
comuni, presso gli uffici tecnici, erano
presenti le sole alcune delle parti progettuali.
La superficialità con cui i progettisti hanno trattato
argomenti quali l'impatto ambientale, la cantieristica, la
viabilità, l'ubicazione delle cave, il rumore ed altro non
ci consente di fare una disamina approfondita circa le
conseguenze sul nostro territorio derivanti dal passaggio della linea
ad alta velocità. Vale la pena sottolineare
che le maggior parte delle tavole planimetriche allegate sono in scala
1 a 25.000 (un centimetro sulla carta è
pari a 250 metri sul suolo) ed in più appaiono fotocopiate
in maniera illeggibile. Ciò rende difficile, per non
dire impossibile, verificare l'ubicazione di strade, abitazioni e
manufatti in genere rispetto alla nuova
ferrovia, causando soverchie difficoltà per i cittadini che
volessero presentare osservazioni al riguardo salvo
che il diretto interessato non si rechi in Regione.
Per queste considerazioni ed altre che seguiranno chiediamo di poter
integrare il presente documento con altre
osservazioni che si rendessero necessarie dopo uno studio
più approfondito del S.I.A. in ogni sua parte e non
solo nella sintesi che abbiamo potuto consultare. Chiediamo
perciò di poter allegare le nostre Osservazioni, con
eventuali integrazioni, a quelle "istituzionali" che verranno
presentate nel termine di sessanta giorni dalla
presentazione del progetto da parte delle pubbliche amministrazioni e
di concedere una proroga al termine massimo
di trenta giorni per la presentazione di Osservazioni da parte di
Associazioni, Comitati e privati cittadini.
Dalla V.I.A Alla Legge Obiettivo Alla V.A.S
La Legge Obiettivo (L.n. 443/01) e il relativo decreto di attuazione
(D.L. 190/02) introducono una nuova
procedura autorizzativa in luogo di quella ordinaria, rappresentata
dalla Conferenza dei Servizi e dalla relativa
Valutazione d'Impatto Ambientale, in relazione alle opere individuate
come strategiche dalla delibera Cipe del 21
dicembre 2001. Fra queste è stato inserito l'asse
Ventimiglia - Genova - Novara - Milano, in cui è compreso il
Terzo Valico dei Giovi. L'approvazione del progetto preliminare, quello
presentato in questi giorni, da parte del
Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), non
prevede una procedura di Conferenza dei
Servizi, ma viene assunta a maggioranza con il consenso dei Presidenti
delle Regioni interessate, che si
pronunciano sentiti i Comuni sul cui territorio si realizza l'opera.
Per l'accertamento della compatibilità
ambientale dell'infrastruttura, il decreto di attuazione della L.O.
prevede l'istituzione di una Commissione
speciale di valutazione di impatto ambientale, composta da 20 membri
oltre al Presidente, diversa da quella che
opera in via ordinaria. Questa nuova procedura annulla i principi
dell'azione preventiva e della partecipazione
dei cittadini e degli Enti locali alla discussione e all'eventuale
approvazione o bocciatura del progetto,
previsti dalla V.I.A. La procedura di Via, nata negli Stati Uniti alla
fine degli anni 60, è stata introdotta in
Europa con la Direttiva Cee 85/337, successivamente integrata dalla
Direttiva CEE 97/11. La relativa disciplina è
stata recepita dall'Italia con la legge 349/86 e successive modifiche.
La Conferenza dei Servizi, articolata
nelle due fasi "istruttoria" e "decisoria", viene eliminata dalla nuova
L.O. Proprio queste due possibilità di
incontro - scontro fra le società proponenti e le
amministrazioni locali, oltre ad essere garanzia di democrazia
e trasparenza del processo decisionale, consentivano uno studio
approfondito dei progetti e dei relativi studi di
impatto ambientale, permettevano una disamina delle Osservazioni
presentate dagli stessi Enti e da privati
cittadini, ed accoglievano il parere di compatibilità
ambientale dell'opera da parte della Commissione di V.I.A.
L'introduzione della L.O., oltre a ledere gli insopprimibili diritti
alla partecipazione e alla condivisione dei
progetti di grandi opere infrastrutturali, altamente impattanti, da
parte dei cittadini, e ad essere in contrasto
con la normativa europea in materia di impatto ambientale, contrasta
anche con la recente approvazione della
delibera n. 57 /2002 del Cipe che all'articolo 1 assicura la
sostenibilità delle singole opere con una efficiente
ed efficace applicazione della Via".
Infine la L.O. si pone in aperto conflitto con la Direttiva 42/2001 del
Parlamento europeo, a cui dovranno
conformarsi gli Stati membri prima del 21 luglio 2004. La stessa si
pone come obiettivi di garantire un elevato
livello di protezione dell'ambiente e di promuovere lo sviluppo
sostenibile. Introduce inoltre l'applicazione
della V.A.S (Valutazione Ambientale Strategica) nei progetti ad alto
impatto ambientale. Cosa è la Vas?
Semplificando è un rapporto ambientale che partendo dalla
fase preparatoria di un progetto, individua, descrive e
valuta gli effetti significativi che il Piano potrebbe avere
sull'ambiente, nonché le ragionevoli alternative
alla luce degli obiettivi e dell'ambito territoriale. Altra
fondamentale introduzione e la partecipazione del
"pubblico" nel processo valutativo, dove per pubblico si intende una o
più persone fisiche o giuridiche e le loro
associazioni, organizzazioni e gruppi. Al paragrafo 2 dell'articolo 5
compare il concetto di indicazioni "minime"
da inserire nel progetto, informazioni utili alle finalità
di una corretta valutazione. L'art. 6 par.1 stabilisce
l'attività di consultazione, in virtù del quale
il progetto e il rapporto ambientale devono essere messi a
disposizione dell'autorità e del pubblico.
L'attività di consultazione deve essere realizzata in modo
tempestivo
dando alle autorità e alla popolazione una effettiva
opportunità di esprimere in termini congrui il proprio
parere sul Piano e sul rapporto ambientale che lo accompagna. Infine
prevede una fase di monitoraggio dove gli
Stati membri controllano gli effetti ambientali significativi
dell'attuazione dei piani al fine di essere in
grado di adottare le opportune misure correttive.
Possiamo dire, senza paura di essere smentiti che tutto ciò
non è avvenuto nell'iter progettuale. Inoltre nelle
finalità del progetto si prefigura una saturazione delle due
linee di valico dei Giovi entro il 2007,
affermazione non suffragata da dati e da proiezioni di traffico. Di
questo parleremo nella sintesi trasportistica.
Manca poi la disamina delle alternative al Terzo Valico,
prevista dalla procedura di V.A.S., fino ad arrivare
all'opzione zero. Infine è assente un inquadramento
dell'opera, che sarà realizzata in una zona fortemente
antropizzata, in relazione alle altre infrastrutture già
esistenti: due tratti autostradali, due linee
ferroviarie, alcuni oleodotti e elettrodotti, innumerevoli insediamenti
industriali, artigianali e commerciali,
un intrico di strade statali, provinciali, svincoli, viadotti.
Dal progetto COCIV 2000 all'attuale progetto preliminare
Ricordiamo che il precedente progetto dell'Ac Milano - Genova (Terzo
Valico), presentato il 7 gennaio 2000, è
stato sottoposto a procedura di valutazione d'impatto ambientale e che
il 05 settembre 2000 l'apposita
Commissione del Ministero dell'Ambiente presieduta dalla Prof.ssa Maria
Rosa Vittadini formulò un pronunciamento
interlocutorio negativo "considerata la insufficiente documentazione
presentata dal Cociv e i numerosi problemi
ambientali non risolti dal progetto - avanzando - la richiesta di una
serie di integrazioni, approfondimenti e
modifiche assai ampia e articolata". Quando il 27 dicembre 2000 fu
convocata la Conferenza dei Servizi
Istruttoria da parte del Ministero dei Trasporti, la Commissione di
V.I.A., pur invitata, non partecipò,
ravvisando una certa incongruenza tra la natura istruttoria della
presente Conferenza dei Servizi e la mancanza
di documentazione atta a consentire l'espressione del richiesto
parere", allegando la suddetta nota 10784/VIA del
05/09/2000.
Intanto nel dicembre del 2001 veniva approvata la Legge Obiettivo (L.n.
443/2001), che, introducendo sostanziali
modifiche nella normativa italiana in materia di valutazione di impatto
ambientale per alcune opere considerate
strategiche (fra cui il Terzo Valico), si pone in aperto contrasto con
la legislazione europea. La delibera Cipe
del 21/12/200, inseriva ufficialmente l'asse ferroviario Ventimiglia -
Genova - Novara - Milano nell'elenco delle
19 infrastrutture prioritarie, vincolando la realizzazione del
più che necessario completamento del raddoppio
della linea internazionale Genova - Ventimiglia con l'attuazione
dell'alta capacità (velocità) ferroviaria fra
Genova e Milano. Il documento prevede un investimento complessivo in 10
- 15 anni per oltre 243 mila miliardi per
circa 250 opere prioritarie. Se però si esamina nel
dettaglio l'elenco contenuto nella delibera, si scopre che
nell'arco del triennio 2002 - 2004, il contributo statale sarebbe pari
al 19% del totale, fatto che sta a
confermare la velleitarietà dell'operazione. Se poi si
considera che solo il 37% degli importi previsti andranno
a favore delle ferrovie, e che oltre il 70% delle risorse
sarà assorbito dall'alta velocità, ci si rende
conto di
quanto esiguo sia l'investimento per il riequilibrio strada - rotaia.
Ricordiamo che per i precedenti due
progetti dell'alta velocità ferroviaria Genova - Milano,
elaborati dal Cociv, sono andati sprecati oltre 150
miliardi di vecchie lire di danaro pubblico. È bene
ricordare anche che quei due progetti sono stati bocciati
dalla Commissione di V.I.A. il 2 giugno 1994 e il 15 luglio 1998,
mentre è in corso un'inchiesta alla Procura di
Milano (Pubblici Ministeri Ielo e Di Pasquale) per truffa aggravata ai
danni dello Stato nei confronti di
politici, dirigenti e imprenditori a seguito dello scempio ambientale
causato dai "fori pilota" di Voltaggio,
Fraconalto e Mignanego, previsti dal secondo progetto Cociv.
Infine la "revoca della revoca", cioè il collegato
infrastrutturale della Finanziaria 2002, che all'art. 6,
considerando illegittimo sul piano costituzionale l'articolo 131 della
Finanziaria 2001, che azzerava i contratti
tra Tav e General Contractor per le tratte ad alta capacità
non ancora avviate (fra cui la Genova - Milano),
ripristinava il vecchio contratto con il Cociv, nonostante l'appello
dell'Antitrust di riaffidare con gara
europea le linee di A.C. sospese (con provvedimento n. 3526 del 10
gennaio 1996, l'Autorità garante della
Concorrenza e del mercato rilevava come la stipula delle convenzioni
tra Tav e general Contractor, anteriormente
all'entrata in vigore della Direttiva CEE 90/351, ha sottratto alle
procedure concorrenziali, che tale disciplina
garantisce, l'affidamento di alcune tratte A.V tra cui la Milano -
Genova, in cui i lavori non sono ancora
iniziati).
La storia dell'affidamento della progettazione e dell'esecuzione dei
lavori sulla Milano - Genova al Consorzio
Cociv è splendidamente descritta nel libro "Corruzione ad
alta velocità" dell'ex parlamentare e giudice
Ferdinando Imposimato. In pratica alla fine di dicembre 1991, pochi
giorni prima che una legge dell'Unione
europea obbligava gli Stati membri ad affidare le opere di pubblica
utilità con regolare bando di gara fra
imprese europee, si firmano i contratti tra Tav e consorzi. Un
consorzio anomalo il Cociv, nato in tutta fretta il
3 dicembre del 1991, senza una capogruppo, ma con due
imprese, la Tecnimont e Impregilo, che detengono oltre il
90% del capitale sociale.
Il 23 ottobre 2002 Legambiente ha presentato ricorso alle Commissioni
Ambiente, Trasporti, Concorrenza e Mercato
interno della Ue per incompatibilità della Legge Obiettivo
con le norme comunitarie, con la relativa richiesta di
apertura di un procedimento davanti alla Corte di Giustizia.
In pratica si mettono sotto accusa la Legge Obiettivo sulle grandi
opere (L.n. 443/2001), il decreto legislativo
che la attua (il 190/2002) e il collegato infrastrutturale (L.n.
166/2002).A fine gennaio 2003 la Commissione per
il Mercato interno ha accolto il ricorso e ha inviato una "lettera di
costituzione in mora" al governo italiano,
in pratica il primo passo verso un eventuale procedimento di infrazione
alle regole comunitarie. Per ora è stata
posta sotto osservazione la norma che aumenta a 100 mila euro il tetto
entro il quale è possibile l'affidamento
fiduciario, anziché con gara, degli incarichi alle
società di progettazione. Norma valida anche per la
realizzazione delle grandi opere infrastrutturali previste dalla Legge
obiettivo. La "costituzione in mora" è il
primo passo nella procedura fissata in caso di sospetta violazione del
diritto comunitario. Nel corso di questa
prima fase la Commissione si limita a richiedere chiarimenti al governo
interessato. Se le informazioni fornite
non sono ritenute esaustive, l'esecutivo Ue può avviare la
seconda fase della procedura, comunicando il cosiddetto
"parere motivato". Superata questa fase è
possibile il ricorso alla Corte di Giustizia, che potrebbe portare al
blocco dei lavori concessi in appalto sulla base di norme non conformi
al diritto comunitario. Adesso si attende
di conoscere l'esito del lavoro delle altre 3 Commissioni Ue. Nel
frattempo alcune Regioni hanno fatto ricorso al
Tar (tribunale amministrativo regionale) per
l'incostituzionalità della Legge Obiettivo.
L'iperbolica crescita dei costi delle tratte A.V. - A.C. tra il 1991 ed
il 2001 costituisce la prova del
fallimento dell'uso dei general contractor, che avrebbero dovuto
garantire "prezzi chiusi e non revisionabili".
La linea A.V. Milano - Genova passa così dai 3.100 miliardi
agli attuali 8.500 miliardi per un non ben precisato
percorso Genova - Pianura Padana. D'altro canto il meccanismo della
concorrenza, applicato per la tratta A.V. S.
Ruffillo - Bologna, aveva determinato un ribasso d'asta del 46,9% da
parte di una società spagnola.
L'obbligatoria verifica della anomalia del ribasso si concluse con il
giudizio di congruità dei prezzi rispetto a
quelli di mercato (29 miliardi di vecchie lire a Km. contro gli attuali
142 per le linee A.C.). La certezza che
si procederà ormai ad una rinegoziazione del "prezzo chiuso"
per la Milano - Genova, potrebbe portare ad una
ridiscussione del contratto fiduciario con Cociv, ipotizzando un
intervento dell'Antitrust per abuso di posizione
dominante da parte di Fs - Rfi. Fa ormai testo la rescissione del
contratto da parte di Tav sulla Padova - Mestre,
sulla base di un forte dissenso sulla stima dei costi.
D'altro canto il principio di affidamento di lavori
pubblici senza rischi e senza limiti di durata, crea un'evidente
distorsione del mercato. Infatti Legambiente
richiama la possibile violazione dell'art. 49 del Trattato Ue per "la
compressione della libertà e del diritto di
prestazione di servizi di progettazione di opere pubbliche fissato a
favore di ogni impresa appartenente a
ciascuno Stato membro".
Nonostante questi accadimenti e queste considerazioni, nonostante il
parere "non favorevole della quasi totalità
degli Enti interessati dal passaggio della linea Genova - Milano, la
Conferenza dei Servizi Istruttoria sul Terzo
Valico si concludeva il 30 Settembre 2002 con l'approvazione del
tracciato. La Giunta Regionale del Piemonte
ratificava la decisione di Roma il 15 ottobre del 2002.
Sulla base di quanto previsto dalla Legge Obiettivo, il progetto
preliminare della linea A.V. / A.C. Milano -
Genova "Terzo Valico dei Giovi" è stato trasmesso agli Enti
competenti il 10/03 u.s.
I costi e i finanziamenti
La TAV Spa è una società costituita nel 1991 cui
le Ferrovie dello Stato hanno dato in concessione la
progettazione esecutiva e la realizzazione delle nuove linee
ferroviarie veloci. Dal marzo 1998 la Tav è
diventata di totale proprietà del gruppo Fs, che ha
riacquistato le quote detenute al 57% dai privati. Questa
precipitosa ritirata dei privati dalla società Tav, fa
capire quanto sarà difficile remunerare gli investimenti
ed il capitale. Per la realizzazione delle tratte A.V. la Tav non
agisce da sola ma opera come committente,
affidando la progettazione realizzazione delle opere a General
contractor, imprese o consorzi di imprese. In
questo quadro la Tav concentra la propria attività nel
reperimento sul mercato delle risorse necessarie
all'investimento. Se prima il finanziamento dell'infrastruttura A.V. -
A.C. doveva essere sostenuto al 40% dalle
Ferrovie dello Stato e al 60% da prestiti del mondo bancario garantiti
attualmente dal gruppo Fs, quindi dallo
Stato, ora il finanziamento del progetto Tav avverrà per la
maggior parte attraverso una cartolarizzazione della
società Infrastrutture, costituita all'uopo dal Tesoro. Una
soluzione per non far pesare esclusivamente sui conti
dello Stato il costo elevatissimo dell'Alta Velocità
ferroviaria, in modo da non sforare i rigidi parametri
imposti dall'adesione all'Euro. In pratica Infrastrutture Spa emette
titoli obbligazionari destinati al
finanziamento di una specifica opera, il cui importo sarà
garantito dai fondi ricevuti dalla Patrimonio Spa
(altra società recentemente costituita dal Tesoro per la
valorizzazione del patrimonio pubblico) e dai ritorni
previsti dall'investimento. Ne consegue che Infrastrutture Spa, per
mantenere un accettabile equilibrio
patrimoniale e finanziario, dovrà comunque selezionare
quelle opere che potranno garantire, con ragionevole
certezza, un ritorno economico. Ma il Terzo Valico è
un'opera redditizia? Se la risposta è no, come noi riteniamo,
il finanziamento potrà avvenire solo con
stanziamenti statali. Quali sono i fondi che si renderanno disponibili
per quest'opera? Un'indicazione in tal senso è contenuta
nella recente revisione del Contratto di Programma tra
le Ferrovie dello Stato e il Ministero del Tesoro per il periodo 2001 -
2005. In esso l'Ente pubblico fa una
previsione di costo che si aggira sugli 8.480 miliardi di vecchie lire
per l'asse ferroviario Ventimiglia - Genova
- Novara - Milano, senza indicare la ripartizione delle
eventuali risorse fra il potenziamento
dell'infrastruttura ordinaria e la linea A.C. Genova - Milano.
Disponibilità : 1.519 miliardi di vecchie lire
(senza specificare i capitoli di spesa dove poterli reperire).
Previsioni di spesa : totale progettazione e
lavori per il 2002 : 35 miliardi di vecchie lire, totale progettazione
e lavori 2003 - 2004 : 477 miliardi di
vecchie lire. Questo per affermare che attualmente non ci sono i soldi
per terminare l'opera e per avere forti
dubbi, più che fondati, che venga realizzata l'ennesima
"cattedrale nel deserto", come tante altre infrastrutture
incompiute che sono state fatte in un recente passato, con spreco di
risorse pubbliche e distruzione permanente
del territorio circostante. Infine anche se Rfi dovesse applicare una
cartolarizzazione dei futuri pedaggi, cioè
le tariffe che dovranno versare le società di trasporto per
transitare sulle linee ad alta velocità, gli stessi
raggiungerebbero livelli tali da rendere antieconomico l'utilizzo della
rete A.V., a vantaggio, ancora una volta
del traffico su gomma.
Al momento il Terzo Valico non è stato inserito nell'elenco
delle opere ferroviarie prioritarie di interesse
europeo ed al momento non potrebbe ricevere i finanziamenti dell'Ue
(20% sul costo totale dell'opera). Inoltre
l'Italia è nel mirino dell'Ue per il più alto
debito pubblico europeo, che si avvicina all'iperbolica cifra di
1.500 miliardi di euro e la cui crescita appare fuori controllo.Inoltre
il Patto di stabilità per mantenere
l'adesione all'area Euro, prevede che il rapporto debito - Pil scenda
sotto il 100% entro il 2004 e che il
bilancio statale si avvicini al pareggio, obiettivi ben lontani
dall'essere raggiunti.Il Ministro dell'Economia
Giulio Tremonti ha deciso in tutta fretta una serie di misure per
contenere la spesa pubblica ed ha scaricato
sulla Legge Obiettivo una serie di emendamenti, contestando la mancata
copertura. La Finanziaria 2003 ha così
ridotto del 40% rispetto al 2002 le risorse a disposizione delle opere
prioritarie. Ci sono poi da ultimare le
tratte ad alta velocità Milano - Bologna, Bologna - Firenze
e Roma - Napoli, i cui lavori sono in una fase
avanzata. Infine c'è da finanziare la manutenzione e il
potenziamento delle linee ferroviarie ordinarie, oltre
16.000 chilometri di cui solo 6.000 a doppio binario. Illuminante in
tal senso è la posizione della Francia, che
sta molto meglio di noi per il debito pubblico, abbondantemente sotto
il 100% del Pil, ma che è alle prese con un
deficit sopra il 3%, oltre i parametri consentiti dal Patto di
stabilità. Ebbene a marzo 2003 una perizia tecnico
- finanziaria sui grandi lavori pubblici già programmati ha
preso di mira la linea A.C. Lione - Torino, ritenuta
al momento un'opera troppa costosa, addirittura "faraonica". I tecnici
consigliano di potenziare e migliorare la
storica linea del "Moncenisio". Ora si attende il responso politico,
che avverrà entro la fine del maggio p.v.,
quando il Parlamento francese dovrà pronunciarsi su una
serie di opere pubbliche fra cui la Lione - Torino. Se si
decidesse per il no, verrebbe messo in discussione il Corridoio V,
l'asse di collegamento ferroviario Lisbona -
Kiev, a favore del Corridoio VI, attraverso Parigi - Strasburgo,
più economico per il quale i tecnici francesi
hanno dato parere favorevole. Senza la presenza della linea ferroviaria
europea attraverso la Pianura Padana,
verrebbe messa ancor più in discussione l'utilità
del collegamento veloce Genova - Novara - Milano. Come dire,
"non c'è fretta, ponderiamo bene gli investimenti!".
Infine la riforma delle Fondazioni bancarie, voluta dal governo,
secondo cui le stesse dovrebbero destinare il 10%
dei loro patrimoni al finanziamento di grandi opere
infrastrutturali. Dopo i rilievi del Consiglio di Stato e i
dubbi della Banca d'Italia, a dicembre 2002 è arrivata anche
la bocciatura del Tar del Lazio, che ha accolto il
ricorso dell'Associazione Casse di Risparmio e ha sospeso il
regolamento attuativo già entrato in vigore,
rilevando presupposti di incostituzionalità. A tal proposito
il presidente dell'Acri si è espresso duramente
contro l'espropriazione dei patrimoni privati delle Fondazioni. La
parola è passata ora alla Corte Costituzionale.
RENATO MILANO ed ENZO MESSINA
1 - Premesse
1.1 Sulla Valutazione di Impatto Ambientale di Renato Milano e Enzo
Messina
Prima di sviluppare qualsiasi studio di impatto ambientale
relativamente ad un'opera occorre conoscerne il grado
di necessità e di urgenza. È determinante
conoscere quale impatto può essere accettabile relativamente
al
beneficio che da tale opera ne deriverebbe.
Se un'opera infatti produce un pesante impatto e non ne viene
dimostrata l'urgenza o la necessità, il bilancio
costi-benefici a carico della comunità risulta pendere dalla
parte dei costi: così l'opera non si fa, o se ne
rimanda l'esecuzione.
Un metodo di analisi costi-benefici ritenuto molto valido dalle moderne
teorie economiche, detto "Modello Misham"
e che consiste nella "Internalizzazione degli effetti esterni prodotti
da un evento economico su livello di
benessere degli individui interessati"prende in esame quanto un evento
economico (tipo autostrada o ferrovia)
interessa un certo numero di individui, cambiandone lo stato o il
livello originario di benessere.
Si valuta quanti individui guadagnano in benessere e in quale
quantità ( numero di variazioni compensative
positive, o VC+) e quanti perdono e in quale quantità (
numero di VC-) e poi si fa la soma algebrica del numero e
dell'entità delle VC e si determina il Beneficio Sociale
Residuo (BSR) che può essere di segno positivo o
negativo.
Per cui quando un'opera è osteggiata da un numero rilevante
di persone (per lo più riunite in comitati e
associazioni) il modello Misham è disegnato dal numero delle
persone contrarie all'opera e dall'intensità della
loro partecipazione alle decisioni: è proprio il caso
dell'opera in esame:
Inoltre di ogni opera è necessario analizzarne le
alternative, qualora esse, a parità di risultato offrano un
impatto ambientale minore. Tali alternative possono essere di progetto
o di opzione. Le alternative di progetto
presuppongono un progetto diverso (o un percorso diverso) della
medesima opera, purché produca un minor impatto.
Le alternative di opzione invece presuppongono una diversa scelta sugli
interventi da fare: che possono essere
anche radicalmente diversi dall'opera considerata (ad esempio
l'ammodernamento e il potenziamento delle strutture
esistenti) purché raggiungano lo stesso scopo dell'opera in
esame.
Le alternative di opzione includono anche l'opzione zero che significa
la non fattibilità dell'opera (Corrado
Carrubba - Il Codice dell'Ambiente - Introduzione alla Valutazione di
Impatto Ambientale)
Infine la normativa europea prevede la VIA Strategia, come strumento
per valutare gli impatti cumulativi e
sinergici di più progetti che insistono sullo stesso
territorio e per rappresentare un quadro di riferimento
informativo e di valutazione per la VIA dei singoli progetti. Si tratta
di una valutazione applicata a livello
più alto, cioè di Piano, e una possibile
soluzione per intervenire su impatti che non sarebbero risolvibili a
livello di progetto.
Le aree del basso alessandrino attraversate dal Terzo Valico sono
già oppresse da una serie infinita di strutture
e infrastrutture (centri commerciali, viabilità di accesso,
nuove autostrade, svincoli, rotonde, caselli
autostradali, inceneritori, ecc. ) in un susseguirsi di progetti e
realizzazioni che si sovrappongono su un
territorio paurosamente ristretto (si arriva a spianare le colline)
riducendo, fino ad annullare, ogni minimo
spazio naturale: una VIA Strategia sarebbe più che
indispensabile.
1.2 Sulle scelte ambientalmente sostenibili
Esistono nella definizione di sviluppo sostenibile tre principi
fondamentali che prenderemo in esame nella
presente stesura.
1.2.1 Lo spazio vitale dell'uomo. Qui l'elemento "natura" riveste uno
dei ruoli fondamentali sia dal punto di
vista sociale che per quanto riguarda l'appagamento psicologico, lo
sviluppo della personalità , di una sana
morale etica, ecc. ecc.. La periferizzazione degli anni 60 è
stata la principale responsabile del disagio
giovanile di quei tempi: e, d'altra parte, non è bello
vivere in mezzo al cemento e ai containers.
1.2.2 Ogni opera che comporti una pressione negativa sull'ambiente deve
essere necessaria al punto tale da poter
bilanciare, per la collettività, il disagio generato: ogni
rinuncia ha un suo costo e a questo conto occorre
sommare (o moltiplicare) il costo delle rinunce all'ambiente delle
generazioni che verranno. Un ambiente
irrimediabilmente perso (come le pendici del monte Rollino qualora
l'Arquata Cementi dovesse aprire la cava) o
una risorsa persa (le acque del Rollino o le acque di rigoroso a
seguito dei lavori del Terzo Valico) è perso per
sempre, e nessuno in futuro potrà mai fruirne.
1.2.3 Ovunque sia possibile è meglio il recupero
dell'esistente piuttosto che l'occupazione e la cementificazione
di nuovi spazi per nuove strutture. Abbandonare il vecchio per
costruire il nuovo significa sacrificare nuovo
spazio e nuove risorse in un territorio già estremamente
compresso (come nel nostro caso). Nella fattispecie il
Terzo Valico (TV) passerebbe in un corridoio dove esiste una delle
più alte densità infrastrutturali di tutta
Italia: in una striscia larga dai 12 ai 20 chilometri ci sono
già due autostrade e tre linee ferroviarie. È per
questo motivo che da 12 anni i vari progetti dell'Alta
Velocità continuano a rimbalzare da un percorso all'altro.
Pertanto, se esistono già così tante
infrastrutture trasportistiche non è meglio cercare di agire
sull'esistente
( recupero, ammodernamento, potenziamento, ecc.) piuttosto che farne
una nuova e opprimere ulteriormente questo
già esiguo spazio ?
1.3 Sulle Merci
Negli anni dal 1998 al 2002 la crescita totale delle merci movimentate
nel porto di Genova è stata pari al 3,28%
annuo (nel 2002 è stata solo dello 0,9%). Tale crescita, se
costruita su un grafico ad assi cartesiani, presenta
una linea caratterizzata da un forte balzo nell'anno 2000 e poi da una
stasi orizzontale che definisce una curva
mediana tendente ad appiattirsi sull'orizzonte.
Negli stessi anni la crescita della movimentazione di TEU (contenitori
da 20 piedi) si attesta su una media del
5,25% e si può raffigurare anch'essa su assi cartesiani come
una linea che sale notevolmente nell'anno 2000 per
tendere ad una crescita lenta, fino ad una stasi orizzontale: infatti
il 2002 è stato caratterizzato da una
crescita dei traffici di TEU del porto di Genova pari allo 0,3%
rispetto all'anno precedente.
In un esame obiettivo tali raffigurazioni non depongono per un aumento
(anche minimo) dei traffici, ma per una
loro stasi.
Tuttavia proviamo ad analizzare il trend di crescita ignorando i
grafici cartesiani, bensì come si trattasse di
un incremento costante negli anni: ossia come se la linea rappresentata
dai grafici fosse una retta verso l'alto.
Consideriamo però solo il dato della crescita totale delle
merci, poiché la crescita dei TEU, anche se potrà
rubare ancora qualche quota di mercato ad altri modi di condizionamento
delle merci, dovrà inevitabilmente
appiattirsi su quello che è il trend di crescita totale.
Pertanto 1.531.254 TEU del 2002 che subiscono un incremento del 3,28%
annuo, posizionati sugli scenari adottati
dallo Studio Trasportistico del progetto in esame, diventeranno i
seguenti (x mille):
- nel 2006 ( anno di prevista saturazione delle linee storiche): 1.741
- nel 2010 (scenario a breve termine): 1.981
- nel 2012 (anno di messa in esercizio delle gallerie del S. Gottardo):
2.144
- nel 2013 (scenario a medio termine): 2.183
- nel 2020 (scenario a lungo termine): 2.736.
1.3.1 previsioni di crescita delle merci
Tuttavia esistono alcuni criteri generali che in qualsiasi ragionamento
di previsioni a lunga scadenza andrebbero
meglio approfonditi. È sbagliato ritenere (come fa lo studio
trasportistico) che l'andamento della crescita dei
trasporti possa essere rappresentata con la stessa percentuale di
crescita del Prodotto Interno Lordo.
1.3.1.1 Se si dovessero analizzare i fattori che compongono il PIL ci
si accorge quale peso sempre più
preponderante abbiano i consumi soft (I beni dematerializzati cui fanno
spesso riferimento eminenti economisti
mondiali, tra I quali anche gli italiani G.Ruffolo ed E.Gerelli) ossia
i consumi che non hanno massa o hanno un
peso di gran lunga inferiori ai loro contenuti di informazione (basti
pensare ai CD). È finita l'era delle
incudini e si avvicina l'era dell'informazione. Anzi, gli stessi
consumi informatici dovrebbero ridurre (se non
annullare) le distanze delle relazioni. Infine la dematerializzazione
dei bisogni è sicuramente in corso, ma deve
essere incentivata e favorita proprio ai fini della conservazione delle
risorse materiali.
1.3.1.2 Non si può sperare che la capienza dei mercati di
beni materiali sia infinita. La saturazione dei mercati
oggi ci viene testimoniata proprio dalla crisi di uno dei
più importanti beni di consumo: l'auto. Tuttavia
esistono anche altri elementi (positivi o negativi che siano) che ci
fanno credere ad un calo dei consumi
materiali:
- la forbice in espansione fra i paesi ricchi e i paesi poveri: la
quale, qualora si riuscisse a trovare la
soluzioni per richiuderla, ci fa comunque pensare ad un tipo di
sviluppo diverso dal nostro e non impostato
esclusivamente sui consumi e sul PIL.
- la scarsa natalità di chi è oggi in grado di
consumare senza ritegno grandi quantità di merce: i ricchi.
1.3.1.3 Non si può sperare che le risorse siano infinite. Da
noi, ad esempio, la risorsa "spazio" si sta
esaurendo ad un ritmo sempre crescente. I grandi centri commerciali che
invadono la pianura (e oggi anche la
collina) sia quella compresa fra Novi e Serravalle, che il territorio
della "Frascheta", soprattutto fra Pozzolo
e Alessandria, non solo comprimono lo spazio, ma distruggono sia le
risorse agricole, sia le risorse idriche
della falde superficiali; inoltre renderanno più pericolosi
i fiumi, esaltandone il carattere torrentizio. La
tendenza ad una rarefazione delle risorse dovuta principalmente alla
produzione, alla distribuzione e al consumo
delle merci dovrà inevitabilmente creare una mutazione negli
elementi costitutivi del PIL a favore dei consumi a
minor impatto: e tale mutazione si ripercuoterà sui
trasporti delle merci che saranno di massa inferiore, o nulla.
E si ritorna pertanto a ragionare, in relazione alla
sostenibilità ambientale delle scelte, che è
indispensabile,
prima di qualsiasi decisione operativa:
a) valutare la reale necessità dell'opera in relazione al
suo impatto sulle risorse;
b) valutare le alternative di recupero dell'esistente in relazione alla
maggiore riduzione delle risorse che
un'opera nuova potrebbe comportare.
2. Una architettura a rete dei trasporti fra la Liguria e il Nord
O sarebbe meglio dire fra il sistema Tirrenico e il Nord d'Italia
passando per la Liguria.
Infatti tra la Liguria, il Nord e l'Europa non esistono solo Genova e
Milano, ma tre porti, (o 4 se vogliamo
anche includere Imperia-Oneglia) e 5 valichi appenninici, cui fanno da
corona 8 valichi alpini.
A nostro avviso è assurdo pensare ad un sistema ferroviario
a imbuto dove tutti i traffici, da Ventimiglia, dalla
Tirrenica, da Savona, da La Spezia, da Genova e diretti verso la
pianura Padana e i valichi di tutto l'arco
alpino debbano passare per forza nel corridoio Genova - Tortona ( e
Milano).
Riteniamo più logico un sistema a ventaglio (o a rete) dove
ciascun porto origine - destinazione di traffici
diventa funzionale al valico appenninico che gli consente istradamenti
più brevi ( senza escludere comunque gli
altri valichi in caso di necessità).
Oggi si ragiona in termini di trasporto intermodale, inteso come
concorso e coordinamento di più e diversi vettori
(aereo , nave, treno). Esso interviene sulle vecchie
strutture portuali, ridisegnandone strutture e compiti e
presupponendo una seria e rigorosa pianificazione dei programmi
integrati di sviluppo e di gestione. La
rivoluzione dei container, ad esempio, obbliga ad una programmazione
dell'offerta dei trasporti veloci che,
invece di indicare un solo percorso e/o una sola modalità,
valuti, sulla base del calcolo costi/benefici, diverse
scelte di percorso, di tipo di trasporto o di vettore.
Quindi emerge una nuova funzione di transito dei porti liguri ( La
Spezia,Savona, Genova e Imperia), il cui
livello di efficienza e convenienza dovrebbe essere direttamente
proporzionale al modo in cui le strutture viarie
e ferroviarie saranno adeguate e potenziate e al modo in cui i
programmi di sviluppo e razionalizzazione saranno
armonizzati fra di loro.
L'impatto sul territorio sarà certamente minore; la
diffusione degli interventi sarà più efficace nel
soddisfare
la tendenza in atto verso la dispersione territoriale delle linee di
desiderio (in direzione della domanda porta
a porta); sarà più facile l'integrazione fra
nuovi interventi e rete attuale; una migliore e più razionale
distribuzione dei traffici servirà ad evitare l'accumulo sui
punti più critici del sistema (il nodo di Milano);
sarà possibile sviluppare una potenzialità di
trasporto superiore alla linea di Terzo Valico (TV).
Invece di seguire questa logica, la FS SpA e il Cociv, nel progetto di
massima per il TV, pur di giustificare con
i grandi numeri l'esigenza e l'economicità di una linea
Genova - Tortona, non intendono privilegiare la
pianificazione e la realizzazione di un efficiente sistema regionale
integrato di trasporti.
Ancora oggi, dal levante e dal ponente ligure, si riversa sull'unica
direttrice di valico Genova-Ronco Scrivia-
Arquata Scrivia, la stragrande maggioranza del traffico di tutti gli
scali portuali liguri: su 110 - 140 treni
merci, 50 - 60 sono in entrata o uscita dal porto di Genova, 30 - 40 da
e verso La Spezia e Livorno, 30 - 40 da e
verso Savona e oltre.
Questi dati confermano l'anomalia nazionale che vede l'80% del traffico
ferroviario concentrato sul 20% della
rete.
Ciò comporta da parte delle istituzioni pubbliche
l'abbandono sistematico o la sottovalutazione dei progetti di
adeguamento e potenziamento (già definiti nei dettagli
esecutivi all'inizio di questo secolo) della rete
ferroviaria regionale esistente e delle direttrici di valico che
servono i porti di Savona e La Spezia nei loro
collegamenti con il Piemonte e l'Emilia Romagna.
Dagli atti del convegno "L'intermodalità terrestre: linee
guida per il trasporto intermodale strada - ferrovia "
Freight Leaders Club, Milano, ottobre 1995, si legge quanto segue:
"l'offerta, sia nazionale che internazionale, appare fortemente
concentrata su pochissime relazioni e su
pochissimi nodi, spesso già critici. La diffusione
dell'offerta su maggiori risorse fisse dovrebbe essere
perseguita attivamente, cercando di usare istradamenti alternativi e di
sviluppare nuove relazioni di traffico
…….".
Pertanto vediamo più logico programmare il sistema dei
trasporti dal Sud al Nord attraverso la Liguria nel modo
che descriveremo in seguito.
2.1 Le merci che hanno origine e destinazione (OD) dal sistema
Tirrenico ( gli scali della linea più i porti di
Livorno, Civitavecchia, Napoli, Salerno, Gioia Tauro) interessano
prioritariamente la linea Pontremolese, i cui
lavori dovrebbero essere conclusi entro il 2005. In modo particolare la
Pontremolese è funzionale ai trasporti
che interessano i valichi del nord-est (Villa Opicina, Gorizia,
Tarvisio) e al corridoio multimodale Tirreno -
Brennero ove sono previsti sia il rinnovamento della linea Parma
-Verona che il quadruplicamento della linea da
Verona verso l'Austria. Inoltre la Pontremolese è certamente
la via più breve e più logica per raggiungere gli
interporti di Brescia, Verona, Bologna, Parma, Mantova, ecc.
2.2 Le merci che hanno OD da Ventimiglia e dal porto di Savona trovano
il più breve collegamento con Modane
attraverso la Savona - Torino. Ma anche verso Alessandria e verso
Novara e i valichi di Domodossola e Luino la
via più breve passa per S. Giuseppe di Cairo. La linea
Ventimiglia - Genova nel 2008 potrà raddoppiare la
capacità dagli attuali 90 treni al giorno a 180 grazie agli
interventi sui tratti ancora a binario unico. Sulla
Savona - Cairo sono in corso interventi tecnologici e, per superare il
problema della pendenza di alcune tratte
lo Studio Trasportistico prende in esame l'inoltro con doppio
locomotore. La linea è interamente a doppio binario
tranne un breve tratto a binario singolo tra S.Giuseppe e Ceva (20
chilometri circa). Non si comprende perché non
prevedere il raddoppio di quei 20 chilometri che ne aumenterebbe
notevolmente la potenzialità su Torino e su
Modane. Lo Studio Trasportistico invece ritiene importante tale linea
solo fino alla zona industriale del
retroterra savonese trascurandone invece le sue notevoli
potenzialità al servizio del traffico proveniente da
Ventimiglia e da Savona e in direzione dei valichi e degli interporti
del nord-ovest. Così, per dimostrare la
necessità del TV viene ancora una volta accantonata ogni
seria proposta dei ammodernamento dell'esistente.
2.3 Le merci che hanno OD da Ventimiglia, da Savona e dal porto di
Voltri per Alessandria, Novara, i valichi di
Domodossola, di Modane e il Sempione (ma anche Pino e il Gottardo)
possono usufruire (e già in parte lo fanno)
della Genova - Ovada, considerate dall'Unione Europea una Free-way per
le merci containerizzate ( ossia una linea
privilegiata per i trasporti verso l'Europa - vedi riquadro).
Da "Orizzonti" - ottobre 96: "La linea Genova- Ovada-Acqui, a partire
dal prossimo anno sarà interessata da
interventi di adeguamento per la connessione con la bretella
ferroviaria al servizio del porto di Voltri
(l'allacciamento avverrà a Genova-Borzoli). L'attivazione
è prevista entro il 1998 e consentirà di smaltire
I
crescenti traffici di container HIGH-CUBE provenienti in particolare
dal Sud-Est Europeo e diretti al Nord
Europa".
Da "Orizzonti" - novembre 96: "Il 19 febbraio 96 sono stati approvati
gli interventi per il completamento
dell'elettrificazione e il lavoro di adeguamento a sagome della linea
Novara - Domodossola- Iselle(per il
Sempione)e quelli per l'adeguamento delle infrastrutture per il
trasporto intermodale della linea Genova-Ovada-
Alessandria-Novara, autorizzando il supero di 60 miliardi rispetto a
quanto già deliberato, necessario per
consentire, tra l'altro,la libera circolazione del materiale svizzero
di trazione".
2.4 Le merci con OD nel porto di Genova possono usufruire della doppia
linea dei Giovi che con opportune
modifiche e con gli adeguamenti ed ammodernamenti in corso e in
programma può ancora acquistate una notevole
potenzialità residuale, come vedremo in seguito.
Questa èla sintesi di un progetto di istradamento dei
traffici del Nord-Ovest d'Italia che riteniamo più logico
al fine di evitare congestioni e spreco di territorio.
Vediamo ora quali sono le potenzialità residue delle linee
prese in esame.
3 Le potenzialità dei valichi appenninici della Liguria
Nell'analisi della potenzialità delle linee di valico
appenninico terremo conto della possibilità di utilizzo di
una doppia trazione per quei tratti di binario di notevole pendenza
(sulla Genova-Arquata via Busalla e sulla
Savona-S.Giuseppe di Cairo nel tratto Savona-Altare).
Occorre evidenziare che nello Studio Trasportistico in esame rileviamo
una forte contraddizione rispetto a quanto
hanno sempre affermato le dirigenze delle FS: ossia che il TV
"servirebbe a far passare treni da 50 carri".
Lo studio invece assume per le merci convenzionali un riempimento medio
di circa 400 tonnellate a treno e per i
treni intermodali 35 TEU carichi per treno, per un peso (stimato da noi
come nel riquadro che segue) di 518
tonnellate a treno.
Infatti, considerando che mediamente un TEU pesa 8,8 tonnellate e
considerando la tara di 11 carri a 4 assi
(carri tipo S15 in grado di caricare 3 TEU) più uno a 2 assi
(in grado di caricarne 2) otteniamo un peso lordo di
518 tonnellate a treno
Lo studio considera altresì al 2020 un miglioramento
progressivo delle portate in grado di formare treni da 42
TEU, che significa 620 tonnellate lorde per treno.
In questi casi avremo formato non treni da 50 carri, bensì
treni da 12 carri, oppure, in prospettiva futura, da
14.
Allora una delle principali motivazioni per cui sarebbe necessario un
nuovo valico con pendenza inferiore alle
linee storiche per consentire il passaggio di treni più
lunghi viene a cadere perché il nodo di Genova
consentirebbe di fare solo treni da 12 o da 14 carri !!
Le due linee di Giovi
Secondo le previsioni del documento "Nodo di Genova - Linee Guida",
allegato al "Protocollo di accordo tra il
Ministero dei Trasporti, la Regione Liguria, la Provincia e il Comune
di Genova, le FS SpA e la TAV SpA per la
definizione del nuovo assetto dei trasporti ferroviari del Nodo di
Genova", gli interventi sulle linee Torino -
Genova e Succursale dei Giovi <<…unitamente
alla realizzazione di un sistema centralizzato per la gestione del
traffico sulle linee del nodo, consentiranno incrementi di
potenzialità dell'ordine del 25% sulle linee di
valico…>>. I treni che oggi percorrono le due
linee Genova - Arquata sono 275; la potenzialità delle due
linee è
pari a 340 treni. Pertanto, se ci atteniamo alle stime delle tabelle
fornite dalle FS e riprese nello studio di
Tartaglia e Zambrini, ci accorgiamo che sulla Genova - Arquata
Succursale e sulla Genova - Arquata via Busalla,
esiste oggi ancora una potenzialità residua di 65 treni (
prima di arrivare alla saturazione). Il 25% di
incremento di potenzialità, stimato dal documento sul "Nodo
di Genova", porta la capacità delle linee a 425 treni
al giorno. Questo porterebbe la potenzialità residua
complessiva delle due linee di valico a 150 treni in più al
giorno nei due sensi di marcia prima di arrivare alla saturazione.
Ipotesi di incremento di tracce sulle linee di valico dei Giovi a
seguito interventi programmati dalle FS.
Il documento "Nodo di Genova: linee guida", allegato al "Protocollo di
accordo" del Ministero dei Trasporti,
stima un aumento di potenzialità delle due linee, a seguito
degli interventi di adeguamento e banalizzazione in
corso, pari al 25%. Pertanto potremmo tradurre tale stima in un
incremento di potenzialità di tracce calcolato
come di seguito.
0 Genova - Arquata Succursale
0.1 Potenzialità attuale 200 treni/d +25% di incremento =
250 treni/d
Impegno attuale 180 treni/d
Potenzialità residua 70 treni/d
1 Genova - Arquata via Busalla
1.1 Potenzialità attuale 140 treni/d +25% di incremento =
175treni/d
1.2 Impegno attuale 95 treni/d
Potenzialità residua 80 treni/d
Considerando pure che una linea, quando supera l'80% delle sue
potenzialità si dice che raggiunga il "livello di
criticità", possiamo stimare che le due linee hanno comunque
la capacità di portare "comodamente" ancora 65 treni:
20 sulla succursale e 45 sulla via Busalla. Tuttavia se
considerassimo le frequenti soppressioni di treni che si
aggirano sul 20 - 30% del movimento giornaliero, ritorneremmo ad una
potenzialità residua di circa 150 treni,
senza sfiorare il livello di criticità.
Esiste, sulla Genova-Arquata Via Busalla, un problema di portale dovuto
alla pendenza della linea che non è da
sottovalutare, pur essendo, comunque, ovviabile, con la stessa tecnica
che lo studio trasportistico in esame
propone di adottare sulla Savona-Cairo.
Questa linea ha una portata ridotta nel tratto Genova
Pontedecimo-Busalla, dove un locomotore 633 (non si prende
in esame il 636 perché è vergognoso vederlo
ancora girare sulle nostre rotaie) può tirare al Massimo 410
tonnellate.
In questo caso, considerata la brevità della tratta, si
può ovviare (e già si fa con i treni che
trasportano il
ferro dell'Ilva) con una doppia trazione per aumentare la portata a 820
tonnellate, corrispondente a 18-19 carri
da 45 tonnellate lorde.
Pertanto la via Busalla accetta trasporti da 54-57 contenitori TEU per
treno, con una quantità di merce, al netto
del peso del carro, che oscilla dalle 486 alle 513 tonnellate a treno)
La via Genova-Arquata via Mignanego-Ronco ha delle portate massime
consentite di 880 tonnellate (si parla sempre
di loc. 633, perché sarebbe assurdo, visto che stiamo
discutendo di alta velocità, fare delle valutazioni su
vecchie tecnologie) utili per un treno da 19/20 carri (57-60 TEU per
513-540 tonnellate a treno).
Si può concludere stimando che una potenzialità
residua di 150 treni al giorno porterebbe ad un incremento di TEU/
anno in origine -destinazione da e per il porto di Genova (abbiamo
considerato 280 giorni operativi come nello
studio preliminare) pari a 2.452.000 unità nell'ipotesi
migliore, e 1.722.000 nell'ipotesi peggiore (considerando
anche che non venga utilizzata la doppia trazione nella via Busalla).
Assumendo che la modalità su ferro debba almeno trasportare
la metà dei traffici del porto (come nello studio
preliminare ) nella peggiore delle ipotesi esaminate la saturazione
delle due linee dei Giovi si raggiunge nel
2027 e, nell'ipotesi migliore (ma decisamente prudenziale) nel 2039.
Ma questo solo a titolo di esempio, perché non abbiamo
ancora tenuto conto della potenzialità residua della
Voltri-Ovada-Alessandria (vedi il punto 5).
Sulle linee dei Giovi sono stati fatti dei lavori (alcuni ancora in
corso) che non vengono ancora utilizzati
nella loro effettiva potenzialità (basti osservare la
ruggine sui binari del salto del Montone di Arquata).
Sono interventi compatibili sia dal punto di vista ambientale che
economico. Si teme , dai tagli inferti sui
bilanci delle FS e dalla ripartizione degli investimenti Italferr, che
questi lavori possano non andare a termine,
proprio per lasciare i soldi a progetti poco utili come il
Terzo Valico.
4.1 Il "Salto del Montone", realizzato fra il 1986 e il 1995 ad Arquata
Scrivia. Tale opera, costata circa 26
miliardi dovrebbe permettere a seconda dei flussi di traffico,
l'istradamento dei treni da e per Genova sulle
direttrici Torino e Milano.
4.2 La "Banalizzazione" delle linee "Torino-Genova" e "Succursale dei
Giovi", realizzata tra il 1986 e il 1995.
Tale opera è costata nel tratto Arquata-Genova circa 16
miliardi permetterebbe di utilizzare sia in un senso di
marcia come nell'altro lo stesso binario (banalizzazione), dovrebbe
servire a "moltiplicare"m attraverso le
"marce parallele", le possibilità di impegno delle attuali
linee ferroviarie che, tramite il "Salto del montone",
sono state rese intercambiabili. La potenzialità delle linee
dei Giovi potrebbe essere ulteriormente amplificata
(rispetto ai dati sopra esposti) se i binari della linea a maggiore
acclività (la via Busalla) fossero usati solo
per merci in discesa, oppure in salita per TEU vuoti.
4.3 L'adeguamento alle norme della nuova sagoma "cinematica"
internazionale della linea Torino-Genova e della
Succursale dei Giovi. Tali lavori (difficili da quantificare in termini
economici in quanto spezzettati in molti
interventi) consistiti nel rimuovere tutti gli ostacoli fissi al fine
di permettere il transito ai nuovi
trasporti merci (grandi containers) dovrebbero rendere le linee
menzionate "appetibili" alle nuove esigenze del
traffico.
5. La Voltri - Ovada Alessandria
5.1 Stime di potenzialità della linea relative al trasporto
di TEU
Attualmente viaggiano sulla linea Genova-Ovada 16 treni viaggiatori e
15 merci ordinari ed è previsto in orario
il passaggio di 12 treni straordinari, per un totale di 43 treni.
Sulla Ovada-Genova 16 viaggiatori e 12 merci straordinari.
In relazione alla prestazione dei locomotori attualmente in esercizio e
considerando un trasporto di container su
carri S15 con un peso lordo di 45 tonnellate si desume quanto segue.
Un locomotore 633 può portare 20 carri con 60 contenitori e
540 tonnellate di merce al netto del peso del carro.
Un locomotore 652 porta 21 carri con 63 contenitori e 560 tonnellate di
merce.
In seguito ai lavori di adeguamento previsti su tale linea potremmo
attribuirvi una capacità di trasporto pari a
quella di una linea a semplice binario (considerando altresì
che il tratto Mele-Campoligure è già a doppio
binario), ossia 90 treni al giorno.
Pertanto attribuiremo alla Genova-Ovada-Alessandria una
potenzialità residua di 19 treni (90 meno i 71 treni
previsti oggi in orario), più 12 straordinari che potrebbero
essere utilizzati per il trasporto dei containers.
In totale avremo circa 30 treni in più da mettere al
servizio del porto di Voltri e di Genova.
Attenendoci, quindi, alla stima prevista possiamo concludere che 30
treni al giorno sulla Genova-Ovada-
Alessandria potranno soddisfare una domanda di trasporto OD in entrata
e in uscita, compresa fra i 1.800 e i 1.900
contenitori al giorno: ovvero da 504.000 e 530.000
contenitori all'anno.
Sommando le due potenzialità residue, (doppia linea dei
Giovi e Voltri-Ovada-Alessandria) abbiamo da un minimo di
2.226.000 a 2.982.000 TEU che potrebbero far fronte alla domanda del
porto di Genova (qualora questa continuasse
a crescere con un incremento costante - ma più nessuno del
mestiere osa ammettere questo) fino agli anni,
rispettivamente 2035 e 2044.
Crescerebbe notevolmente tale potenziale in caso di raddoppio per le
tratte ancora a binario unico.
5.2 Raddoppio della linea Voltri-Ovada-Alessandria
Vista l'importanza che riveste tale linea per il porto di Voltri e per
un eventuale trasporto di High-Cube e
visto che già sette chilometri della tratta Genova-Ovada,
peraltro in galleria (Galleria del Turchino), fra Mele
e Campoligure, sono a doppio bianrio, tale intervento dovrebbe assumere
carattere di priorità. Va inoltre
rimarcata l'importanza che la Voltri-Ovada riveste al servizio del
futuro interporto di Alesssandria e la sua
importanza "internazionale" (è una free-way europea) di
accesso alla Novara-Domodossola-Sempione-Lotschberg,
presentando così i vantaggi di una maggiore
prossimità alle zone di destinazione dei traffici e di una
migliore
integrazione con il sistema dei valichi alpini.
La linea del Sempione è una delle più importanti
per i traffici internazionali in quanto la Svizzera prevede
altresì di costruire entro il 2004 il tunnel di base del
LOTSCHBERG: 37 chilometri di galleria per una durata
complessiva dei lavori di 6 anni.
In caso di raddoppio la potenzialità della linea potrebbe
salire a 140/200 treni al giorno (a seconda dei lavori
che vi si vogliono fare). La linea è oggi impegnata da 71
treni. Anche evitando di prendere in considerazione che
24 di queste tracce sono treni straordinari, pertanto saltuari, e
lasciando pur perdere le frequenti soppressioni,
che su statistiche giornaliere (vedi modelli M42) ne
aumenterebbero notevolmente la potenzialità, la linea
sarebbe in grado di ospitare ancora da 70 a 130 treni/giorno per un
trasporto annuo di containers in entrata e in
uscita pari a 1.176.000-2.293.000 TEU.
Il che porterebbe la potenzialità di offerta per il porto di
Genova (considerando che alla ferrovia si vuole
assegnare il 50% dei trasporti) all'anno 2044 nell'ipotesi peggiore e
al 2059 nella migliore con una vasta gamma
di situazioni e di ipotesi che viaggiano in quest'arco di tempo.
5.3 Le opere in corso
5.3.1 La "Bretella" di collegamento del Porto di Voltri con la
Genova-Ovada.
Tale bretella, permetterà l'uscita veloce del traffico merci
dal porto di Voltri ed, in un primo momento,
l'istradamento dei treni sulla Genova- Ovada; quindi, con ulteriori
lavori di allaccio, anche sulla Succursale
dei Giovi. Il porto di Voltri potrà così aprirsi
sulla pianura padana sia tramite Alessandria, sia tramite
Arquata. Inoltre, collegando la bretella alla Succursale dei Giovi,
nelle due direzioni si avrebbe la possibilità
di istradarvi i convogli per il ponente liberando così
l'attuale linea litoranea fino a Voltri che potrebbe
essere prevalentemente dedicata ai convogli regionali ed urbani.
5.3.2 L'adeguamento della linea alla nuova sagoma "cinematica"
internazionale.
Tali lavori, assolutamente necessari per una linea che in Europa viene
considerata privilegiata, saranno
funzionali all'istradamento dei contenitori a sagoma grande (high-cube).
6. La Savona - Torino
6.1. Il raddoppio fra S. Giuseppe di C. e Ceva
Tale intervento realizzerebbe il potenziamento di un valico importante
al servizio del porto di Savona, creando
un'alternativa su Torino, Modane oppure Novara e il valico di
Domodossola. Potrebbe anche interessare il Comune
di Millesimo, importante centro della Valle Bormida. Attualmente la
linea Savona-S. Giuseppe di Cairo è percorsa
da 32/33 treni viaggiatori, 8-9 merci ordinari e ha la
possibilità di contenere 36 merci straordinari. Il
raddoppio del tratto fino a Ceva potrebbe aumentarne la
potenzialità di tracce su Torino per il Valico di Modane.
Inoltre la linea interconnette a S. Giuseppe di Cairo con la
Acqui-Alessandria che permette l'istradamento dei
treni sulla Novara-Domodossola-Sempione. Pertanto non è da
trascurare la sua importanza per il porto di Savona in
quanto la Savona S.Giuseppe di Cairo svolge un servizio su due
importanti direttrici di traffico internazionale:
la Torino-Modane e l'Alessandria-Novara-Domodossola-Sempione.
Le portate dei treni sulla Savona S. Giuseppe di Cairo
Il tratto più impegnativo lungo la via Altare si trova tra
Savona e Altare con 500 tonnellate di prestazione per
un locomotore 633.
Quello a maggior pendenza nella via Ferrania, tra Savona e Ferrania,
impegna un 633 con 580 tonnellate di portata
massima.
In questi casi, data la scarsa lunghezza delle tratte a maggior
pendenza, una doppia trazione (se ci fossero
locomotori e personale disponibile) potrebbe raddoppiare le portate e,
considerando un peso lordo medio per carro
di 45 tonnellate, consentire il transito a treni composti da 22 a 26
carri a 4 assi (66 a 78 contenitori TEU per
594 -702 tonnellate di merce).
6.2 Il raddoppio delle due tratte in salita fra Savona e San Giuseppe
di Cairo.
Tale intervento porterebbe la potenzialità della linea a 300
treni al giorno (150 sulla via Altare e 150 sulla
via Ferrania) i quali, raggiunto S. Giuseppe potranno essere istradati
o verso Alessandria o verso Torino. Oggi
le due tratte sono coperte da un impegno di 155 treni ( di cui,
comunque, ben 72 sono "straordinari merci").
Pertanto avremmo una potenzialità residua delle due tratte
di circa 145 treni pari ad una capienza di trasporto
annuo fino a San Giuseppe di 2.900.000 TEU nel caso non si utilizzasse
la doppia trazione, oppure di 5.800.000
nel caso di utilizzo della doppia trazione.
A S. Giuseppe l'istradamento può avvenire o verso
Alessandria (per Novara, Domodossola e il Sempione) o verso
Torino 8per Modane.
La linea diventa ancora più interessante a seguito degli
interventi previsti per il porto di Savona.
L'Autorità portuale di Savona ha individuato una serie di
interventi di potenziamento delle strutture portuali:
* Si parla di terminal Multipurpose per poter accogliere navi
più grandi
* Terminal rinfuse solide per navi di grande pescaggio
* Terminal Ro-Ro
* Sono previsti collegamenti a mezzo treni Shuttle tra il porto e i
parchi del retroterra.
7. La linea Parma-La Spezia (Pontremolese)
7.1 Il raddoppio e il previsto potenziamento della linea
La linea collega La Spezia con Parma, l'Emilia, la pianura Padana e il
valico del Brennero. È stata oggetto di
recenti opere infrastrutturali: galleria Serena e nuova stazione di
Aulla. In seguito le opere furono abbandonate
perché ritenute "troppo care" da Lorenzo Necci e quindi per
mancanza di finanziamenti (quegli stessi
finanziamenti che, viceversa, venivano a quei tempi promessi a piene
mani per la faraonica AVF).
Con l'entrata in funzione del Terminal di Santo Stefano Magra e il
Piano Operativo Triennale dell'Autorità
Portuale, (ove si prevede, fra gli altri interventi, l'adeguamento dei
collegamenti ferroviari con lo scalo di S.
Stefano Magra)il porto di La Spezia assume ancora più
importanza.
E di conseguenza diventa importante anche la linea che gli è
più congeniale: la Parma-La Spezia (detta
Pontremolese).
Il raddoppio della linea consentirebbe ulteriori progetti di
ampliamento del porto e dell'interporto e alcuni
interessanti collegamenti su linee da ammodernare e potenziare: verso
Brescia, Verona, Brennero e i valichi di
Nord-Est.
Inoltre la linea Pontremolese interessa oggi la direttrice Tirrenica,
influendo positivamente sull'attuale
configurazione dei traffici Nord-Sud e sulla loro integrazione con i
sistemi portuali interessati. Sulla linea
passa oggi il corridoio Ti-Bre ossia il collegamento privilegiato dal
sistema Tirrenico al Brennero. La linea
rappresenta il miglior collegamento tra i valichi alpini del Nord-Est e
i porti di Livorno Civitavecchia, Napoli,
Salerno, Gioia Tauro e Cagliari.
Secondo il "libro Bianco sul Trasporto delle Merci in Italia", nel '91
la sola provincia di La Spezia era
responsabile del 50% del volume di traffico merci in uscita dalla
Liguria e del 56% del volume in entrata.
Inoltre il porto di La Spezia movimentava nel 94 il 24% degli sbarchi e
il 47% degli imbarchi liguri grazie ad un
notevole incremento che dall'86 al 94 si attestava su divelli
decisamente superiori agli incrementi ottenuti dal
porto di Genova: per gli sbarchi l'11,3% di incremento contro il 5,4%
di Genova, per gli imbarchi il 91% di
incremento contro il 32% di Genova.
Inoltre, mentre nel porto di Genova la percentuale delle merci
mobilitate dalle FS era il 4,4% degli sbarchi e
l'11,7% degli imbarchi, nel porto di La Spezia tale percentuale si
elevava, nel 93, al 31% del volume del
traffico portuale e a 1/3 dell'intero interscambio ferroviario tra la
Liguria e il resto d'Italia.
Un eventuale proseguimento dei lavori sulla Pontremolese, con il
completamento del raddoppio e della galleria
Serena, porterebbe ad un incremento di tracce pari a circa 150 treni al
giorno pari a 1.400.000 TEU all'anno da e
per La Spezia e la Tirrenica.
Ove si realizzasse anche la galleria di valico che permette di ridurre
la pendenza della linea dal 27 ad un 5 per
mille, il potenziale di trasporto TEU da e per la Spezia salirebbe a
circa 2.400.000 pezzi
7.2 Il sistema interessato dalla Pontremolese
La Pontremolese è interessante non solo per il corridoio
TIBRE (Tirrenica-Brennero), ma anche per come può
interferire nel sistema padano (ove sono presenti numerosi interporti)
sia della linea Torino-Milano-Venezia, sia
della Torino-Piacenza-Bologna. Èsufficiente guardare una
cartina delle relazioni ferroviarie italiane per capire
questa sua importante peculiarità.
Non si capisce invece perché lo studio trasportistico nelle
connessioni fra rete ferroviaria padana e sistema
ligure ignora del tutto questa relazione. E la ignora anche nel
definire i collegamenti con i valichi alpini.
Forse teme la forte concorrenza della Pontremolese con il Terzo Valico.
In seguito, lo stesso studio, per fingere un po' di
obiettività nell'analisi del sistema cita i seguenti
interventi, senza tuttavia farli interagire con il sistema, come se le
linee interessate fossero di un altro
pianeta.
* Potenziamento infrastrutturale Parma-La Spezia (conclusione prevista
per il 2005);
* Corridoio multimodale TIBRE;
* Potenziamento del collegamento del porto di La Spezia con la
Pontremolese;
* Realizzazione del terzo binario fra Vezzano Ligure e La Spezia
Migliarino;
* Una serie di lavori di raddoppio di alcune tratte della Pontremolese,
adeguamenti tecnologici, ecc.
* Rinnovamento della linea ferroviaria Verona-Parma;
* Quadruplicamento della linea da Verona verso l'Austria;
* Tunnel di valico, ecc.
Ma tutti questi lavori rischiano di rimanere un'opera incompiuta se
sulla Pontremolese non si realizza la
galleria di valico che ne riduce la pendenza al 5 per mille: molto al
di sotto pertanto del 12 per mille del
Terzo Valico.
Tuttavia questo non si fa per non invalidare il Terzo Valico dove,
probabilmente il sistema clientelare politico-
imprenditoriale è molto più forte.
8. Il Nodo di Genova
Ma anche il Terzo Valico è un'opera incompiuta: che
sarà costata però un mucchio di soldi e un sacco
di disagi
alle popolazioni interessate dal suo tracciato.
Incompiuta perché se la sua funzione primaria è
quella di consentire treni all'Europea", (lo hanno affermato le
dirigenze FS) ossia convogli da 1.200 tonnellate e 60/70 TEU, a causa
del mancato adeguamento del nodo di Genova
potrà fare solo treni da 35 TEU.
Allora perché non dare la precedenza agli interventi sul
nodo il quale invece dovrà languire (pare) almeno fino al
2020? Perché questa fretta, che lascia indietro
lavori molto più importanti?
Per capire meglio i problemi del nodo proviamo ad analizzare:
8.1 Le caratteristiche del traffico ferroviario in Liguria
A questo punto per completare lo scenario informativo e analitico sui
collegamenti ferroviari da e per la Liguria
è opportuno chiarire quale sia la situazione del trasporto
passeggeri e del trasporto merci regionale,
interregionale e internazionale.
Il trasporto passeggeri in Liguria è particolarmente
penalizzato dalla concentrazione lungo la fascia costiera di
ingenti flussi di pendolarismo che trovano nei nodi urbani dei maggiori
centri costieri le aree di maggiore
problematicità; per la sovrapposizione del trasporto
metropolitano con quello delle linee a lunga percorrenza,
che devono oltretutto coesistere con i flussi di merci in entrata e in
uscita dai porti.
Il punto nevralgico (sia per i passeggeri che, come poi vedremo, per le
merci) è il nodo di Genova. Nel capoluogo
ligure la mobilità di un crescente pendolarismo, di breve o
brevissima percorrenza, da e verso i comuni
dell'entroterra e della fascia costiera, come dimostrato, ad esempio,
dai dati sull'incremento dei residenti nei
centri litoranei delle due riviere (13 comuni con una media di 10.000
abitanti) dove si registra, negli ultimi
anni, un incremento di circa 27.000 abitanti, pari ad oltre il 20%.
La risposta delle FS SpA in questi anni si è limitata al
tentativo di far passare in sotterranea i treni locali
in una delle stazioni cittadine, quella di Genova Porta Principe, nella
quale, oltretutto, si svolgono le
operazioni di inversione dei mezzi di trazione dei treni che da Milano
vanno verso Ventimiglia. I lavori per la
costruzione della stazione sotterranea di Porta Principe sono stati
conclusi nel 92, ma l'intervento non è stato
così risolutivo come si sperava.
Le FS hanno cercato di rispondere al forte incremento del pendolarismo
con l'introduzione di vetture passeggeri a
due piani, nel tentativo di compensare - fra l'altro - i disagi
dell'afflusso passeggeri in alcune stazioni dove
non è possibile allungare i marciapiedi.
Ma anche la transitabilità delle vettura a due piani crea
dei problemi, perché attualmente non tutte le gallerie
hanno una sagoma tale da consentire il passaggio di questo tipo di
vetture.
Se si passa ad esaminare il pendolarismo fra i maggiori centri della
regione e delle regioni limitrofe ci si
accorge che le percorrenze passeggeri sono nella media del trasporto
ferroviario italiano, ossia nel raggio dei
70/80 km.. Fra l'altro, la contrario di quanto sostenevano i tecnici e
i progettisti COCIV nei precedenti
progetti dell'Alta Velocità non esistono affatto flussi
giornalieri dell'ordine di decine di migliaia di
pendolari, che si muovono anche con mezzi alternativi alla ferrovia, da
e per i diversi capoluoghi di regione, o
da e per i maggiori centri piemontesi e lombardi.
I servizi ferroviari particolarmente qualificati ed efficienti, che
dovrebbero consentire di rilanciare il
turismo ligure, sono rimasti solo un vago desiderio e la finanziaria
1997 ha falcidiato le scarse risorse
destinate al trasporto locale. Le ferrovie, nonostante siano l'unico
sistema di mobilità collettiva sulle brevi
distanze in grado di competere con l'automobile, sono state fortemente
penalizzate. Il trasporto locale ligure è
destinato ad un drastico ridimensionamento, preannunciato dalla
soppressione di interi tratti di linee o di
porzioni importanti del servizio (come ad esempio, nel primo caso, la
soppressione della Cuneo - Ventimiglia e,
nel secondo, la cancellazione di 46 treni locali).
Nel settore delle merci, in Liguria ma anche nel resto d'Italia, sono
nate offerte di trasporto "porta a porta"
che hanno fatto dimenticare un modello secolare che si basava su un
sistema di passaggi e soste obbligate. Ormai
sono un ricordo del passato quelle funzioni di sosta, di manipolazione
e di scambio che hanno portato alla
costruzione dei porti-emporio.
Oggi queste funzioni non sono più attuali e si ragiona in
termini di trasporto intermodale, inteso come concorso
e coordinamento di più e diversi vettori (aereo, nave e
treno). Esso interviene sulle vecchie strutture portuali,
ridisegnandone strutture e compiti e presupponendo una seria e rigorosa
pianificazione dei programmi integrati di
sviluppo e di gestione. La rivoluzione dei container, ad esempio,
obbliga ad una programmazione dell'offerta dei
trasporti veloci che, invece di indicare una sola modalità,
valuti, sulla base del calcolo costi-benefici,
diverse scelte di percorso, di tipo di trasporto o di vettore.
Quindi emerge una nuova funzione di "transito" dei porti liguri (La
Spezia, Savona, Genova e Imperia), il cui
livello di efficienza e convenienza dovrebbe essere direttamente
proporzionale al modo in cui le strutture viarie
e ferroviarie saranno adeguate e potenziate e al modo in cui i
programmi di sviluppo e razionalizzazione saranno
armonizzati fra loro.
Invece di seguire questa logica, per il progetto di massima per il
Terzo Valico si tende a privilegiare una sola
linea, a scapito della pianificazione e razionalizzazione di un
efficiente sistema regionale integrato di
trasporti.
Ancora oggi, dal levante e dal ponente ligure, si riversa sull'unica
direttrice di valico Genova-Ronco Scrivia-
Arquata Scrivia, la stragrande maggioranza del traffico di tutti gli
scali portuali liguri: su 110-140 treni
merci, 50-60 sono in entrata o uscita dal porto di Genova, 30-40 da e
verso La Spezia e Livorno, 30-40 da e verso
Savona e oltre.
Questi dati confermano l'anomalia nazionale che vede l'80% del traffico
ferroviario concentrato sul 20% della
rete.
Ciò comporta, da parte delle istituzioni pubbliche
l'abbandono sistematico o la sottovalutazione dei progetti di
adeguamento e potenziamento (già definiti nei dettagli
esecutivi all'inizio di questo secolo) della rete
ferroviaria regionale esistente e delle direttrici di valico che
servono i porti di Savona e La Spezia nei loro
collegamenti con il Piemonte e l'Emilia-Romagna.
P.S. L'assurdo è che in Italia, dove si parla con grande
enfasi di AVF, abbiamo ancora una situazione, su 16.002
chilometri di linee esistenti così configurata:
- 5.878 km di linea non ancora elettrificati (il 37% circa);
- 10.012 km di linea ancora a binario unico (il 62,5% circa);
8.2 Gli interventi previsti sul nodo di Genova
L'allegato al "Protocollo di accordo fra il Ministero dei Trasporti, la
Regione Liguria, La provincia di Genova,
le F.S. S.P.A., la T.A.V. S.P.A. per la definizione del nuovo assetto
dei trasporti ferroviari nel Nodo di
Genova" "Nodo di Genova - Linee Guida", pubblicato nel marzo del 96 ha
previsto tutta una serie di interventi al
sistema dei trasporti della città di Genova.
Peraltro definiva tali interventi "non possibili (così si
voleva far credere) senza una linea ad Alta Velocità
Milano-Genova.
Ne citiamo alcuni:
- l'integrazione modale dei servizi di trasporto urbani e ferroviari
(gli svizzeri la fanno da anni);
- la bretella di Voltri;
- la banalizzazione delle linee di Giovi;
- il corridoio intermodale;
- la stazione "porta" di Voltri;
- il riordino degli impianti ferroviari di collegamento con il "porto
storico" di Genova;
- l'adeguamento delle gallerie della Succursale dei Giovi e
l'allacciamento alla bretella di Voltri;
- il quadruplicamento della tratta Voltri-Sanpierdarena per istradare
diversamente il traffico viaggiatori a
media e lunga percorrenza, nonché il traffico merci e il
traffico locale ponente-levante;
- l'adeguamento di sagoma e peso assiale delle linee "sommergibili" e
il riordino dei parchi ferroviari in ambito
portuale;
- la metropolitana;
- i parcheggi di interscambio;
- l'arricchimento degli impianti;
- la riqualificazione degli impianti della Val Polcevera;
- la riqualificazione di Brignole finalizzata
all'intermodalità con i servizi metropolitani e regionali;
- la tramvia della Val Bisagno;
- la riqualificazione di Principe, di Terralba e di Genova Rivarolo;
- l'interconnessione di Genova Sestri Ponente con l'aeroporto e con i
servizi di trasporto metropolitano;
- il parcheggi di interscambio di Genova Quarto; la Riqualificazione
del tratto litoraneo di Genova Nervi;
1.2.1.1 Che fine hanno fatto gli interventi sul nodo ?
9. Analisi dal punto di vista normativo
Alla valutazione ambientale del Terzo Valico abbiamo preferito
anteporre due analisi che sono ritenute
prioritarie in sede Europea, e, anche se in Italia sono trattate
più marginalmente, sono state comunque recepite
dalla nostra normativa.
Si tratta, come abbiamo visto,
a) della valutazione del grado di necessità ed importanza
dell'opera in un contesto di analisi dei costi e dei
benefici, dove i primi sono rappresentati dal costo economico
dell'opera e dal disagio ambientale e sociale e i
benefici derivano dalla dimostrazione di quanto l'opera sia, per la
collettività più o meno irrinunciabile.
b) della dimostrazione delle alternative possibili in un contesto di
comparazione dei costi e dei benefici
dell'opera e delle alternative.
9.1 La normativa
L'art. 4, comma 3 del DPR 27 dicembre 1988 prevede:
"l'illustrazione da parte del committente dei risultati dell'analisi
economica dei costi e benefici nonché del
tasso di redditività interna dell'investimento".
La circolare 15326 dell'8 ottobre 1996 (Principi e criteri di massima
nella valutazione di impatto ambientale)
prescrive che:
"la VIA debba avere ad oggetto non solo i contenuti tecnici, ma,
altresì, quelli economici del progetto esaminato,
essendo di tutta evidenza che a parità, ad
esempio, di ripercussioni ambientali, il parere positivo
potrà
riguardare il progetto meno costoso, ovvero, a parità di
costi, quello avente minore impatto ambientale,
attraverso comunque, una analisi dei costi e dei benefici sociali in
rapporto ai costi ambientali".
Infatti, per quanto concerne la possibilità di scelte
diverse dal progetto in esame di VIA, la circolare sostiene:
"Rientra nell'ambito di valutazione proprio della VIA, il giudizio
circa la non accettabilità dello specifico
progetto, sotto il profilo ambientale, ove siano ipotizzabili scelte
diverse, ancorché la loro concreta
realizzazione richieda un intervento a monte sugli strumenti di piano e
di programmazione in atto".
Ciò significa che se un progetto non va bene sotto il
profilo ambientale è possibile:
- sia una scelta diversa di progetto: ossia il progetto è
radicalmente modificato, oppure l'opera viene fatta da
un'altra parte dove la capacità di carico ambientale
è maggiore (ad esempio, un'autostrada o una ferrovia vengono
fatte passare in un'altra vallata rispetto a quella scelta nel progetto
originale, oppure fatte passare in
galleria, ecc.);
- sia la cosiddetta "opzione Zero" per il progetto in esame di VIA
(significa che l'opera non si deve realizzare)
e la scelta di un'opera o una serie di opere del tutto diverse dal
progetto originario (ad esempio, anziché fare
un porto nuovo si sceglie di ampliare il porto esistente,
anziché fare una nuova linea ferroviaria si sceglie di
ammodernare e potenziare le linee esistenti, ecc.).
L'art. 2 dell'allegato III della Direttiva CEE 85/337 impone:
"la prospettazione delle principali alternative prese in esame dal
committente con l'indicazione delle principali
ragioni delle scelte sotto il profilo dell'impatto ambientale".
In particolare l'allegato III fa riferimento alle infrastrutture
lineari di trasporto (autostrade e ferrovie) e
prevede che:
"nella descrizione del progetto debba essere giustificata la scelta del
tracciato, non solo raffrontando la
soluzione prevista con altre alternative, ma evidenziando le
motivazioni della scelta in base a parametri di
carattere tecnico, economico ed ambientale".
In altri termini, se un progetto ha un pesante impatto occorre
dimostrarne un livello di necessità tale da poter
compensare il costo del notevole disagio ambientale e sociale con un
beneficio collettivo superiore. Se però
esistono delle alternative a minor impatto devono essere prese in
considerazione e vanno comparate nei loro
contenuti di costi e benefici con l'opera in esame.
Se l'opera ha un pesante impatto ambientale e un notevole costo
economico ma il beneficio che ne dovrebbe
derivare è perlomeno di dubbia entità e, non
solo, esistono anche delle valide alternative che a parità di
beneficio si offrono ad un costo economico ed ambientale inferiore:
…………..riteniamo che non ci
siano dubbi sulla scelta da fare.
ARQUATA - GAVI - VAL LEMME
Introduzione
Siamo semplici cittadini italiani che ritengono essere proprio diritto,
ma soprattutto proprio dovere, il fatto
di interessarsi al processo di approvazione di quelle "grandi opere"
che potranno sconvolgere la propria
esistenza. Non è certamente nostra intenzione scendere nel
dettaglio tecnico, consapevoli che a questo progetto
hanno lavorato e stanno tuttora lavorando fior fiore di professionisti,
anche se ciò può sembrare strano agli
occhi di una persona comune.
Osservazioni sull'impatto ambientale nei singoli territori attraversati
Comuni di Arquata S. e Val Lemme
Errori e discordanze
Pur leggendo solamente le relazioni generali e quelle riferite all'area
di nostra competenza abbiamo incontrato
giá un'infinità di errori e discordanze tra
diverse parti dello studio di COCIV; ció oltre ad evidenziare
l'approssimazione con cui sono stati redatti questi documenti, crea
forti perplessità sull'esattezza dei dati
presentati.
A puro scopo dimostrativo citiamo alcuni esempi:
La capacità attuale della tratta Genova-Arquata viene
stimata in 220 treni al giorno, ma nel dettaglio delle
linee esistenti viene indicata una capacità di 100
treni/giorno sulla via Busalla e di 180 treni/giorno sulla via
Mignanego (100+180=280 e non 220).
Volumi di scavo per ogni singolo cantiere operativo: la tabella
presente nella sintesi non tecnica riporta
917.486m3 nel C.O.P.2 "Castagnola" e 901.486m3 nel C.O.P.1 "Vallemme";
nel "Bilancio dei materiali da costruzione"
questi dati vengono invertiti.
Riferimenti cartografici completamente errati (es. Case San Diego
invece di Case Diego, Viale Cesare Poggi
traslato in Via Nazionale, Borgata Giacomazzi spostata in
Località Casa Marinara); nella descrizione delle
rotatorie previste in Arquata Scrivia si arriva persino ad indicare
nell'area sud del paese una "intersezione tra
la S.S.35, Via Roma e Via Serravalle" che in realtà non
esiste.
Indicazioni dei punti da cui sono state scattate le fotografie allegate
non rispondenti alle panoramiche
presentate.
Collocazione delle finestre
Premesso che il principale tratto in galleria si sviluppa a partire dal
camerone previsto al km 1+800 (nei pressi
di Fegino) e fuoriesce allo scoperto in località Moriassi
(Arquata Scrivia) al km 28+250, per ragioni costruttive
e di sicurezza èstata richiesta, come requisito progettuale,
la presenza di finestre di accesso intermedio ogni 4-
6 km.
Analizzando la collocazione di tali finestre osserviamo una
distribuzione piuttosto regolare lungo il tracciato
ad eccezione proprio della finestra Rigoroso, abbiamo infatti:
Finestra Polcevera al km 5+303
Finestra Cravasco al km 10+526 (5,223 km dalla precedente)
Finestra Castagnola al km 14+821(4,295 km dalla precedente)
Finestra Vallemme al km 17+730 (2,909 km dalla precedente)
Finestra Rigoroso al km 24+247 (6,517 km dalla precedente)
Possiamo notare immediatamente come a fronte della
prossimità delle finestre Castagnola e Vallemme si abbia poi
un tratto piuttosto lungo (oltre i 4-6 km indicati nei requisiti) privo
di finestre d'accesso. La presenza di
quelle due finestre ravvicinate può essere spiegata
rileggendo la storia dei precedenti progetti : inizialmente
avrebbero dovuto essere due cunicoli esplorativi dedicati allo studio
geognostico, ma COCIV si arrogò il diritto
di trasformarli in due gallerie vere e proprie, subendo in tal modo il
blocco dei cantieri da parte dei
Carabinieri e un'indagine ancora in corso da parte della Magistratura.
Sebbene tutto ciò debba far riflettere
sull'integrità morale dei dirigenti di COCIV e di coloro i
quali gli affidano lavori pubblici, dal punto di vista
strettamente progettistico potrebbe giustificare l'utilizzo delle
gallerie già realizzate.
Non riusciamo invece a individuare le motivazioni che hanno spinto a
posizionare la successiva finestra (a una
distanza superiore a quella richiesta) in località La Costa
a Rigoroso, né tantomeno troviamo conforto nella
recente storia del progetto; infatti il Ministero dell'Ambiente nella
pronuncia di compatibilità ambientale
emessa in data 5/9/2000 ritenne tale intervento "non compatibile con la
natura dei luoghi". Neppure gli stessi
progettisti sembrano avere troppe certezze in proposito visto che
rivelano "la necessità di indagare
ulteriormente al fine di approfondire la compatibilità
idrogeologica e geomorfologica".
L'unica spiegazione che possiamo ironicamente ipotizzare per
giustificare questa scelta sembra essere lo storico
accanimento delle Ferrovie italiane verso il paese di Rigoroso; forse
non si riteneva sufficiente il passaggio di
due linee ferroviarie sul ristretto territorio della frazione e
così oltre al tracciato sotterraneo si é voluto
regalare ai fortunati abitanti una finestra d'accesso con relativo
cantiere! Il tono scherzoso di questa
osservazione ci auguriamo non faccia sottovalutare i danni portati da
queste "ferite" inferte al tessuto urbano e
al pregio paesistico del luogo.
Finestra Val Lemme e Finestra Castagnola
Per quanto riguarda le finestre di servizio Castagnola e Val Lemme,
è d'obbligo tralasciare l'aspetto
strettamente ambientale per soffermarsi sulle vicende ad esse collegate.
Le gallerie vengono realizzate dal consorzio Cociv dal 1993 al 1998 a
seguito di una concessione per la
realizzazione di indagini geologiche tramite due "cunicoli esplorativi"
. Nel 1998, a seguito di un esposto
firmato da associazioni ambientaliste, i lavori vengono bloccati dalla
magistratura. Le indagini preliminari
effettuate dalla procura di Milano si sono concluse pochi mesi fa e si
è in attesa di ulteriori sviluppi.
L'accusa è di truffa aggravata ai danni dello Stato
poiché "le opere geologiche" previste come "indagini
suppletive" sarebbero state "nella realtà del tutto inutili
e produttive di danno ambientale" e poi il
"corrispettivo risulterebbe gonfiato in misura superiore al 100 per
cento".
Deposito Definitivo DP1 - Castagnola
Il sito è ubicato in comune di Fraconalto ed è
rappresentato dalla valle fluviale del Rio Traversa, affluente del
Torrente Scrivia. È previsto il deposito di 530.000 mc. di
smarino.
A tale proposito si riporta quanto affermato dal Ministero
dell'ambiente Commissione di VIA in data 5.09.2000: "
..il deposito di inerti Castagnola è ubicato in
un'area di pregevole valore naturale, dove sono previsti diversi
ecosistemi boscati, aree umide, ripari e torrentini che sarebbero
distrutti dal ritombamento, il recupero
previsto stravolgerebbe comunque i caratteri dell'area
artificializzandoli" e ancora "..sono da escludersi i siti
di deposito in aree naturali, boscate e interessate da formazioni
geomorfologiche peculiari (calanchi)
Deposito definitivo "La Costa" - Rigoroso
Immediata conseguenza della finestra di Rigoroso, ma non per questo
obbligatoriamente legato ad essa, il deposito
di materiale di risulta posto nel rio Lavandaia é
indubbiamente l'opera più incredibile (nell'accezione
negativa
del termine) riguardante il nostro territorio.
A seguito dei pareri negativi espressi in occasione della prima
presentazione di questo intervento, chiunque
abbia una minima conoscenza su questo argomento sarebbe stato pronto a
scommettere sullo stralcio di questa parte
di progetto e invece COCIV lo ha candidamente riproposto uguale al
precedente.
Ricordiamo che quest'ultima stesura del progetto avrebbe dovuto
rispondere alle indicazioni segnalate dalla
Commissione VIA del Ministero dell'Ambiente in data 5/9/2000, che a
questo proposito recitava:
"L'elevato valore paesaggistico e naturale del rio Lavandara e dei
calanchi fa ritenere non accettabile la
collocazione del deposito di inerti".
Mentre l'emerito Prof. Maifredi, studioso di geologia applicata,
segnalava:
"Oltre a distruggere un'area di interesse paesistico e naturalistico
per le sue caratteristiche morfologiche, il
posizionamento della discarica é tale da aggravare lo
squilibrio della valle".
Paesaggio caratteristico del Rio Lavandara dove verrebbe depositato lo
smarino
Ma é sufficiente prendere visione in loco della zona per
rendersi conto delle innumerevoli controindicazioni
ambientali e realizzative. Purtroppo i criteri scelti per effettuare lo
studio (reperimento della cartografia,
ricerca delle caratteristiche morfologiche e fisiografiche, utilizzo
dei parametri della curva di possibilità
climatica, determinazione delle portate di piena attraverso metodi
indiretti) non prevedono l'attività più
semplice e chiarificatrice : recarsi sul luogo di realizzazione.
Ció permetterebbe di evidenziare taluni aspetti
(conformazione del suolo, portata dei rii laterali, tipologia della
vegetazione) che non sempre vengono indicati
correttamente nella documentazione disponibile.
La sensazione che emerge dalla lettura delle pagine inerenti questo
argomento é quella di un tentativo di
produrre pacchi di carta contenente formule e grafici senza avere una
minima idea delle conseguenze della
soluzione prospettata; a dimostrazione di ciò riportiamo due
passaggi tratti dalla relazione idrologica e dalla
sintesi non tecnica, entrambi redatti da COCIV:
"La sistemazione idraulica del Rio della Lavandaia é stata
realizzata utilizzando i criteri dell'ingegneria
naturalistica al fine di ristabilire l'habitat che attualmente
caratterizza tale rio" (L.Marini)
"Analogamente nel cantiere di deposito presso frazione La Costa si
assiste all'inserimento di materiale derivante
dallo smarino nell'impluvio di un'area calanchiva. In questo caso
é evidente una netta modificazione dell'assetto
vegetazionale, con eliminazione di formazioni vegetali in particolare
lungo il rio, inoltre lo stravolgimento
dell'habitat potrebbe creare i presupposti per l'inserimento di piante
infestanti" (L.Schibuola)
Difficile credere che stiano parlando della stessa cosa!
Sito di Deposito DP2 Val Lemme
Il sito per il deposito dello smarino proveniente dalle finestre
Castagnola e Val Lemme e da un tratto della
galleria di valico è individuato nella ex cava Cementir, in
comune di Voltaggio, a ridosso del Torrente Lemme.
In alcuni elaborati (relazione idraulica e geologica) esso viene
denominato DP2, in altri RAP 1 (sito di
riqualificazione ambientale).
È previsto il deposito di mc. 2.100.000 di smarino in una
parete rocciosa a gradoni, di notevole pendenza, a
strapiombo sul Torrente Lemme.
Le osservazioni in merito a quanto riportato nel SIA riguardano la
genericità della descrizione dell'intervento:
vengono descritte in teoria le tecniche ingegneristiche da adottare, la
geologia e l'idrogeologia in generale, si
parla ampiamente delle fasi di semina delle varie specie arbustive,
arboree,ecc., ma non si fa cenno a come si
procederà in corso d'opera alla sistemazione dei materiali.
I rischi connessi a tale intervento sono elevatissimi sia per la
possibilità di inquinamento ed intorbidimento
delle acque, sia per il verificarsi di frane che potrebbero determinare
l'occupazione dell'alveo del fiume ed il
conseguente straripamento.
Intercettazione di falde acquifere
In un'epoca in cui la società inizia a prendere coscienza
del sempre più diffuso "problema idrico" appaiono
particolarmente gravosi i rischi di intercettazione e prosciugamento di
sorgenti di acqua potabile.
Nonostante in precedenti documenti prodotti da Comitati e Associazioni
venivano indicate le numerose prese di
captazione presenti nel territorio di Borlasca-Rigoroso che forniscono
per caduta (quindi con ridotto grado di
vulnerabilitá) acqua di buona qualità ai locali
acquedotti; anche nella nuova edizione del progetto viene
ribadito che "lo stato della documentazione a disposizione non ha
permesso un lavoro di censimento dettagliato
dei punti d'acqua" ossia non ha permesso proprio l'integrazione tecnica
puntualmente richiesta dal Ministero
dell'Ambiente.
E di fronte a precise disposizioni in materia di risorse idriche tese a
riconoscere le acque superficiali e
sotterranee come patrimonio pubblico e ambientale da salvaguardare
anche per il futuro, il commento di COCIV sul
rischio di perdere la nostra acqua é stato:
" per le sorgenti di Borlasca e quelle del Monte Zuccaro é
stata valutata una probabilità elevata di
interferenza".
Ciò è totalmente in contrasto con la normativa di
riferimento, ossia la legge Galli n° 36 del 5.01.1994 -
Disposizioni in materia di risorse idriche.
Per la loro importanza riportiamo di seguito i principi generali:
Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non
estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono
una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo
criteri di solidarietà.
Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le
aspettative e i diritti delle generazioni future a
fruire di un integro patrimonio ambientale.
Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle
risorse per non pregiudicare il patrimonio
idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna
e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e
gli equilibri idrologici.
Sottolineiamo come le sorgenti di Borlasca-Rigoroso, pur essendo
soggette a notevoli variazioni di portata
stagionali (15-30 litri al secondo) siano in grado per buona parte
dell'anno di soddisfare il fabbisogno idrico
dell'intero Comune di Arquata Scrivia (circa 800.000 mc all'anno),
erogando acqua di buona qualità (è sottoposta
solo a lieve disinfezione rientrando ampiamente nei parametri previsti
dal DPR. 236/88) a ridotti costi di
produzione (viene distribuita per caduta) e con un bassissimo indice di
vulnerabilità in quanto per la natura del
territorio in cui sono ubicate, non risultano assolutamente soggette ad
inquinamento di tipo chimico.
Alla luce degli avvenimenti di seguito riportati, questa è
una qualità di vitale importanza: il 25/06/2002 un
camion contenente fenolo a causa di un incidente ha riversato il suo
contenuto nel torrente Scrivia, nei pressi
di Ronco: Arquata e Serravalle non hanno subito l'emergenza idrica che
ha portato la città di Novi L. alla
chiusura degli acquedotti proprio grazie all'esistenza di queste fonti
ed ai pozzi della Val Borbera.
La compromissione delle sorgenti di Borlasca/Rigorosocomporterebbe
necessariamente per il Comune di Arquata
Scrivia la ricerca di fonti di approvvigionamento alternativo
difficilmente equiparabili, dal punto di vista
qualitativo / quantitativo alla realtà esistente. Per quanto
riguarda l'eventuale utilizzo delle acque drenate
dalle gallerie, se è problematico durante la fase di
esercizio (basti pensare alle esigenze del soggetto gestore
di accedere liberamente alle condotte per espletare, con impiego di
uomini e mezzi, le attività manutentive
ordinarie e straordinarie) è assolutamente improponibile
durante la fase di realizzazione la cui durata è
prevista in almeno 8 anni .
Per sopperire alle probabili ingenti perdite occorrerebbe,
preventivamente all'opera, costruire un nuovo tratto
di acquedotto per garantire la continuità della fornitura.
Anche in questo caso è facile prevedere che tali costi
andrebbero a gravare sulla spesa pubblica, ma l'aspetto più
inquietante potrebbe risultare la mancanza di
sorgenti alternative in grado di sostituire quelle perdute.
Discorso a parte va fatto per le sorgenti del Monte Zuccaro che
alimentano l'abitato di Sottovalle (frazione di
Gavi): per la collocazione altimetrica dell'abitato sarebbe complicato
ed estremamente oneroso costruire ed
utilizzare un eventuale acquedotto alternativo, poiché
sarebbe necessario pompare l'acqua che allo stato attuale
è invece distribuita per caduta.
La portata delle sorgenti di Borlasca-Rigoroso-Sottovalle è
di 1.000.000 di metri cubi/anno.
I lavori di disalveo dello Scrivia e della costruzione della pista
lungo il torrente comprometterebbero
sicuramente anche un'altra fonte di approvvigionamento idrico, ossia il
pozzo denominato di via della Barca,
sempre in Comune di Arquata Scrivia, situato a valle del ponte di
Vocemola, che fornisce 700.000 metri cubi/anno
di acqua di buona qualità.
Infatti per tutta la durata dei lavori si prevede una situazione di
torbidità dell'acqua, peggiorata anche
dall'affluenza di altri rii contaminati dalla vicinanza dei cantieri,
con il rischio di inquinamento da
idrocarburi, cemento
ed altra sostanze, che renderebbero il pozzo inutilizzabile.
Se si considera che la rete idrica, gestita da ACOS spa, risulta
interconnessa da Rigoroso fino a Pozzolo
Formigaro per un totale di circa 12.500 utenti e 45.000 abitanti, il
pericolo che si corre è che se ad Arquata S.
dovesse mancare l'apporto delle fonti di cui sopra (1.700.000 mc/anno)
avrebbero difficoltà di approvvigionamento
tutti i comuni a valle.
Si fa presente che le restanti fonti di approvvigionamento dell'ACOS
spa, a parte i pozzi della Val Borbera, sono
ubicati a Bettole in comune di Novi Ligure nel torrente Scrivia e
derivano da una falda collinare che si sviluppa
tra Serravalle e Novi che risulta a serio rischio di compromissione per
il rischio di inquinamento dato dalla
presenza di olii o scarichi dati dai cantieri.
Da tutto quanto sopra esposto, soltanto per il rischio connesso alla
distruzione delle fonti idriche, l'oro blu,
il progetto del Terzo Valico risulta totalmente incompatibile con il
territorio che attraversa.
Disalveo del torrente Scrivia
Dagli elaborati progettuali si evince che è previsto il
disalveo del torrente Scrivia in comune di Arquata
Scrivia a partire dal Ponte di Vocemola verso la sorgente per una
lunghezza di circa 1800 mt. Il volume del
materiale da estrarre risulta di mc. 1. 300.000 (pag. 3 relazione
illustrativa geologico - geotecnica), ma negli
elaborati grafici viene indicata una quantità di mc. 700.000.
Tale intervento risulta totalmente inammissibile in quanto nella
suddetta area è stato già effettuato analogo
prelievo nell'estate 2002.
In tutta l'area e anche a valle si paga continuamente il prezzo di
continui interventi analoghi effettuati nel
corso degli anni:
il ponte di Vocemola ha subito più volte cedimenti dovuti al
prelievo massiccio,anche abusivo, di inerti;
la riva sinistra del torrente Scrivia presenta gravi situazioni di
degrado e frane causate dall'erosione delle
acque; un intervento simile peggiorerebbe ulteriormente la situazione
già grave della zona in frazione Rigoroso,
compromettendo anche i lavori in corso attualmente per la messa in
sicurezza di Borgata Spezia, che in parte è
già franata nel fiume;
il ponte di collegamento tra Arquata S. e Vignole Borbera, ha subito
nell'autunno 2002 il cedimento di un pilone
centrale, non interessato dall'erosione delle acque, proprio a causa
dei prelievi indiscriminati; non è ancora
stato ripristinato con gravissime conseguenze sul traffico tra Isola
del Cantone e Serravalle Scrivia, in
particolare di mezzi pesanti, che non possono più
raggiungere il casello autostradale di Vignole B.ra.
Il disalveo di una così vasta area, che determinerebbe un
cambiamento notevole anche nella vegetazione presente e
sulla ricchissima fauna migratoria, sarebbe causa quindi di danni
ingenti su tutte le opere d'arte a valle, sulle
scarpate, ed inoltre diminuirebbe drasticamente il potere drenante del
greto del fiume con conseguente
accelerazione della velocità delle acque in caso di eventi
alluvionali.
L'intervento, come specificato nel paragrafo riguardante le sorgenti
idropotabili, causerebbe un intorbidimento
dell'acqua in alveo con probabile impossibilità di
emungimento del pozzo gestito dall'ACOS spa denominato di Via
della Barca.
Pertanto si ribadisce la sua inammissibilità.
Volumi di traffico
Il progetto del Terzo Valico ha una ricaduta su gran parte
dell'alessandrino, anche sulle zone non direttamente
interessate dal tracciato e dalla cantierizzazione, per quanto riguarda
l'impatto prodotto dal traffico veicolare.
Già allo stato attuale nella fascia di territorio compresa
tra Isola del Cantone, percorrendo la SS 35 dei Giovi,
la 35 bis verso Pozzolo e la strada che da Serravalle conduce a
Tortona, si rileva un traffico elevato, che rende
la situazione della viabilità fortemente critica.
In particolare, analizzando lo stato attuale, si evincono le seguenti
problematiche:
* elevato transito di camion nel tratto Isola del Cantone - Serravalle
Scrivia causato dal cedimento di un pilone
del ponte di Vignole Borbera e conseguente impossibilità di
raggiungerne il casello autostradale;
* intasamento quotidiano nell'abitato di Serravalle Scrivia durante le
ore di punta determinato
dall'inadeguatezza dell'infrastruttura viaria e
dall'impossibilità di un adeguamento;
* intasamenti tra Novi Ligure e Serravalle Scrivia causati dalla
presenza dell'Outlet e dei lavori di costruzione
di altri centri commerciali di dimensioni colossali. La Provincia di
Alessandria per ovviare in parte al problema
ha previsto la costruzione di una bretella tra la SS 35 e la SS 35 bis
con annessa viabilità tra Novi L. e
Serravalle S. In questa zona - interamente "occupata" da cantieri,
capannoni, rotonde e strade - è previsto
l'inserimento del tracciato del Terzo valico, del campo base Novi
Ligure (CBP5), del cantiere operativo Novi
Ligure (COP7) e del cantiere operativo Pernigotti (COP6);
* traffico elevato in direzione Tortona per la presenza di zone
industriali e di alcuni cantieri aperti ad esse
connessi.
* Infrastrutture dissestate dalla SS 35 dei Giovi verso la Val Lemme,
in particolare nel tratto tra Gavi e
Voltaggio a causa dei cantieri per la realizzazione di un acquedotto, e
dal conseguente traffico di mezzi pesanti.
In questa realtà caratterizzata da un traffico vicino al
collasso a causa della presenza di numerosi cantieri e
nella previsione di apertura di altri, si inserisce il progetto del
Terzo Valico.
Esso prevede l'adeguamento di alcune strade e la realizzazione di altri
tratti, ma non prende in considerazione
il tempo necessario a tali interventi che in molti casi sono faraonici
(basti pensare alla sola galleria della
Crenna, da costruire ex novo, avente lunghezza di 220 metri, o
all'adeguamento della Castagnola, che si sviluppa
per 10 Km in zona montuosa in frana) durante l'esecuzione dei quali la
viabilità attuale verrà interessata
direttamente da ulteriori cantieri.
I principali flussi di traffico si avranno da e verso i cantieri per
l'approvvigionamento di materiali e per lo
spostamento degli operai dai campi base che non sono posti nelle
vicinanze.
I dati sui traffici riportati nell'elaborato "Bilancio dei materiali da
costruzione per la realizzazione della
linea - relazione" prevedono l'utilizzo di autocarri con portata di 32
tonnellate per un periodo medio di 22
giorni/mese considerando il numero di viaggi/giorno (cioè 2
transiti) distribuiti nell'arco delle 24 ore. Ciò
determina i seguenti flussi di mezzi:
Cantiere
Numero viaggi
COP1 Val Lemme
104
COP2 Castagnola
72
COP3 Rigoroso
128
COP4 Moriassi
38
COP5 Libarna
56
COP6 Pernigotti
75
COP7 Novi L.
38
COP8 Interconnessione
113
COP9 S. Bovo
74
COP10 Gerbidi
34
Tali dati risultano incongruenti con quanto riportato a pag. 161 della
relazione "Prime indicazioni e
disposizioni per la stesura dei Piani di Sicurezza" in cui si afferma
che il traffico andrà limitato ai giorni
feriali ed alla fascia oraria dale 7,00 alle 20,00 (e non nell'arco di
24 ore).
Questi flussi di mezzi, a cui si devono aggiungere i viaggi del
personale, dei rifornimenti per i campi base,
ecc., causeranno inevitabilmente:
* considerevole aumento dell'inquinamento atmosferico con rischio del
blocco totale del traffico per
l'adeguamento ai parametri di legge in materia di polveri fini;
* rischio di maggior inquinamento idrico e del suolo dovuto al
dilavamento delle strade che possono contenere
idrocarburi o a potenziali incidenti;
* maggior rischio di incidenti stradali e potenziale pericolo per i
pedoni nei numerosi centri abitati
attraversati;
* inquinamento acustico;
* impossibilità di spostamenti agevoli in quasi tutto il
territorio della Provincia di Alessandria.
Alla luce di quanto sopra esposto, tali impatti risultano alti e
difficilmente mitigabili.
Viabilità
Per la cantierizzazione della tratta A.C./A.V. Milano-Genova sono
progettati numerosi e massicci interventi di
modifica od adeguamento della viabilità esistente.
In Regione Piemonte sono previsti i seguenti lavori:
* adeguamento di un tratto della S.P. n. 161 della Crenna, con
realizzazione di una nuova galleria;
* adeguamento della S.P. 163 della Castagnola;
* interventi di sistemazione della S.P. n. 160 di Val Lemme;
* sistemazione di intersezioni viarie sulla viabilità
impegnata dai mezzi di cantiere in Comune di Arquata
Scrivia;
* nuova viabilità di collegamento tra le aree del cantiere
base di Arquata Scrivia e del cantiere operativo di
Rigoroso;
* viabilità di accesso all'area di cantiere di Rigoroso.
Tali interventi risultano molto impegnativi sia da un punto di vista
economico che dal punto di vista della
realizzazione : allargamento di strade, realizzazione di molti muri di
contenimento e palificazioni, opere di
contenimento frane, nuovi ponti di luce elevata, una nuova galleria,
rotonde,ecc.
Nel SIA non vengono presi in considerazione gli oneri derivanti
dall'esecuzione delle opere, nè i tempi necessari
allo svolgimento degli stessi, e neppure gli impatti da essi prodotti
sull'ambiente, sui centri abitati, sul
traffico.
Viabilità di cantiere lungo il torrente Scrivia nel comune
di Arquata Scrivia
Questo tratto di strada di nuova realizzazione servirebbe al
collegamento tra il campo base in zona Piaggio e la
zona di disalveo nel torrente Scrivia.
Il progetto presentato presenta alcune criticità.
In primo luogo al di sotto del ponte di Varinella verrebbe ristretta
l'area di deflusso del Torrente, che in quel
punto presenta già un restringimento naturale, con
potenziali pericoli in caso di alluvione.
Non viene considerata la previsione del P.R.G.C. e del Piano
Territoriale Provinciale di realizzare tra il ponte
di Vocemola e Varinella un Parco Fluviale, pertanto tale area risulta
essere protetta.
Gli interventi per la costruzione della sede stradale causerebbero in
alcuni tratti la distruzione della
vegetazione presente con inevitabili conseguenze sull'ecosistema e sul
flusso dei numerosi uccelli migratori
presenti in vari periodi dell'anno.
Una pista in prossimità di un corso d'acqua causa il rischio
concreto di inquinamento da idrocarburi che
potenzialmente potrebbero riversarsi in alveo per incidenti o a causa
del dilavamento da parte delle
precipitazioni meteoriche non opportunamente raccolte e convogliate in
fognatura.
Alcune delle opere in progetto, come sottolineato dai progettisti
stessi, sono soggette ad immersione in caso di
eventi alluvionali; non viene specificato quali siano i tratti di
viabilità alternativi in caso di eventi
meteorici significativi e prolungati, pertanto se ne deduce che il
traffico andrebbe a riversarsi sulla viabilità
ordinaria con gravi conseguenze.
Un tratto della pista ricadrebbe in Zona di Tutela assoluta rispetto al
pozzo Idropotabile di via della Barca.
L'ultimo tratto della nuova pista attraversa campi coltivati causando
una frammentazione degli stessi ed un
aumento dell'inquinamento.
Pertanto così come progettata tale soluzione non risulta
accettabile.
Strada di accesso al cantiere della "Finestra Rigoroso"
Al fine di consentire l'accesso al cantiere di Rigoroso, è
previsto un intervento sulla viabilità consistente
nell'allargamento di tratto di strada comunale e tratto di strada
privata esistenti e dalla realizzazione ex-novo
di mt. 400 circa.
Il primo tratto attualmente è costituito da strada asfaltata
di circa mt. 2,00 di larghezza che mette in
comunicazione la SS.35 dei Giovi con la Borgata Cà Bianca.
Il secondo tratto, che ha inizio all'incrocio con le strade per le
Borgate Giacomassi, Casa Diego, Casa Marinara,
è costituito da strada privata in ghiaia di Villa Il Poggio,
di larghezza mt. 1,50 circa.
Il terzo ed il quarto tratto attraversano aree ad uso agricolo a cui
attualmente si accede da strada in terra
battuta costeggiante la ferrovia (terzo tratto) o dalla borgata La
Costa (quarto tratto).
La strada in progetto(ad esclusione della parte di collegamento tra il
cantiere ed il deposito di smarino) ha una
larghezza di mt. 8,00 per le due carreggiate, a cui vanno aggiunti i
muretti di contenimento e le cunette, per
cui in alcuni tratti si raggiungono i dieci metri.
Tale infrastruttura verrà mantenuta anche dopo l'ultimazione
dei lavori.
Dall'analisi degli elaborati si evince come l'impatto di tale opera sia
elevato e permanente.
Si sottolinea quanto segue:
in fase progettuale non è stato considerato l'incrocio che
conduce alle borgate Casa Diego, Cà Bianca, Giacomassi,
Il Poggio, Casa Marinara. Già allo stato attuale
esso risulta pericoloso a causa della scarsa visibilità; i
flussi continui di camion accentuerebbero questa caratteristica
rendendo anche gravoso per gli abitanti il
raggiungimento delle borgate.
L'intera infrastruttura risulterebbe in molti casi a ridosso di
abitazioni, che si vedrebbero danneggiate da
rumore, vibrazioni ed inquinamento dell'aria causati dal traffico di
veicoli pesanti. Ciò si verificherebbe
soprattutto per le borgate Cà Bianca, Giacomassi, Casa
Diego, La Costa, ma vista l'ubicazione, ne risentirebbe
tutta la frazione.
Il secondo tratto si colloca al di sotto di una villa d'epoca "Il
Poggio" ad elevato pregio storico-
architettonico; tale costruzione e la vasta area di pertinenza sono
attualmente oggetto di variante al Piano
Regolatore del comune di Arquata S. in previsione della realizzazione
di una casa di riposo. L'impatto della
strada e del traffico non sono assolutamente compatibili con tale
previsione.
Il terzo tratto taglia in due parti alcune aree ad ottimo utilizzo
agricolo, causandone una frammentazione
permanente e rendendole soggette a maggior rischio di inquinamento.
Nell'area di cantiere non vengono considerate le strade vicinali
presenti che la nuova andrebbe ad intersecare;
fra queste la via Postumia.
I ponti e gli attraversamenti di nuova realizzazione utilizzano come
materiale il cemento armato; oltre ad essere
fortemente impattanti in una zona ad elevato pregio paesaggistico, in
un caso interferiscono con un ponte
esistente risalente agli anni '20, interamente in mattoni e di un certo
valore architettonico.
Il Poggio
Pertanto si ritiene questa nuova infrastruttura, date le dimensioni,
l'ubicazione che la renderebbe visibile da
tutto il paese, incompatibile con l'assetto urbanistico della frazione
di Rigoroso poiché ne accentuerebbe in
modo irrimediabile la frammentazione rappresentando più una
frattura che un mezzo di unione fra due luoghi. Basti
pensare che ha dimensioni maggiori della Strada Statale. Essa
è pensata esclusivamente a misura di camion e di
cantiere, senza considerare l'impatto sul paesaggio e sulla vita delle
persone, impatto che resterebbe anche ad
ultimazione dei lavori.
Aree ad utilizzo agricolo
Adeguamento di un tratto della S.P. 161 e nuova galleria della "Crenna"
Il tratto stradale di cui è previsto l'adeguamento parte
dall'innesto della Provinciale con la SS 35 dei Giovi
fino ad arrivare, in direzione Gavi, alla Località Fabbrica
per una lunghezza complessiva di circa 2.900 mt.
Tale intervento prevede l'allargamento della sede stradale, attualmente
variabile da un minimo di mt. 7,00 ad un
massimo di mt. 8,50, a mt. 10,50 ed alla costruzione di una nuova
galleria poiché quella esistente risulta troppo
stretta e non transitabile contemporaneamente da due automezzi pesanti
in direzione opposta.
L'allargamento dell'infrastruttura viaria non migliora sensibilmente le
condizioni della medesima in quanto il
tracciato è, e resta estremamente tortuoso e con notevole
pendenza e ciò è accentuato dall'andamento plano-
altimetrico della nuova galleria. Inoltre il versante del monte del
primo tratto è stato interessato in passato
da eventi franosi.
L'utilizzo di questa strada per il traffico di mezzi pesanti,
nonostante gli onerosi interventi in progetto,
rende pericoloso il transito per l'elevato rischio di incidenti e per
gli abitanti dei centri attraversati.
L'adeguamento termina con il rifacimento del ponte sul torrente
Neirone, ma non si tiene minimamente in
considerazione l'incrocio già pericoloso con la strada che
conduce alla frazione Pratolungo.
Pertanto si ritiene che le suddette opere, funzionali soltanto alla
larghezza dei camion, fatta eccezione per la
nuova galleria, non migliorino in modo significativo la
viabilità.
Adeguamento Della S.P. n. 163 Della Castagnola
La S.P. n. 163 collega la SS 35 dei Giovi all'interno dell'abitato di
Borgo Fornari con la S.P. 160 di Val Lemme
in prossimità di Voltaggio. Ha una lunghezza di poco
più di 10 Km, e caratteristica prevalente non di strada
collinare come ritenuto dai progettisti, bensì montana. Si
inserisce in un contesto caratterizzato da un grave
dissesto idrogeologico generalizzato, che culmina nella grossa frana
della "Carbonasca" nelle vicinanze di
Voltaggio. La strada si presenta tortuosa e di sezione ridotta,
assolutamente inadeguata al transito di mezzi
pesanti. I numerosi interventi svolti in passato al fine di contenere
gli eventi franosi si sono rivelati del
tutto inutili anche se il transito è sempre stato modesto e
di certo nemmeno lontanamente dell'intensità prevista
dai progettisti.
Il progetto di adeguamento presentato nel SIA risulta improponibile a
causa della portata degli interventi
necessari, che, vista la morfologia del terreno, sono da ritenersi
addirittura faraonici: infatti si prevede la
costruzione di numerosissimi muri di sostegno (fino ad 8,00 mt. di
altezza), palificazioni, gabbionate, solette a
sbalzo carrabili, ecc. E nonostante ciò, in alcuni tratti
risulta impossibile l'adeguamento alla categoria C2
della normativa stradale e pertanto si prevede la semplice asfaltatura.
Inoltre vengono intercettate le fasce di esondazione del rio Traversa
con gravi rischi di inquinamento da
idrocarburi in caso di incidente o per il dilavamento delle acque
piovane.
Pertanto si ritiene che l'utilizzo della SP 163, visti gli oneri
derivanti dagli interventi in progetto, che non
sono bilanciati da un utile corrispettivo in termini di miglioramento,
sia del tutto improponibile.
Interventi di sistemazione della S.P. 160 di Val Lemme
La S.P. 160 è situata nel fondovalle del Torrente Lemme ed
unisce Voltaggio a Gavi attraversando l'abitato di
Carrosio.
Gli interventi previsti consistono, in generale, nell'allargamento
della sede stradale, con costruzione, ove
necessario, di muri di contenimento anche di dimensioni considerevoli.
Di una notevole rilevanza è la realizzazione di un nuovo
ponte in Loc. Maddalena di Gavi, previa demolizione
dell'esistente.
Anche in questo caso, come per gli interventi precedenti, si sottolinea
l'eccessiva onerosità in termini
economici e temporali.
Inoltre alcune criticità, di seguito elencate, non sono
state tenute in considerazione:
- la precarietà di un ponte nei pressi dell'abitato di
Carrosio che presenta cedimenti significativi (cavalcavia
del cimitero);
- l'intersezione con le numerose strade comunali nel centro abitato di
Carrosio, che si immettono nella
Provinciale con svincoli problematici sia dal punto di vista della
visibilità che delle dimensioni; il traffico
pesante aumenterebbe notevolmente il rischio di incidenti;
- poco al di sotto del manto stradale sono poste le tubazione degli
acquedotti di Gavi e Carrosio e la tubazione
del metano, che già in un recente passato hanno subito danni
a causa del transito di mezzi pesanti.
- Il passaggio adiacente l'abitato di Carrosio causerebbe un forte
inquinamento difficilmente mitigabile
considerata la vicinanza del traffico al paese.
Cantierizzazione
Considerazioni generali
Nel comune di Arquata Scrivia sono previsti 3 cantieri operativi (COP3
Rigoroso - COP4 Moriassi - COP5 Libarna )
e due campi base (CBP3 Arquata - CBP4 Libarna).
Essi insistono su aree al di fuori del centro abitato di Arquata
Scrivia, tuttavia sono ubicati a ridosso di zone
residenziali (Moriassi e Rigoroso) e industriali (Libarna).
In Val Lemme sono previsti due cantieri operativi (COP1 Val Lemme -
COP2 Castagnola), due cantieri base ( CBP1
Val Lemme - CBP2 Pian Dei Grilli) ed un cantiere di servizio (CSP3 Val
Lemme).
Essi sono ubicati nelle aree di cantiere già presenti nel
territorio a seguito della costruzione a metà degli anni
'90 di una parte delle finestre Val Lemme e Castagnola. Fa
eccezione il campo base Val Lemme, che verrà
istallato su due siti pianeggianti posti tra la SP 160 ed il Torrente
Lemme.
Il SIA si limita all'individuazione delle aree interessate ed alla
mitigazione dell'impatto acustico tramite
l'istallazione di barriere antirumore (impattanti da un punto di vista
visivo), rimandando alla progettazione
definitiva la risoluzione di problematiche serie riguardanti le opere
di urbanizzazione, principalmente relative
all'approvvigionamento idrico e agli scarichi domestici e industriali
derivanti dai campi base e soprattutto dai
cantieri.
In particolare :
data la richiesta d'acqua necessaria ai campi base per uso domestico e
ai cantieri sia per i servizi che per la
produzione di calcestruzzo ed il lavaggio dei mezzi di trasporto per
l'abbattimento delle polveri, c'è il rischio
concreto di compromettere, in particolare nei mesi di
siccità, il normale approvvigionamento lungo tutta la rete
idrica gestita da Acos spa e dell'acquedotto di Voltaggio.
Non vengono considerati gli impatti derivanti dalla realizzazione di
impianti di smaltimento reflui domestici ed
industriali, indispensabili poiché nelle zone in cui sono
ubicati i cantieri non sono presenti fognature
pubbliche; Gli scarichi potrebbero causare un impatto critico in
considerazione della qualità dei corpi idrici
ricettivi costituiti da corsi d'acqua di alto pregio inseriti nel
contesto appenninico e dove l'assenza di
torbidità risulta un parametro vitale per la
comunità biotica e quindi la qualità dell'acqua.
Gli scarichi
inoltre causerebbero un danno a corsi d'acqua rilevanti ed importanti
per l'approvvigionamento ad uso potabile,
come ad esempio lo Scrivia ed il Lemme. Tutto ciò risulta in
contrasto con la normativa vigente, ossia il D.L.
152/99 e successive modifiche, che si propone obbiettivi ambiziosi per
il miglioramento della qualità delle acque
entro pochi anni e non ammette il peggioramento di quelle aventi
già il grado di qualità elevata.
Non vengono indicate le modalità di raccolta e smaltimento
dei rifiuti solidi urbani.
Non viene tenuto in minimo conto l'impatto sociale che il progetto
potrebbe causare, sia dal punto di vista della
qualità della vita legato allo stress dato da traffico,
rumore, inquinamento, cementificazione, sia dal punto di
vista dell'inserimento di un numero elevato di addetti ai lavori con
rispettive famiglie in centri piuttosto
piccoli. Ciò potrebbe determinare carenze nei servizi e
nelle strutture di cui dispongono i comuni.
La cantierizzazione viene considerata un impatto temporaneo, ma alcune
opere ad essa collegata (nuove
infrastrutture, piste per atterraggio elicotteri, sottostazioni
elettriche) hanno un carattere definitivo e
irreversibile.
Per l'istallazione dei cantieri vengono occupati, in molti casi, gli
unici siti pianeggianti p